mercoledì 3 ottobre 2012

Il disastro ambientale a Gussago


PROSEGUE SENZA SOSTE LA DISTRUZIONE DEL TERRITORIO DI GUSSAGO



Nel 2010 il consigliere Bruno Marchina e l’intero gruppo di “Gussago Insieme”, allora all’opposizione, criticarono fortemente lo scempio che sarebbe derivato dal Piano urbanistico approvato dalla Giunta Lazzari e dalla sua maggioranza Lega – Pdl

Dopo aver riconquistato per la terza volta il Municipio, il Sindaco Marchina ha completamente dimenticato le sue contrarietà ed, anzi, ha abbracciato con entusiasmo la politica di distruzione del territorio gussaghese, a tutto vantaggio dei soliti speculatori edilizi.

La maggioranza “gialla” tornata ad amministrare il nostro Comune non ha fatto nulla per contrastare l’avanzata dei cementificatori.

Il Sindaco Marchina ed i suoi assessori non hanno revocato neppure uno dei tanti ambiti di trasformazione edilizia previsti dal P.G.T. voluto dai loro predecessori.
Anzi, vengono continuamente sottoscritte le più svariate convenzioni di urbanizzazione, persino quelle osteggiate (prima delle elezioni) dal gruppo “Gussago Insieme”.

Inoltre, il Sindaco neoeletto e la sua Giunta avallano, una dopo l’altra, mere operazioni immobiliari mascherate da iniziative produttive, con ulteriore consumo di suolo.

Hanno dimezzato gli oneri di costruzione a vantaggio delle zone commerciali e produttive, a scapito dei fondi programmati per fornire i servizi necessari ai gussaghesi.
Infatti, con tali scelte, l’Amministrazione Marchina sarà costretta a ridurre i servizi destinati ai nostri concittadini oppure a raddoppiare le aree da sacrificare alla speculazione edilizia.

Per questo, nel prossimo futuro potremmo assistere all’avvio di ennesimi, inutili cantieri in tutta Gussago: dalle campagne confinanti con la Badia al Barco, dalle Frusche al Casotto.
Ancora una volta, da nord a sud, dalle colline alla pianura, le residue aree verdi sopravvissute a Gussago saranno date in pasto alla furia distruttrice dei cementificatori.

In questo modo, con buona pace delle ristrettezze economiche usate per giustificare proprio il sacrificio del territorio, il Comune dovrà sostenere immani costi aggiuntivi per garantire i nuovi servizi pubblici (strade, fognature, scuole, ecc.) a chi verrà a risiedere o a lavorare nelle zone appena costruite.

Al contrario, una sola strada deve essere percorsa per spezzare questo circolo vizioso: la completa revoca delle urbanizzazioni stabilite dal Piano di Governo del Territorio e l’adozione di una politica ispirata al “consumo zero” di suolo.

Troppo è già stato perduto di ciò che avremmo dovuto lasciare in eredità ai nostri figli.
È ora di avere il coraggio della lungimiranza.

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