giovedì 06 dicembre 2012, di Monica Cerutti
Sono passati cinque anni dalla tragedia della ThyssenKrupp. Nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 morirono sette lavoratori nell’acciaieria di corso Regina Margherita a Torino: Antonio Schiavone, Giuseppe De Masi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino.
Da quel giorno sono state aperte diverse battaglie sul fronte della sicurezza sui posti di lavoro ed uno dei passaggi più rilevanti è stato il giudizio del tribunale di Torino con il quale vennero condannati i vertici dell’azienda: fu omicidio volontario.
Noi all’epoca sostenemmo con convinzione la costituzione del Comune di Torino quale parte civile. Ad oggi possiamo dire che avevamo ragione perché quella triste data non può e non deve rimanere un giorno di un anno qualunque. Il triste sacrificio di quei sette lavoratori non deve essere stato per nulla.
In seguito alla scelta civile, opportuna e doverosa del Comune di Torino altre istituzioni hanno compiuto passi analoghi in situazioni simili. Un segnale della forte richiesta di sicurezza sui luoghi di lavoro: i cittadini sono il più importante bene comune che possieda una nazione. Per non dimenticare le tragedie del passato dobbiamo ricordare sempre quanto siano importanti le norme di prevenzione degli incidenti sui luoghi di lavoro. Nelle settimane passate il direttore generale dell’Inail Antonio Traficante ha relazionato sul numero di morti sui luoghi di lavoro che vi sono state nel territorio regionale fino ad oggi nel 2012: si tratta di 74 decessi. In tutto il 2011 erano state 63 e 75 nel 2010, l’aumento è evidente agli occhi di tutti. Tutto ciò nonostante i 17 milioni di euro per la prevenzione degli infortuni sul lavoro che l’Inail ha versato nelle casse delle imprese del territorio piemontese.
Evidentemente non è solo una questione di risorse, ma anche di qualità del lavoro. Un lavoratore sotto stress e stanco non è sicuro sul luogo di lavoro. Un lavoratore che svolge un doppio lavoro non è sicuro sul posto di lavoro. Un lavoratore che fatica ad arrivare a fine mese non è sicuro sul posto di lavoro. Un lavoratore vecchio che vede la pensione sempre più lontana non è sicuro sul posto di lavoro. Il nostro impegno dunque deve essere su due fronti: continuo miglioramento dei luoghi di lavoro mirando ad una prevenzione attenta e fattiva; miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori italiani rimettendo mano alla riforma del lavoro. Queste priorità devono essere messe nell’agenda del prossimo Governo di Centro-Sinistra.
Da quel giorno sono state aperte diverse battaglie sul fronte della sicurezza sui posti di lavoro ed uno dei passaggi più rilevanti è stato il giudizio del tribunale di Torino con il quale vennero condannati i vertici dell’azienda: fu omicidio volontario.
Noi all’epoca sostenemmo con convinzione la costituzione del Comune di Torino quale parte civile. Ad oggi possiamo dire che avevamo ragione perché quella triste data non può e non deve rimanere un giorno di un anno qualunque. Il triste sacrificio di quei sette lavoratori non deve essere stato per nulla.
In seguito alla scelta civile, opportuna e doverosa del Comune di Torino altre istituzioni hanno compiuto passi analoghi in situazioni simili. Un segnale della forte richiesta di sicurezza sui luoghi di lavoro: i cittadini sono il più importante bene comune che possieda una nazione. Per non dimenticare le tragedie del passato dobbiamo ricordare sempre quanto siano importanti le norme di prevenzione degli incidenti sui luoghi di lavoro. Nelle settimane passate il direttore generale dell’Inail Antonio Traficante ha relazionato sul numero di morti sui luoghi di lavoro che vi sono state nel territorio regionale fino ad oggi nel 2012: si tratta di 74 decessi. In tutto il 2011 erano state 63 e 75 nel 2010, l’aumento è evidente agli occhi di tutti. Tutto ciò nonostante i 17 milioni di euro per la prevenzione degli infortuni sul lavoro che l’Inail ha versato nelle casse delle imprese del territorio piemontese.
Evidentemente non è solo una questione di risorse, ma anche di qualità del lavoro. Un lavoratore sotto stress e stanco non è sicuro sul luogo di lavoro. Un lavoratore che svolge un doppio lavoro non è sicuro sul posto di lavoro. Un lavoratore che fatica ad arrivare a fine mese non è sicuro sul posto di lavoro. Un lavoratore vecchio che vede la pensione sempre più lontana non è sicuro sul posto di lavoro. Il nostro impegno dunque deve essere su due fronti: continuo miglioramento dei luoghi di lavoro mirando ad una prevenzione attenta e fattiva; miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori italiani rimettendo mano alla riforma del lavoro. Queste priorità devono essere messe nell’agenda del prossimo Governo di Centro-Sinistra.
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