IL BILANCIO 2012. Il fenomeno analizzato da due prospettive diverse: quella sociale dell'Osservatorio indipendente di Bologna e quella tecnica di Vega Engineering. Brescia al top nazionale del rischio. E contando i decessi degli incidenti sulle strade verso i luoghi di lavoro le «croci» aumentano da 21 a 35
Il resoconto ufficiale parla di 19 vittime, tre in meno del censimento diffuso dall'Osservatorio indipendente di Bologna. Ma in realtà nel 2012, nel Bresciano, il lavoro ha ucciso 35 volte considerando anche le persone decedute in incidenti avvenuti mentre andavano o tornavano da cantieri, fabbriche, negozi o uffici dove erano occupati. Al di là delle sfumature statistiche, sullo sfondo resta una certezza: nella nostra provincia per le morti bianche è stato un altro anno nero. Il 2012 si è chiuso con 21 vittime, una in meno rispetto ai 12 mesi precedenti. Ma nonostante l'impercettibile flessione, peraltro in controtendenza rispetto alla Lombardia che con 80 vittime ha fatto registrare un +2,5% sul 2011, la macabra contabilità riconferma la nostra provincia ai vertici, in condominio con Torino della graduatoria nazionale del rischio. Alle loro spalle, con 19 tragedie, Modena che ha pagato un dazio di sangue pesantissimo per il crollo degli stabilimenti avvenuto in occasione del terremoto di fine maggio. In Lombardia, Brescia precede Bergamo che piange 15 lavoratori, Varese 10, Milano 7, Pavia, Lodi e Mantova 5, Sondrio 4, Monza 3, Como e Lecco 2. Oltre alle 22 tragedie avvenute nel nostro territorio, devono aggiungersi anche i bresciani morti fuori dai confini provinciali - sei in tutto -: nella Bergamasca (due), nel Piacentino, nel Lodigiano, a Loano in provincia di Savona e nel Fiorentino a Figline Valdarno. L'affresco statistico assume la fisionomia della strage se si contano anche le morti «grigie», ovvero le persone decedute in incidenti stradali avvenuti mentre andavano al lavoro. Un tragico effetto combinato insomma fra l'emergenza asfalto killer e l'insicurezza sui luoghi di lavoro che viene sottovalutato in chiave di prevenzione. «Statisticamente - osserva Carlo Soricelli dell'osservatorio indipendente - perdono la vita sulla strada dal 50 al 55% di tutte le vittime immolate sull'altare dell'occupazione». Il monitoraggio dell'osservatorio conferma un'emergenza ormai strutturale. «Anche il 2012 - spiega Soricelli - è stato drammatico per il numero di morti bianche in Italia: complessivamente circa 1200 in totale di cui 622 sui luoghi di lavoro, nonostante la crisi devastante che ha colpito il Paese. Si registra una diminuzione dei decessi del 4%, percentuale irrisoria se si pensa a quante persone sono in mobilità o in cassa integrazione». Quanto alla discrepanza con i dati Inail, Soricelli precisa: «L'Inail monitora solo i suoi assicurati e moltissimi morti sui luoghi di lavoro non lo sono». Dall'indagine dell'osservatorio esce uno spaccato articolato e per questo ancora più allarmante. «Spesso si ha la percezione che a morire siano soprattutto operai nelle fabbriche mentre sono "solo" intorno al 7%, invece - continua Soricelli - per la stragrande maggioranza i lutti si verificano nelle micro aziende dove il sindacato e la prevenzione non esistono; in agricoltura, dove si registra oltre un terzo delle disgrazie e per il 29% sui cantieri edili». L'Italia ha venti milioni di abitanti in meno ma conta il triplo dei morti della Germania. Brescia può vantare una sola tendenza incoraggiante: sono sette anni che non si registrano decessi nel mondo del lavoro al femminile. Un aspetto che non mitiga l'allarme per un altro anno nerissimo per le morti bianche.
venerdì 04.01.2013, Bresciaoggi
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