sabato 7 marzo 2009
RELAZIONE INTRODUTTIVA DI CARLO COLOSINI ALL' ASSEMBLEA SUL RICHIEDEI DEL 20 FEBBRAIO 2009
La “Sinistra a Gussago” ha deciso di dedicare, oggi, la seconda delle sue uscite di riflessione pubblica, alla questione Richiedei. Lo abbiamo deciso (dopo che alcuni giorni fa è stato da noi affrontato il tema della Palestina e in particolare della Striscia di Gaza come una delle emergenze che lacerano le menti e le coscienza di tutti noi) per tutta una serie di motivi:
- perché riteniamo che l’Azienda Richiedei sia un punto centrale per la vita della nostra comunità dal momento che su di essa si incardinano tre aspetti fondamentali: occupazione, servizi sanitari, servizi assistenziali ;
- perché dai dati, dalle conoscenze e dalle informazioni in nostro possesso abbiamo la certezza che siamo di fronte ad un’emergenza grave;
- infine perché intorno alla vicenda, che si fa sempre più preoccupante, ci sembra ci sia un silenzio quasi assordante, se si eccettuano iniziative e prese di posizione puntuative, o, al massimo, e forse è peggio, si formulano messaggi di tranquilla normalità quasi si trattasse di turbolenze di passaggio.
Un’altra sottolineatura, che voglio fare subito, è che per noi non è prioritario l’interesse a individuare colpe e colpevoli, anche se ci sono e anche se alcune riflessioni in questo senso saranno quasi inevitabili.
Ci interessa molto di più individuare approfondimenti e percorsi che portino alla salvaguardia e alla sopravvivenza di questo importantissimo presidio della nostra comunità.
Tutto questo con l’assoluta consapevolezza, e lo voglio dire in premessa, che la vicenda del Richiedei potrà avere soluzione positiva solo se lasceremo fuori dalla porta l’idea della presunzione delle nostre capacità da un lato, e dell’autosufficienza dall’altro.
Non c’è nessuno neppure noi della “Sinistra a Gussago” (che pure siamo il sale della società gussaghese..!!!) che sia in grado da solo di trovare e realizzare soluzioni positive; è necessario che tutti coloro che assumono su di sé l’importanza del Richiedei diano il proprio contributo.
Ma per far tutto questo e per partire da basi di approccio comuni occorre fare un po’ di chiarezza e serve partire dai dati concreti e ufficiali in nostro possesso; e la storia, per altro, non è di ieri e non nasce con quest’ ultimo “piano industriale”.
Infatti, già per il periodo 2005/2007 era stato redatto dall’attuale Consiglio di Amministrazione un bilancio triennale di previsione che prendeva le mosse dalla presenza di elementi di grave pregiudizio economico già in piena evidenza nell’esercizio 2004; infatti nel bilancio di gestione di quell’anno erano rilevate perdite di esercizio di circa 1.600.000 Euro. In quel bilancio triennale si prevedeva di ridurre la perdita di esercizio già nel corso del 2005 a circa 450.000 Euro per poi passare per gli anni 2006 e 2007 ad un utile di esercizio di circa 1.200.000 Euro per ciascun anno e tutto questo era condito e giustificato da interventi di risparmio , di razionalizzazione,di riorganizzazione operativa, da riorganizzazioni contabili e da attese di nuove attività.
A quel tempo consideravo poco credibili tali previsioni e, soprattutto, ritenevo per nulla adeguate alla gravità (che già allora si manifestava) le iniziative che si riteneva di dover mettere in campo ed espressi quelle mie convinzioni, per altro da parecchi condivise.
Quelle mie considerazioni si sono rivelate, purtroppo, del tutto fondate, visto che oggi viene redatto un piano industriale, finalizzato a un ipotetico risanamento: - tale piano parte dall’evidenza di perdite endemiche e strutturali che non sono state intaccate né dalle aspettative né dai comportamenti contenuti nel bilancio previsionale per il triennio 2005/2007.
Ora è opportuno formulare una prima domanda e una prima considerazione.
Perché quegli stessi che hanno predisposto un bilancio previsionale triennale così come sopra descritto e che non hanno soddisfatto a nessuna delle previsioni lì contenute, sarebbero ora credibili per il buon fine di quel piano industriale di cui loro stessi sono gli autori?
Nessuno si è peritato di dare, neppur sommariamente, conto delle motivazioni e delle ragioni che hanno portato al sostanziale fallimento di quanto previsto per il triennio 2005/2007, né, sulla scorta dell’analisi del passato dichiarare quali sarebbero ora le motivazioni e le ragioni che dovrebbero portare alla realizzazione dell’attuale piano industriale.
Perché le cose in questo lasso di tempo non si sono modificate se non nel senso di un progressivo e continuo peggioramento.
Dagli ultimi documenti contabili risulta che la situazione di disagio si è a tal punto aggravata da diventare un elemento strutturale a tal punto che su dieci centri di costo individuati a Gussago solo due danno un risultato positivo (e anche per essi non si riescono a capire del tutto, o almeno io non li capisco, i perché si passa da una risultanza negativa nel 2007 ad una risultanza positiva nel 2008) e che su otto individuati a Palazzolo solo uno risulta in attivo. Su diciotto centri di costo complessivi solo tre danno un segno più.
E se si pensa che sono in perdita attività la cui redditività dovrebbe quasi essere scontata, come ad esempio la diagnostica, il quadro si fa ancora più fosco.
Da tutto questo quadro scaturisce una perdita di esercizio da fare accapponare la pelle!!
Siamo infatti nell’ordine di 2.500.000 Euro; si svapora anche il capitale netto che non credo possa essere ripristinato con operazioni di rivalutazione del patrimonio immobiliare come è stato fatto negli esercizi scorsi.
Da tale situazione, secondo il piano industriale presentato, si dovrebbe uscire sostanzialmente con tre operazioni:
- diversa distribuzione dei posti letto a Palazzolo con un loro parziale spostamento su Gussago (annoto però che su Gussago si evidenzia la necessità di messa a norma; ciò prevede un investimento di qualche milione di Euro con un conseguente ricorso al credito e con un’ulteriore appesantimento della situazione debitoria già in sé allarmante e indicativa di un malessere profondo visto anche che si tratta, per la quasi totalità, di debito ipotecario; - affitto del ramo d’azienda RSA (Casa di Riposo); - riduzione del personale (anche se solo in questa fase minacciata più che attuata e comunque oggetto di accesa discussione con le Organizzazioni Sindacali).
A me sembra che queste scelte oltre che essere in sé sbagliate siano anche, in buona sostanza, del tutto inadeguate e non riusciranno a risolvere la situazione.
Per quanto riguarda la soluzione prevista per Palazzolo, dalle cifre si intuisce come sia una soluzione che non rende efficiente la struttura ma che, al massimo, riduce le perdite a Palazzolo e rende, forse, meno gravi quelle a Gussago (dove per altro non bisogna dimenticare la quantità di investimenti necessari per attuare lo spostamento, come ho detto pocanzi); ribadisco quindi, che non si tratta di un’inversione di rotta ma, nella migliore delle ipotesi, di un semplice momentaneo rallentamento nella discesa.
Per quanto riguarda le altre due soluzioni sono inefficaci da un lato perché intervengono solo su una parte dei centri di costo da risanare e dall'altro perché si scaricano oneri e responsabilità su coloro che hanno tenuto in piedi il Richiedei con il loro lavoro, la loro professionalità e la loro dedizione mentre si salvaguardano tutti coloro che hanno di fatto determinato il disastro strutturale della Fondazione.
Ma cerchiamo ora di esaminare questi due scenari un po’ più da vicino, partendo dall’affitto del ramo d’azienda RSA.
Devo rilevare, in premessa, come sia particolarmente brutto sul piano politico, etico e morale che la Fondazione Richiedei, nata con intento assistenziale sul lascito e sulle volontà dell’omonimo cittadino gussaghese, si spogli di tutta la partita dell’assistenza consegnandola ad altri; perché se anche non c’è formalmente la spoliazione definitiva, non sfugge a nessuno, neppure alle anime più candide e ben fidenti, che l’artificio dell’affitto sia, nella sostanza, l’abbandono definitivo ed irreversibile del tema e del campo assistenziale.
Ma c’è un altro elemento che qui mi interessa ancora di più.
Da un lato c’è la dichiarazione provata di un fallimento gestionale ma c’è dall’altro lato, per cercare di raddrizzare la situazione nella RSA e per consentire al locatore una sua gestione non in perdita, il risparmio sul personale che secondo il piano si attua su due fronti.
Il primo realizzando un percorso di abbassamento in prospettiva delle retribuzioni (solo nell’immediato garantite attraverso accordi sindacali) oltre che una probabile ulteriore precarizzazione dei rapporti di lavoro.
Il secondo attraverso l’abbassamento dei servizi prestati, perché se non erro, le previsioni sono di passare dagli attuali 1.300 minuti di assistenza, escluse le operazioni di pulizia, a 900 minuti comprese le operazioni di pulizia (anche se oggi sembra che a seguito di accordi sindacali la riduzione del minutaggio di assistenza si fermi a 1.100 minuti). E’ del tutto ovvio che alla riduzione del minutaggio corrisponderà una conseguente riduzione dei lavoratori addetti a parità di numero di persone assistite.
Infatti il piano industriale propone un quadro di esuberi di circa 70 unità.
So che ci saranno soluzioni per cercare di ridurre nell’immediato questo dato. So anche che sono in corso trattative e che le Organizzazioni Sindacali faranno in modo che siano garantiti i diritti economici e che nessun dipendente che ha un rapporto contrattuale con il Richiedei, sia lasciato senza garanzie. Ma rimane il dato che si realizzerà una riduzione immediata nascosta (cessazione delle forme precarie di contratto e dismissione dei rapporti con cooperative)e si realizzerà da subito una riduzione dei servizi e dell’assistenza.
Su questo terreno trovo esercizio di improntitudine quanto detto in un incontro tra famigliari dei ricoverati e dirigenza del Richiedei al quale ho partecipato credendolo aperto alla cittadinanza e che ho abbandonato non appena mi sono accorto di essere una sorta di “clandestino” . In quell’incontro, nella parte in cui ero presente, da parte di un Consigliere del Richiedei fu sostenuto che il servizio nella RSA era destinato a migliorare nella qualità e nella quantità...!!!
Al di là di quanto riusciranno le Organizzazioni Sindacali a contrattare, rimane la questione della riduzione del personale in prospettiva (blocco del turn-over, dimissioni incentivate e/o “spintanee” ecc.) che significa, nella sostanza, previsione di un ridimensionamento progressivo della struttura.
I numeri previsti e proposti nel piano industriale sono impressionanti nella loro quantità assoluta ma, soprattutto, nella relazione tra questi e il numero complessivo dei dipendenti; si tratta infatti di circa un terzo della forza lavoro complessiva.
E’ in corso, dunque, un dramma aziendale che si innesta su un dramma collettivo: - la perdita in prospettiva di posti di lavoro, di occupazione vuol dire anche disagio che cresce e che tocca una quota di famiglie non marginale in una comunità come la nostra.
Noi pensiamo invece che, stante il rilievo che le soluzioni proposte sono sbagliate e inefficaci e che prefigurano scenari futuri nei quali i servizi erogati dal Richiedei saranno sempre di meno e sempre meno efficaci (questo innesterà un circolo vizioso esiziale), altre dovrebbero essere le soluzioni e altre le cose da fare, sottolineando come noi siamo tifosi della sopravvivenza e del rilancio del Richiedei.
La prima cosa da fare è cercare di raddrizzare nel metodo le modalità con le quali viene affrontata la questione.
Evidenziare e mettere in chiaro la reale assoluta gravità delle cose, cessando nel contempo gli atteggiamenti che mirano a rappresentare la situazione come rientrante nei limiti della normalità, è necessario e pregiudiziale per qualsiasi passo ulteriore.
Così come è indispensabile abbandonare presunzione e autosufficienza che sono stati atteggiamenti di distorsione e sui quali si sono innescati i disastri successivi.
Alcuni esempi di quanto detto:
- Palazzolo: è stato esercizio di presunzione pensare di essere in grado in proprio di gestire la partita sanitari intervenendo in una situazione difficile e abbandonando ed escludendo ogni interlocuzione con i partners possibili.
- La scelta di divenire Fondazione in modo tale da escludere qualsiasi apporto esterno! Ricordo le motivazioni che avevano come base l’autosufficienza! Oggi risulta evidente che il problema non è avere o non avere in C.d.A. uno o due esponenti nominati dalla Regione, oggi il problema è avere o non avere il Richiedei nel futuro del nostro Paese.
- Il rapporto con la “Maugeri”. Io so per esperienza diretta, essendo stato consigliere del Richiedei negli anni in cui il Richiedei stesso si avviava ad essere un ente punto di riferimento importante nel panorama assistenziale e sanitario riabilitativo contando anche su una solidità contabile e gestionale, che le relazioni con la “Maugeri” erano faticose e difficili..!! E che su tali relazioni si spendevano energie non piccole..!! Ma la consapevolezza della proficuità in termini di capacità sia professionale sia economica, le facevano diventare utili per il bene del Richiedei. Sul capitolo Maugeri rimangono ancora una serie di domande inevase: - cosa è realmente successo? - si è trattato, come io credo, di “spocchia”? Visto anche che le decantate vittorie sul piano giudiziario (arbitrato) hanno prodotto il risultato di dover svalutare i crediti presunti perché diventati inesigibili proprio in forza dell’arbitrato “vinto”...!!!
- Il credere che si possa risolvere la situazione senza cambiare registro e senza cambiare i giocatori!! Giocatori che hanno dimostrato di essere incapaci e inaffidabili. Tra l’altro, presunzione e autosufficienza sono anche le pratiche auto assolutorie che hanno portato al disastro. Sotto questo profilo trovo grottesco e incredibile che chi ha portato a questi risultati, che chi non ha realizzato il risanamento promesso nel 2005 e oggi si prepara ad un ridimensionamento drastico, non solo non venga sostituito o si faccia da parte ( e non parlo solo delle responsabilità di indirizzo e di gestione complessiva ma anche di coloro che hanno responsabilità sul piano tecnico), ma neppure senta l’obbligo morale minimo di denunciare le proprie inadeguatezze e di cominciare un processo di confronto e di dialogo.
Se vogliamo salvare il Richiedei dobbiamo far sì che il Richiedei diventi il centro di un confronto collettivo in cui tutti mettano le proprie sensibilità e la proprie intelligenze al servizio della ricerca di possibili soluzioni.
Io intanto provo ad indicare alcune vie di approccio al problema:
- Occorre rientrare negli ambiti del Distretto 2 cercando soggetti che abbiano qualità economiche e competenze sanitarie e siano interessati a gestire in proprio le strutture di Palazzolo;
- Serve dialogare con le altre comunità che afferiscono allo stesso ambito per operare sinergie, recuperare efficienza e fare rete. In questo modo si coniugano razionalizzazioni , risparmi e mantenimento della qualità e della quantità dei servizi offerti;
- Bisogna darsi da fare per trovare uno o più partners che possano dialogare nel settore sanitario e che possano portare competenze e risorse professionali, gestionali e economiche e che siano segnale di un progetto di rilancio;
- Si deve coinvolgere in un’assunzione di responsabilità piena l’amministrazione comunale anche per la ricerca di risorse aggiuntive.
Perché una cosa è certa: con le affittanze degli immobili (uniche scarse boccate d’ossigeno oggi), perché in questo consistono la maggior parte dei rapporti con gli Spedali Civili e con le strutture di Capriano (il reparto collegato ai disturbi dell’alimentazione, la dialisi, la struttura residenziale afferente a Capriano non hanno nessun rapporto funzionale con il Richiedei che non sia quello di semplice utilizzo delle strutture murarie) non si va da nessuna parte, non si inverte nessuna tendenza , non si aumentano le proprie competenze.
Si è in balia delle decisioni e delle scelte degli altri.!!
Certo!! Ci sarebbe un altro capitolo da affrontare: quello delle colpe, che ci sono e sono evidenti, ma oggi a noi preme di più metter l’accento sui problemi, sulla ricerca delle soluzioni e sui tentativi di salvataggio del nostro Ospedale e dell’Ente che è la struttura di Gussago col maggior numero di dipendenti ( 250 del Richiedei e oltre 100 delle Cooperative).
Il Richiedei è uno snodo fondamentale della comunità gussaghese, è un patrimonio collettivo, assume in sé tutti i temi fondamentali di una comunità organica (occupazione, erogazione di servizi sanitari, assistenza).
Sarebbe gravissimo se di questo tema ne facessimo scontro politico.
I tempi sono, a nostro giudizio, abbastanza ristretti, per occorre metterci subito al lavoro con lo spirito sopra indicato.
Per far questo noi proponiamo un TAVOLO DI CONFRONTO aperto a tutte le forze politiche, sociali e di rappresentanza dell’utenza dove l’unica pregiudiziale è quella di discutere di questo problema e di condividere la voglia di salvare il Richiedei.
Noi da questo momento decliniamo la nostra disponibilità e il nostro impegno.
La “Sinistra a Gussago” ha deciso di dedicare, oggi, la seconda delle sue uscite di riflessione pubblica, alla questione Richiedei. Lo abbiamo deciso (dopo che alcuni giorni fa è stato da noi affrontato il tema della Palestina e in particolare della Striscia di Gaza come una delle emergenze che lacerano le menti e le coscienza di tutti noi) per tutta una serie di motivi:
- perché riteniamo che l’Azienda Richiedei sia un punto centrale per la vita della nostra comunità dal momento che su di essa si incardinano tre aspetti fondamentali: occupazione, servizi sanitari, servizi assistenziali ;
- perché dai dati, dalle conoscenze e dalle informazioni in nostro possesso abbiamo la certezza che siamo di fronte ad un’emergenza grave;
- infine perché intorno alla vicenda, che si fa sempre più preoccupante, ci sembra ci sia un silenzio quasi assordante, se si eccettuano iniziative e prese di posizione puntuative, o, al massimo, e forse è peggio, si formulano messaggi di tranquilla normalità quasi si trattasse di turbolenze di passaggio.
Un’altra sottolineatura, che voglio fare subito, è che per noi non è prioritario l’interesse a individuare colpe e colpevoli, anche se ci sono e anche se alcune riflessioni in questo senso saranno quasi inevitabili.
Ci interessa molto di più individuare approfondimenti e percorsi che portino alla salvaguardia e alla sopravvivenza di questo importantissimo presidio della nostra comunità.
Tutto questo con l’assoluta consapevolezza, e lo voglio dire in premessa, che la vicenda del Richiedei potrà avere soluzione positiva solo se lasceremo fuori dalla porta l’idea della presunzione delle nostre capacità da un lato, e dell’autosufficienza dall’altro.
Non c’è nessuno neppure noi della “Sinistra a Gussago” (che pure siamo il sale della società gussaghese..!!!) che sia in grado da solo di trovare e realizzare soluzioni positive; è necessario che tutti coloro che assumono su di sé l’importanza del Richiedei diano il proprio contributo.
Ma per far tutto questo e per partire da basi di approccio comuni occorre fare un po’ di chiarezza e serve partire dai dati concreti e ufficiali in nostro possesso; e la storia, per altro, non è di ieri e non nasce con quest’ ultimo “piano industriale”.
Infatti, già per il periodo 2005/2007 era stato redatto dall’attuale Consiglio di Amministrazione un bilancio triennale di previsione che prendeva le mosse dalla presenza di elementi di grave pregiudizio economico già in piena evidenza nell’esercizio 2004; infatti nel bilancio di gestione di quell’anno erano rilevate perdite di esercizio di circa 1.600.000 Euro. In quel bilancio triennale si prevedeva di ridurre la perdita di esercizio già nel corso del 2005 a circa 450.000 Euro per poi passare per gli anni 2006 e 2007 ad un utile di esercizio di circa 1.200.000 Euro per ciascun anno e tutto questo era condito e giustificato da interventi di risparmio , di razionalizzazione,di riorganizzazione operativa, da riorganizzazioni contabili e da attese di nuove attività.
A quel tempo consideravo poco credibili tali previsioni e, soprattutto, ritenevo per nulla adeguate alla gravità (che già allora si manifestava) le iniziative che si riteneva di dover mettere in campo ed espressi quelle mie convinzioni, per altro da parecchi condivise.
Quelle mie considerazioni si sono rivelate, purtroppo, del tutto fondate, visto che oggi viene redatto un piano industriale, finalizzato a un ipotetico risanamento: - tale piano parte dall’evidenza di perdite endemiche e strutturali che non sono state intaccate né dalle aspettative né dai comportamenti contenuti nel bilancio previsionale per il triennio 2005/2007.
Ora è opportuno formulare una prima domanda e una prima considerazione.
Perché quegli stessi che hanno predisposto un bilancio previsionale triennale così come sopra descritto e che non hanno soddisfatto a nessuna delle previsioni lì contenute, sarebbero ora credibili per il buon fine di quel piano industriale di cui loro stessi sono gli autori?
Nessuno si è peritato di dare, neppur sommariamente, conto delle motivazioni e delle ragioni che hanno portato al sostanziale fallimento di quanto previsto per il triennio 2005/2007, né, sulla scorta dell’analisi del passato dichiarare quali sarebbero ora le motivazioni e le ragioni che dovrebbero portare alla realizzazione dell’attuale piano industriale.
Perché le cose in questo lasso di tempo non si sono modificate se non nel senso di un progressivo e continuo peggioramento.
Dagli ultimi documenti contabili risulta che la situazione di disagio si è a tal punto aggravata da diventare un elemento strutturale a tal punto che su dieci centri di costo individuati a Gussago solo due danno un risultato positivo (e anche per essi non si riescono a capire del tutto, o almeno io non li capisco, i perché si passa da una risultanza negativa nel 2007 ad una risultanza positiva nel 2008) e che su otto individuati a Palazzolo solo uno risulta in attivo. Su diciotto centri di costo complessivi solo tre danno un segno più.
E se si pensa che sono in perdita attività la cui redditività dovrebbe quasi essere scontata, come ad esempio la diagnostica, il quadro si fa ancora più fosco.
Da tutto questo quadro scaturisce una perdita di esercizio da fare accapponare la pelle!!
Siamo infatti nell’ordine di 2.500.000 Euro; si svapora anche il capitale netto che non credo possa essere ripristinato con operazioni di rivalutazione del patrimonio immobiliare come è stato fatto negli esercizi scorsi.
Da tale situazione, secondo il piano industriale presentato, si dovrebbe uscire sostanzialmente con tre operazioni:
- diversa distribuzione dei posti letto a Palazzolo con un loro parziale spostamento su Gussago (annoto però che su Gussago si evidenzia la necessità di messa a norma; ciò prevede un investimento di qualche milione di Euro con un conseguente ricorso al credito e con un’ulteriore appesantimento della situazione debitoria già in sé allarmante e indicativa di un malessere profondo visto anche che si tratta, per la quasi totalità, di debito ipotecario; - affitto del ramo d’azienda RSA (Casa di Riposo); - riduzione del personale (anche se solo in questa fase minacciata più che attuata e comunque oggetto di accesa discussione con le Organizzazioni Sindacali).
A me sembra che queste scelte oltre che essere in sé sbagliate siano anche, in buona sostanza, del tutto inadeguate e non riusciranno a risolvere la situazione.
Per quanto riguarda la soluzione prevista per Palazzolo, dalle cifre si intuisce come sia una soluzione che non rende efficiente la struttura ma che, al massimo, riduce le perdite a Palazzolo e rende, forse, meno gravi quelle a Gussago (dove per altro non bisogna dimenticare la quantità di investimenti necessari per attuare lo spostamento, come ho detto pocanzi); ribadisco quindi, che non si tratta di un’inversione di rotta ma, nella migliore delle ipotesi, di un semplice momentaneo rallentamento nella discesa.
Per quanto riguarda le altre due soluzioni sono inefficaci da un lato perché intervengono solo su una parte dei centri di costo da risanare e dall'altro perché si scaricano oneri e responsabilità su coloro che hanno tenuto in piedi il Richiedei con il loro lavoro, la loro professionalità e la loro dedizione mentre si salvaguardano tutti coloro che hanno di fatto determinato il disastro strutturale della Fondazione.
Ma cerchiamo ora di esaminare questi due scenari un po’ più da vicino, partendo dall’affitto del ramo d’azienda RSA.
Devo rilevare, in premessa, come sia particolarmente brutto sul piano politico, etico e morale che la Fondazione Richiedei, nata con intento assistenziale sul lascito e sulle volontà dell’omonimo cittadino gussaghese, si spogli di tutta la partita dell’assistenza consegnandola ad altri; perché se anche non c’è formalmente la spoliazione definitiva, non sfugge a nessuno, neppure alle anime più candide e ben fidenti, che l’artificio dell’affitto sia, nella sostanza, l’abbandono definitivo ed irreversibile del tema e del campo assistenziale.
Ma c’è un altro elemento che qui mi interessa ancora di più.
Da un lato c’è la dichiarazione provata di un fallimento gestionale ma c’è dall’altro lato, per cercare di raddrizzare la situazione nella RSA e per consentire al locatore una sua gestione non in perdita, il risparmio sul personale che secondo il piano si attua su due fronti.
Il primo realizzando un percorso di abbassamento in prospettiva delle retribuzioni (solo nell’immediato garantite attraverso accordi sindacali) oltre che una probabile ulteriore precarizzazione dei rapporti di lavoro.
Il secondo attraverso l’abbassamento dei servizi prestati, perché se non erro, le previsioni sono di passare dagli attuali 1.300 minuti di assistenza, escluse le operazioni di pulizia, a 900 minuti comprese le operazioni di pulizia (anche se oggi sembra che a seguito di accordi sindacali la riduzione del minutaggio di assistenza si fermi a 1.100 minuti). E’ del tutto ovvio che alla riduzione del minutaggio corrisponderà una conseguente riduzione dei lavoratori addetti a parità di numero di persone assistite.
Infatti il piano industriale propone un quadro di esuberi di circa 70 unità.
So che ci saranno soluzioni per cercare di ridurre nell’immediato questo dato. So anche che sono in corso trattative e che le Organizzazioni Sindacali faranno in modo che siano garantiti i diritti economici e che nessun dipendente che ha un rapporto contrattuale con il Richiedei, sia lasciato senza garanzie. Ma rimane il dato che si realizzerà una riduzione immediata nascosta (cessazione delle forme precarie di contratto e dismissione dei rapporti con cooperative)e si realizzerà da subito una riduzione dei servizi e dell’assistenza.
Su questo terreno trovo esercizio di improntitudine quanto detto in un incontro tra famigliari dei ricoverati e dirigenza del Richiedei al quale ho partecipato credendolo aperto alla cittadinanza e che ho abbandonato non appena mi sono accorto di essere una sorta di “clandestino” . In quell’incontro, nella parte in cui ero presente, da parte di un Consigliere del Richiedei fu sostenuto che il servizio nella RSA era destinato a migliorare nella qualità e nella quantità...!!!
Al di là di quanto riusciranno le Organizzazioni Sindacali a contrattare, rimane la questione della riduzione del personale in prospettiva (blocco del turn-over, dimissioni incentivate e/o “spintanee” ecc.) che significa, nella sostanza, previsione di un ridimensionamento progressivo della struttura.
I numeri previsti e proposti nel piano industriale sono impressionanti nella loro quantità assoluta ma, soprattutto, nella relazione tra questi e il numero complessivo dei dipendenti; si tratta infatti di circa un terzo della forza lavoro complessiva.
E’ in corso, dunque, un dramma aziendale che si innesta su un dramma collettivo: - la perdita in prospettiva di posti di lavoro, di occupazione vuol dire anche disagio che cresce e che tocca una quota di famiglie non marginale in una comunità come la nostra.
Noi pensiamo invece che, stante il rilievo che le soluzioni proposte sono sbagliate e inefficaci e che prefigurano scenari futuri nei quali i servizi erogati dal Richiedei saranno sempre di meno e sempre meno efficaci (questo innesterà un circolo vizioso esiziale), altre dovrebbero essere le soluzioni e altre le cose da fare, sottolineando come noi siamo tifosi della sopravvivenza e del rilancio del Richiedei.
La prima cosa da fare è cercare di raddrizzare nel metodo le modalità con le quali viene affrontata la questione.
Evidenziare e mettere in chiaro la reale assoluta gravità delle cose, cessando nel contempo gli atteggiamenti che mirano a rappresentare la situazione come rientrante nei limiti della normalità, è necessario e pregiudiziale per qualsiasi passo ulteriore.
Così come è indispensabile abbandonare presunzione e autosufficienza che sono stati atteggiamenti di distorsione e sui quali si sono innescati i disastri successivi.
Alcuni esempi di quanto detto:
- Palazzolo: è stato esercizio di presunzione pensare di essere in grado in proprio di gestire la partita sanitari intervenendo in una situazione difficile e abbandonando ed escludendo ogni interlocuzione con i partners possibili.
- La scelta di divenire Fondazione in modo tale da escludere qualsiasi apporto esterno! Ricordo le motivazioni che avevano come base l’autosufficienza! Oggi risulta evidente che il problema non è avere o non avere in C.d.A. uno o due esponenti nominati dalla Regione, oggi il problema è avere o non avere il Richiedei nel futuro del nostro Paese.
- Il rapporto con la “Maugeri”. Io so per esperienza diretta, essendo stato consigliere del Richiedei negli anni in cui il Richiedei stesso si avviava ad essere un ente punto di riferimento importante nel panorama assistenziale e sanitario riabilitativo contando anche su una solidità contabile e gestionale, che le relazioni con la “Maugeri” erano faticose e difficili..!! E che su tali relazioni si spendevano energie non piccole..!! Ma la consapevolezza della proficuità in termini di capacità sia professionale sia economica, le facevano diventare utili per il bene del Richiedei. Sul capitolo Maugeri rimangono ancora una serie di domande inevase: - cosa è realmente successo? - si è trattato, come io credo, di “spocchia”? Visto anche che le decantate vittorie sul piano giudiziario (arbitrato) hanno prodotto il risultato di dover svalutare i crediti presunti perché diventati inesigibili proprio in forza dell’arbitrato “vinto”...!!!
- Il credere che si possa risolvere la situazione senza cambiare registro e senza cambiare i giocatori!! Giocatori che hanno dimostrato di essere incapaci e inaffidabili. Tra l’altro, presunzione e autosufficienza sono anche le pratiche auto assolutorie che hanno portato al disastro. Sotto questo profilo trovo grottesco e incredibile che chi ha portato a questi risultati, che chi non ha realizzato il risanamento promesso nel 2005 e oggi si prepara ad un ridimensionamento drastico, non solo non venga sostituito o si faccia da parte ( e non parlo solo delle responsabilità di indirizzo e di gestione complessiva ma anche di coloro che hanno responsabilità sul piano tecnico), ma neppure senta l’obbligo morale minimo di denunciare le proprie inadeguatezze e di cominciare un processo di confronto e di dialogo.
Se vogliamo salvare il Richiedei dobbiamo far sì che il Richiedei diventi il centro di un confronto collettivo in cui tutti mettano le proprie sensibilità e la proprie intelligenze al servizio della ricerca di possibili soluzioni.
Io intanto provo ad indicare alcune vie di approccio al problema:
- Occorre rientrare negli ambiti del Distretto 2 cercando soggetti che abbiano qualità economiche e competenze sanitarie e siano interessati a gestire in proprio le strutture di Palazzolo;
- Serve dialogare con le altre comunità che afferiscono allo stesso ambito per operare sinergie, recuperare efficienza e fare rete. In questo modo si coniugano razionalizzazioni , risparmi e mantenimento della qualità e della quantità dei servizi offerti;
- Bisogna darsi da fare per trovare uno o più partners che possano dialogare nel settore sanitario e che possano portare competenze e risorse professionali, gestionali e economiche e che siano segnale di un progetto di rilancio;
- Si deve coinvolgere in un’assunzione di responsabilità piena l’amministrazione comunale anche per la ricerca di risorse aggiuntive.
Perché una cosa è certa: con le affittanze degli immobili (uniche scarse boccate d’ossigeno oggi), perché in questo consistono la maggior parte dei rapporti con gli Spedali Civili e con le strutture di Capriano (il reparto collegato ai disturbi dell’alimentazione, la dialisi, la struttura residenziale afferente a Capriano non hanno nessun rapporto funzionale con il Richiedei che non sia quello di semplice utilizzo delle strutture murarie) non si va da nessuna parte, non si inverte nessuna tendenza , non si aumentano le proprie competenze.
Si è in balia delle decisioni e delle scelte degli altri.!!
Certo!! Ci sarebbe un altro capitolo da affrontare: quello delle colpe, che ci sono e sono evidenti, ma oggi a noi preme di più metter l’accento sui problemi, sulla ricerca delle soluzioni e sui tentativi di salvataggio del nostro Ospedale e dell’Ente che è la struttura di Gussago col maggior numero di dipendenti ( 250 del Richiedei e oltre 100 delle Cooperative).
Il Richiedei è uno snodo fondamentale della comunità gussaghese, è un patrimonio collettivo, assume in sé tutti i temi fondamentali di una comunità organica (occupazione, erogazione di servizi sanitari, assistenza).
Sarebbe gravissimo se di questo tema ne facessimo scontro politico.
I tempi sono, a nostro giudizio, abbastanza ristretti, per occorre metterci subito al lavoro con lo spirito sopra indicato.
Per far questo noi proponiamo un TAVOLO DI CONFRONTO aperto a tutte le forze politiche, sociali e di rappresentanza dell’utenza dove l’unica pregiudiziale è quella di discutere di questo problema e di condividere la voglia di salvare il Richiedei.
Noi da questo momento decliniamo la nostra disponibilità e il nostro impegno.
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2 commenti:
ottima relazione
Giust'appunto l'edizione odierna di "Bresciaoggi" ha dato grande risalto alla trasformazione in atto al Richiedei. Per quanto letto e riletto, però, l'articolo in oggetto non fa menzione alcuna dei molti motivi di perplessità che a causa della vicenda stanno attraversando la cittadinanza gussaghese, gli utenti dell'Ospedale e della Rsa, i lavoratori della Fondazione e delle Cooperative in essa impiegate.
Svolta epocale alla Fondazione «Nobile Paolo Richiedei». La Rsa non sarà più gestita direttamente dall’ente, bensì dalla cooperativa sociale «Il Gabbiano» di Pontevico che pagherà un affitto dei locali, assumendosi l’onere dei servizi socio - assistenziali. Il contratto sottoscritto ieri pomeriggio da Piero Isonni e Giacomo Bazzoni, rispettivamente presidenti della Fondazione e della Cooperativa, prevede un affidamento di 6 anni rinnovabile per altrettanti.
Ma non ci saranno contraccolpi sull’occupazione per gli 80 dipendenti in esubero, secondo il Piano di ristrutturazione aziendale per sanare il deficit accumulato. Trenta saranno assorbiti dal «Gabbiano», mentre per 50 si attiverà il blocco delle assunzioni e del turn over, spalmato in tre anni. In sostanza si attiveranno risoluzioni contrattuali di tipo volontario: pensionamenti, prepensionamenti, dimissioni, trovando d’accordo anche le organizzazioni sindacali che temevano la perdita di posti di lavoro a fronte di una ristrutturazione aziendale. Con la cessione di un ramo d’azienda , in esercizio dal 1881, si ritiene che nel triennio la Fondazione «Richiedei» possa risanare il bilancio, migliorando la qualità dei servizi (assistenza domiciliare, settori analisi, riabilitazione, reparto acuti). Il presidente Isonni ha illustrato i vantaggi dell’operazione: «I locali della Rsa saranno completamente ristrutturati. Inoltre, si prevede un aumento dei posti letto da 94 a 107 più 6 di "sollievo". E le rette? Per i residenti di Gussago non ci sarà alcun aggravio, salvo l’incremento Istat, mentre per gli esterni ci sarà un adeguamento anche se il "Richiedei" manterrà un potere di supervisione». Se a questo si aggiunge la salvaguardia del posto di lavoro e il mantenimento dei servizi con la loro ottimizzazione, la quadratura del cerchio si completa. E alla soddisfazione del presidente si è aggiunta quella di Bazzoni per il «Gabbiano», cooperativa fondata nel 1988, che occupa 600 tra dipendenti e collaboratori. Due gli obiettivi: il rispetto dell’assistenza all’anziano e quello per i dipendenti. È poi intervenuto il direttore generale Francesco Luzzardi che ha definito «ottimo l’accordo con i sindacati». Infine il sindaco di Gussago Bruno Marchina ha spiegato che la Fondazione «è ora in condizione di camminare con le proprie gambe, trovando un equilibrio gestionale.
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