venerdì 15 febbraio 2013
Cosa si cela nel sottosuolo gussaghese?
Gussago, falde inquinate: Tar bacchetta il Comune
12 febbraio 2013
(red.) Finalmente è stata definita dal Tar la contesa tra il
Comune di Gussago e le aziende “Metra Spa”, “Orizio Paolo Spa” e “Danieli &
Co. Officine meccaniche Spa”, indiziate di aver concorso all’inquinamento delle
cosiddette “aree Suardi”, mediante lo sversamento di idrocarburi nel canale che
attraversa i terreni della località Stacca (via Sale), lambiti dalla Statale
510.
Dopo otto anni di ordinanze, ricorsi, cause civili e interruzioni,
la Prima sezione del Tribunale di via Zima (presidente Giuseppe Petruzzelli,
giudice relatore-estensore Francesco Gambato Spisani) ha messo la parola fine
alla disputa giudiziaria annullando l’ordinanza comunale dell’aprile 2011 che,
confermando lo stesso provvedimento del 2005, aveva intimato alle tre aziende
di mettere in sicurezza e bonificare i siti inquinati.
In realtà, per i giudici non è stata raggiunta la prova
della loro responsabilità, né di quella di altri. Quindi, missione fallita,
forse per la superficialità con la quale le istituzioni hanno affrontato la
questione. Proprio per questa ragione, la sentenza non ha risparmiato critiche
all’Amministrazione di Gussago (nel bresciano) per non essersi impegnata con il
necessario impegno e sollecitudine nella ricerca della verità.
Infatti, come ha scritto il giudice relatore, il Comune, per
ragioni sconosciute, ha addebitato la contaminazione della falda alle tre fabbriche, basandosi
esclusivamente su una sentenza del Tribunale ordinario (chiamato a dirimere, su
un diverso tavolo, la lite di profilo civilistico tre le aziende e i
proprietari delle aree interessate) , favorevole alla propria tesi, mentre
avrebbe dovuto svolgere una propria indagine, senza accontentarsi, invece, del
poco e dell’incerto di cui disponeva in quel momento. Concludendo, il Tar ha
definitivamente svincolato le tre aziende dall’obbligo imposto dall’ordinanza
del Comune, ma ha anche ricordato le dichiarazioni rassicuranti di “Metra”,
“Orizio Paolo” e “Danieli”, che figurano nelle carte del processo, ovvero di
aver presentato, tra il 2006 e il 2007, il progetto di messa in sicurezza dei
terreni inquinati e di averlo attuato.
In sostanza, restano ancora da attribuire la causa e le
concause che hanno provocato l’inquinamento e originato la contesa tra il
Comune e le aziende.
Marchina: “Quel terreno va bonificato”
15 febbraio 2013
… Il tribunale di via Zima ha annullato la nota del 2011 con
la quale, confermando un’ordinanza del 2005, il Comune aveva richiesto a tre
aziende di Rodengo Saiano («Metra Spa», «Orizio Paolo Spa» e «Danieli & Co.
Officine meccaniche spa») di bonificare l’area ubicata sul confine con
Castegnato e Rodengo Saiano. Questo perché non è emersa la prova della loro
responsabilità. «Nel 2003 – riferisce Marchina, già sindaco del paese dal 1999
al 2009 – nell’ambito di un processo civile tra i proprietari del terreno e le
aziende in primo grado il tribunale aveva attribuito alle ditte la
responsabilità dell’inquinamento. Nel 2005 il Comune, attraverso un’ordinanza,
aveva quindi intimato alle aziende di ottemperare al risanamento. In quella
fase era stata indetta anche una Conferenza di servizi. E le aziende erano
ricorse al Tar contro il Comune per chiedere la sospensiva dell’ordinanza: il
Tar e poi il Consiglio di Stato nel 2006 avevano respinto tale richiesta.
Quattro anni dopo però, nel 2010, in appello la sentenza era stata ribaltata:
secondo i giudici non era possibile provare la responsabilità delle aziende. A
quel punto il Comune (guidato dalla precedente Amministrazione, ndr), sentito
il parere di tutti gli enti coinvolti nella Conferenza di servizi, scelse di
andare avanti: l’obiettivo era, ed è ancora, la bonifica dell’area». Il
percorso verso il risanamento del terreno in questi anni ha incontrato molti ostacoli:
«Basti pensare – prosegue - che nel 2009 l’area era stata messa sotto sequestro
per la presenza di rifiuti denunciati dagli stessi proprietari. Il Comune a
quel punto aveva sollecitato la Procura della Repubblica affinché concedesse
l’autorizzazione per accedere al fondo ed eseguire il campionamento. Il nulla
osta arrivò dieci mesi dopo la richiesta: nel settembre 2010. Nell’ottobre
dello stesso anno le ditte comunicarono al Comune l’avvio delle operazioni di
campionamento. Ma, nonostante le sollecitazioni della Conferenza di servizi,
non ci sono mai stati presentati i certificati analitici». Ora il Comune sta
valutando di ricorrere al Consiglio di Stato e di convocare la Conferenza di
Servizi. Sulla vicenda «pendono un ricorso in Consiglio di Stato delle aziende
e un ricorso in Cassazione dei proprietari verso le ditte».
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