Richiedei tra crisi e speranza
Giornale di Brescia, giovedì 1 novembre 2012
Si chiama spending review, si traduce (e si concretizza) con tagli. Tagli sui conti che spesso (praticamente sempre) portano chi ne è colpito a trovarsi nella difficoltà, per non dire impossibilità, nel far quadrare i conti.
E così i 271mila euro di minori trasferimenti che dallo Stato e dalla Regione arriveranno alla Fondazione Richiedei rischiano di mandare in default l'attività del gruppo, che gestisce strutture sanitarie a Gussago e Palazzolo. Anche perché i tagli cresceranno progressivamente di anno in anno fino a diventare 500mila nel 2014; cifra che verrà mantenuta anche negli anni seguenti. Se si aggiunge che la Fondazione ha accumulato debiti per 18,6 milioni di euro (pari all'89% del fatturato annuo), che ogni anno il bilancio si chiude con una perdita di 1,5 milioni di euro, è fin troppo facile trarre le conseguenze.
Conseguenze che l'11 ottobre hanno preso drammaticamente corpo con un taglio degli stipendi per i circa 300 dipendenti della Fondazione (ai quali vanno sommati 150 collaboratori) tra gli 80 e i 200 euro a seconda del ruolo ricoperto, in media quindi 100 euro a testa. Non poco se si tiene anche conto che i loro stipendi sono bloccati da anni.
A fronte di tutto ciò le due ore di sciopero di mercoledì erano una conseguenza quasi naturale.
«Lo stato di crisi è da addebitarsi a numerosi errori gestionali che ne hanno caratterizzato l'andamento economico - hanno spiegato ieri i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil -, ma la buona volontà e lo spirito di collaborazione dei lavoratori, anche se certamente non responsabili di questi errori, operando in sinergia con il Consiglio di amministrazione hanno consentito negli ultimi anni un recupero della situazione». La decisione della Fondazione di interrompere l'applicazione del Contratto integrativo aziendale «va a colpire i lavoratori che quotidianamente svolgono delicati compiti - hanno spiegato - oltre che le loro famiglie già provate dalla crisi economica e con stipendi bloccati da anni».
Mercoledì in Prefettura si è riunito un tavolo, o meglio un «tentativo di riconciliazione» che ha ottenuto la riapertura del confronto con il Consiglio di amministrazione della Fondazione; l'obiettivo è superare la disdetta dell'accordo produttività. Si è comunque deciso di mantenere lo stato di agitazione in attesa dell'esito dell'incontro già programmato per il prossimo 15 novembre.
Sindacati e lavoratori hanno riconosciuto al presidente Fausto Gardoni e al Consiglio la buona volontà per risanare i conti, e quindi salvare la Richiedei. «Fin dal nostro insediamento tre anni fa - ci ha spiegato il presidente Gardoni, sottolineando che il suo impegno è a titolo gratuito - ci siamo impegnati per salvare i posti di lavoro, ovviamente in un quadro di risanamento aziendale. Anche perché il nostro problema non è certo la mancanza di richiesta per i nostri eccellenti servizi». Ma ora, dopo aver tagliato il possibile, si può solo sperare in un aumento dei posti letto o in una revisione dei budget dalla Regione: ma certezze su questi fronti non ce ne possono essere. Da qui la scelta necessaria di intervenire sulla «parte mobile» delle retribuzioni. «Siamo disponibili a dialogare coi lavoratori - ha concluso il presidente -, ma a tutti dev'essere chiaro che i sacrifici sono richiesti per salvare l'azienda».

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