mercoledì 12 dicembre 2012

Il contratto non è una merce!


Il 13 dicembre scioperano i lavoratori e le lavoratrici della sanità privata

Per la difesa dei posti di lavoro, per il rinnovo di tutti i contratti nazionali,
per un sistema di regole che garantisca democrazia,
per la difesa della qualità dei servizi a tutela della salute dei cittadini.

Sono i motivi per i quali, il 13 dicembre, lavoratori e lavoratrici della sanità privata tornano a scioperare. A Brescia presidio dalle ore 9,30 davanti alla clinica Città di Brescia.


Meno salario, meno riconoscimento sociale e valorizzazione; più orario, più professionalità richiesta. Una giungla di contratti di categoria firmati solo con alcune sigle, un contratto nazionale fermo al 2008. Una retribuzione che va dai 980 euro ai 1.300 degli infermieri laureati, ben al di sotto di quella della sanità pubblica. Questi i motivi alla base dello sciopero regionale indetto per il 13 dicembre, Santa Lucia, dalla Fp Cgil per i dipendenti del sistema sanitario privato, 4.200 nel Bresciano.
LO SCIOPERO ANTICIPA quello nazionale di gennaio, con manifestazione a Roma, contro le due associazioni datoriali, Aris per le strutture religiose, Aiop per le laiche (a Brescia vuol dire rispettivamente due terzi e un terzo della manodopera).
Il settore nel Paese rappresenta il 42 per cento dell’offerta, a Brescia il 53.5 per cento e nella provincia in media il 30; i posti letto sono 2.300. «Il momento è molto difficile», spiegano Donatella Cagno, segretario generale della Fp, Gianni Amarante della segreteria, Stefano Ronchi, responsabile della sanità privata, e il segretario della Camera del lavoro Damiano Galletti. Raccontano di lavoratori a tempo determinato lasciati a casa e di altri in bilico, di budget regionali tagliati e già esauriti per il 2012, di «salute dei cittadini a rischio per la contrazione dell’occupazione».
Il contratto 2008-2009 è stato siglato solamente dalla Fondazione Don Gnocchi, mentre due contratti separati («peggiorativi», per la Cgil) sono stati firmati uno da Aiop con Ugl e Fials, uno da Aris con Cisl e Uil per le strutture socioassistenziali. La Cgil chiede parità di compenso a parità di lavoro e copertura finanziaria regionale. «I lavoratori della sanità privata non vogliono sentirsi di serie B; a fronte di compiti usuranti, sono pagati poco e poco considerati. Non è facile a Brescia vivere con meno di 1.000 euro al mese», dice Galletti, che annuncia tutta la Cgil in campo in difesa dei diritti della categoria. Una lettera-appello è stata inviata al vescovo Luciano Monari, vista la consistenza delle case di cura cattoliche nel nostro territorio: la Poliambulanza ha 1.800 dipendenti, di cui 1.500 di personale non medico (e la Poliambulanza, va detto, fa eccezione sui precari: ha prorogato per 18 mesi i tempi determinati, con impegno a stabilizzarne il 60 per cento).
NON È MAI FACILE nella sanità privata proclamare un’astensione dovendo garantire i servizi essenziali con un personale all’osso, ma il 13 chi potrà non lavorerà per 8 ore. Ci sarà una protesta pubblica, con ritrovo alle 9.30 alla Città di Brescia e corteo fino alla prefettura. Lì si terrà un presidio, mentre una delegazione sarà ricevuta dal prefetto Narcisa Brassesco, cui sarà esposta la situazione. Si profila tra l’altro la chiusura di alcuni reparti durante le feste natalizie, per la mancanza di fondi.

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