
http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_petitions&view=petition&id=171
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12 Giugno, una proposta irricevibile
Il ministro Maroni ha dichiarato di voler fissare la data dei referendum domenica 12 giugno, ovvero l'ultima data utile prevista dalla legge. Il Forum dei movimenti per l'acqua, subito dopo le sentenze di ammissibilità della Corte, aveva inoltrato una lettera al Presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio ed al ministro degli Interni chiedendo che il voto dei referendum si svolgesse in contemporanea con il voto delle amministrative.
Tale richiesta sembrerebbe per il momento essere stata del tutto ignorata e l'idea di fissare le consultazioni referendarie il 12 giugno, in prossimità dell'estate e degli esami di maturità, sembra portare in sé l'obiettivo di scoraggiare i cittadini a recarsi alle urne. Non dimentichiamo che negli ultimi quindici anni i referendum di giugno non hanno mai raggiunto il quorum.
La legittima ed opportuna richiesta del Forum si fonda su due argomentazioni, entrambe di notevole rilevanza:
1) la scelta del giorno in cui fissare la consultazione elettorale deve favorire la partecipazione politica e deve perseguire l'obiettivo di adottare soluzioni organizzative e procedurali che non sacrifichino il circuito della democrazia. È evidente infatti che la concreta possibilità di tre consultazioni elettorali nell'arco di un mese (amministrative, ballottaggio e referendum) possa costituire un serio rischio alla partecipazione dei cittadini sia per le amministrative che per il referendum;
2) la frammentazione dei momenti elettorali rappresenta un ingiustificato ulteriore costo per la finanza pubblica.
Come è noto l'art. 87 della Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica il potere di indire il referendum, ma tale atto è preceduto dalla deliberazione del consiglio dei ministri cui spetterebbe in concreto la determinazione della data di svolgimento della consultazione. Tuttavia tale potere governativo va esercitato sia un'ottica di correttezza istituzionale e di leale collaborazione con il Presidente della Repubblica (che non sembrerebbe essere stato nemmeno consultato sul punto) sia nel senso di favorire la partecipazione e quindi il concreto esercizio della sovranità popolare. Invece, il governo su proposta del ministro degli interni fissando la data della consultazione elettorale il 12 giugno farebbe un cattivo esercizio della sua discrezionalità, ponendosi di fatto in contrasto con i principi generali dell'ordinamento costituzionale.
Un atto di arroganza e di scorrettezza del governo che non sembra voler tener in nessun conto che è la prima volta nella storia della Repubblica che una richiesta referendaria sia stata sottoscritta da quasi un milione e mezzo di cittadini. Questo dato va rispettato, tutto il resto costituisce un evidente abuso di potere. L'auspicio è che il governo rimediti sulle sue inaccettabili intenzioni fissando la data dei referendum in concomitanza con le amministrative. Per restare in tema possiamo dire che la proposta del 12 giugno è irricevibile!
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