All’emergenza abitativa loro rispondono con processi e condanne ai solidali: e noi cosa facciamo?
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mercoledì 22 febbraio 2017
L'arma della solidarietà
il Centro Sociale 28 maggio di Rovato (via Europa 54) vi invita
venerdì 24 febbraio alle ore 20.30
ad una serata di discussione sulla condanna comminata a tre
compagni del movimento antisfratti di Brescia e provincia. Ormai si contano a
centinaia le attiviste e gli attivisti imputati in decine di processi per reati di “solidarietà”, non possiamo far finta
di niente, è importante trovarci per fare il punto della situazione e
programmare la nostra risposta. All’emergenza abitativa loro rispondono con processi e condanne ai solidali: e noi cosa facciamo?
Al disagio sociale creato dalla crisi e dal neoliberismo
sfrenato che estorce il plusvalore anche dalla miseria loro reagiscono con il
dispiegamento di strumenti repressivi anticostituzionali come il DASPO urbano e
misure per prevenire l’occupazione di immobili: e noi cosa facciamo?
Siamo sempre più sotto attacco e una risposta unitaria è
improrogabile. Vi aspettiamo numeros*.
LA SOLIDARIETÀ È UN’ARMA: USIAMOLA !!!
I grillini hanno perso per strada una stella
Giovedì 16 Febbraio un solerte gruppo di vigili urbani,
inviato dal Comune di Roma, ha posto i sigilli al Rialto. Sede, tra gli altri,
del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua.
E' un fatto di gravità assoluta perchè si giunge a
sgomberare un luogo che è stato sede di quell’ampia coalizione sociale che ha
animato un’esperienza di straordinaria partecipazione democratica con i
referendum sull'acqua bene comune svolti nel 2011.
Questo è il luogo dove si è avviata la costruzione di un
laboratorio, vivo e in movimento, che prova a immaginare un modello sociale
alternativo basato sul godimento dei beni comuni e del welfare locale,
attraverso la riappropriazione sociale e la gestione partecipativa dei servizi
pubblici e del patrimonio.
Appare evidente che questi sono valori sociali e democratici
che andrebbero non solo tutelati, ma incentivati da chi ha l’onere di gestire
la cosa pubblica. Si tratta un laboratorio di democrazia, ed è questo che
l’amministrazione Raggi ha sgomberato.
Partecipa alla campagna per chiedere alla SIndaca Raggi e
alla maggioranza del M5S di riaprire il Rialto.
giovedì 16 febbraio 2017
REATO DI SOLIDARIETÀ
riceviamo da parte del Centro Sociale "28 maggio" di Rovato e ben volentieri pubblichiamo il seguente comunicato:
Prendiamo atto che nell’ordinamento giuridico si inserisce un nuovo reato: il reato di solidarietà.
Il 14 febbraio 2017 il tribunale di Brescia ha inflitto tre condanne a militanti della lotta antisfratti di questa città e della sua provincia.
A Claudio Taccioli del Comitato antisfratti/dirittoallacasa la giudice ha comminato 1 anno, a Beppe Corioni del Centro Sociale 28 maggio di Rovato 10 mesi, e a Elena Nodalli dell’Associazione “diritti per tutti” 6 mesi.
Questa criminalizzazione di solidali è volta a scoraggiare chi davanti all’ingiustizia sociale decide di battersi contro una legalità che nega i diritti fondamentali dell’essere umano.
Quando le leggi che dobbiamo rispettare sono in contraddizione con i principi di umanità e solidarietà come ci dobbiamo comportare? Possiamo essere insensibili all’umana sofferenza e, in questo caso specifico, davanti ad una famiglia con due bambini in tenera età di cui uno disabile al 100% che vivono sfrattati per povertà in un furgoncino, girare la testa dall’altra parte e non correre loro in soccorso?
La risposta per noi è quella che vede anteposti sempre i principi generali e universali dell’essere umano a cui pensiamo che lo Stato debba con leggi giuste dare attuazione e non disdetta. In caso contrario, per un elementare principio di civile convivenza, ci sentiamo chiamati ad azioni di solidarietà, che suppliscano, in questo come in molti altri casi, alle carenze legislative e alla mancata attuazione dell’articolo 2 della Costituzione Italiana:
“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”
E la Costituzione “dovrà essere fedelmente osservata come legge fondamentale della Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato”, come dice la sua XVIII disposizione finale.
Nel nostro caso la famigliola ora ha trovato collocazione in una casa Aler, e questo grazie all’intervento dei solidali che, entrando negli uffici dei servizi sociali del Comune di Mazzano, hanno chiesto un incontro con chi aveva il dovere di intervenire.
Se portare soccorso, dare solidarietà attiva, trovare soluzioni è un reato, allora noi tutti ci dichiariamo pubblicamente colpevoli. Ma a questo punto va ricordato che esistono nel diritto penale italiano anche i delitti di omessa solidarietà, come l'abbandono di persone minori o incapaci e l'omissione di soccorso. I loro principi ispiratori si fondano sul dovere di solidarietà che riflette il principio solidaristico della Costituzione, che si erge per promuovere i comportamenti encomiabili e per indirizzare il nostro agire verso una condotta doverosa. Il legislatore in questo caso si è preoccupato di suggerire un modello etico-culturale e di relazioni umane in contrasto con la società “liberistica”. Trattandosi di un dovere, il soccorso deve essere prestato anche nel caso che sia gravoso o pericoloso per chi deve adempierlo. In questo caso sono proprio la vita e l’incolumità personale a essere tutelati come beni di primissimo rango. A maggior ragione quando sono dei minori ad essere in pericolo. In questi casi, dice il codice penale, gli obbligati a prestare soccorso, cioè tutti i cittadini, devono rivolgersi “all'autorità”, come hanno fatto i solidali condannati !!!
Ci possiamo allora chiedere: chi è fuori legge? chi non ha prestato assistenza? I solidali condannati da una giustizia ingiusta, che con la loro azione hanno dato sostanza al dettato costituzionale, o chi, avendo giurato sulla nostra Costituzione, ha mancato una volta ancora al suo compito istituzionale?
Prendiamo atto che nell’ordinamento giuridico si inserisce un nuovo reato: il reato di solidarietà.
Il 14 febbraio 2017 il tribunale di Brescia ha inflitto tre condanne a militanti della lotta antisfratti di questa città e della sua provincia.
A Claudio Taccioli del Comitato antisfratti/dirittoallacasa la giudice ha comminato 1 anno, a Beppe Corioni del Centro Sociale 28 maggio di Rovato 10 mesi, e a Elena Nodalli dell’Associazione “diritti per tutti” 6 mesi.
Questa criminalizzazione di solidali è volta a scoraggiare chi davanti all’ingiustizia sociale decide di battersi contro una legalità che nega i diritti fondamentali dell’essere umano.
Quando le leggi che dobbiamo rispettare sono in contraddizione con i principi di umanità e solidarietà come ci dobbiamo comportare? Possiamo essere insensibili all’umana sofferenza e, in questo caso specifico, davanti ad una famiglia con due bambini in tenera età di cui uno disabile al 100% che vivono sfrattati per povertà in un furgoncino, girare la testa dall’altra parte e non correre loro in soccorso?
La risposta per noi è quella che vede anteposti sempre i principi generali e universali dell’essere umano a cui pensiamo che lo Stato debba con leggi giuste dare attuazione e non disdetta. In caso contrario, per un elementare principio di civile convivenza, ci sentiamo chiamati ad azioni di solidarietà, che suppliscano, in questo come in molti altri casi, alle carenze legislative e alla mancata attuazione dell’articolo 2 della Costituzione Italiana:
“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”
E la Costituzione “dovrà essere fedelmente osservata come legge fondamentale della Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato”, come dice la sua XVIII disposizione finale.
Nel nostro caso la famigliola ora ha trovato collocazione in una casa Aler, e questo grazie all’intervento dei solidali che, entrando negli uffici dei servizi sociali del Comune di Mazzano, hanno chiesto un incontro con chi aveva il dovere di intervenire.
Reato di soccorso? Reato di solidarietà? Reato di umanità?
Questa sentenza dimostra l’aperta ostilità delle istituzioni
per le lotte sul territorio che contrastano la crisi che ci attanaglia. Lo
Stato si serve spesso delle risorse di mobilitazione spontanea quando si
esplicano nel volontariato, evitando in tal modo di impiegare risorse proprie,
ma quando le stesse sono messe al servizio dei più deboli, dei più poveri e
degli ultimi, allora lo Stato si vendica. Questa vendetta ha dalla sua il
silenzio di chi è rassegnato, di chi non capendo le responsabilità della crisi
le imputa all’anello più debole della nostra società: gli immigrati e i
profughi. Questa “maggioranza silenziosa” non è più una società, perché grazie
alle politiche ultraliberiste dominanti la società non esiste più, ridotta ad
un insieme di individui accomunati solo dall’avere un nemico comune e
indifferenti a tutto ciò che li circonda in un'orgia di egoismo demenziale.Se portare soccorso, dare solidarietà attiva, trovare soluzioni è un reato, allora noi tutti ci dichiariamo pubblicamente colpevoli. Ma a questo punto va ricordato che esistono nel diritto penale italiano anche i delitti di omessa solidarietà, come l'abbandono di persone minori o incapaci e l'omissione di soccorso. I loro principi ispiratori si fondano sul dovere di solidarietà che riflette il principio solidaristico della Costituzione, che si erge per promuovere i comportamenti encomiabili e per indirizzare il nostro agire verso una condotta doverosa. Il legislatore in questo caso si è preoccupato di suggerire un modello etico-culturale e di relazioni umane in contrasto con la società “liberistica”. Trattandosi di un dovere, il soccorso deve essere prestato anche nel caso che sia gravoso o pericoloso per chi deve adempierlo. In questo caso sono proprio la vita e l’incolumità personale a essere tutelati come beni di primissimo rango. A maggior ragione quando sono dei minori ad essere in pericolo. In questi casi, dice il codice penale, gli obbligati a prestare soccorso, cioè tutti i cittadini, devono rivolgersi “all'autorità”, come hanno fatto i solidali condannati !!!
Ci possiamo allora chiedere: chi è fuori legge? chi non ha prestato assistenza? I solidali condannati da una giustizia ingiusta, che con la loro azione hanno dato sostanza al dettato costituzionale, o chi, avendo giurato sulla nostra Costituzione, ha mancato una volta ancora al suo compito istituzionale?
giovedì 8 dicembre 2016
L'ingiustizia della giustizia
Il nostro agire in solidarietà non appartiene al cielo; alla sua dottrina, alla sua disciplina.
Scaturisce dalla fatica, dalla paura, dal desiderio che
crescono dentro le cose di tutti i giorni.
Trova le ragioni nelle notti senza sonno; occupate dalle
angosce per quello che verrà.
Si confronta con gli occhi in crescita dei bambini depredati
di futuro.
Urla col silenzio delle madri che li ingannano d’amore per
confondere la realtà.
Annusa la miseria delle case lasciate al buio, al freddo e
destinate allo sgombero violento.
Stringe le mani ruvide di fatiche, ma svuotate di lavoro e dei sogni.
La nostra solidarietà si batte, senza tregue, per i
diritti primari di ciascuno.
Sulla linea di confine fra la vita e la disperazione finale.
Nell’ultima udienza dell’ennesimo processo contro il nostro
agire solidale (venerdì 2 dicembre), passa un avvocato che avevamo incontrato,
come avversario, durante un picchetto antisfratto.
Vede i nostri nomi e si ferma. Entra in aula e si avvicina
“sì siete proprio voi”.
Allunga la mano per stringere le nostre “questo processo è
una medaglia per voi. Portatela con orgoglio”.
Questo processo che domani, venerdì 9 dicembre, potrebbe concludersi con le condanne degli attivisti, è la dimostrazione dirompente di quanto sia sbagliato e
disumano questo sistema di vita.
Il PM Cassiani ha chiesto 1 anno e 10 mesi per Claudio
Taccioli e per Beppe Corioni, in quanto capi e organizzatori, e 10 mesi per altri/e sette militanti.
L’accusa finale, senza giustificazioni che tengano: aver
interrotto, per 2 ore, l’attività dei
servizi sociali del comune di Mazzano. In realtà, in quelle due ore, i servizi sociali, avevano,
finalmente, affrontato e risolto il dramma di una famiglia abbandonata, dopo lo
sfratto, nel parcheggio davanti al comune.
Due bambini (uno dei quali invalido al 100%) e i loro genitori
trovarono, dopo quell’azione solidale, un riparo dignitoso finanziato dal
comune. Fu l’inizio di un percorso virtuoso che portò la famiglia in
un appartamento ALER.
Oggi vivono ancora a Mazzano con un poco più di dignità. C’è
un bambino nuovo e tanti progetti.
Quale sia la pena, rifaremmo tutto quello che abbiamo fatto!
venerdì 20 novembre 2015
Contro gli sfratti impariamo a difenderci
Sabato 21 novembre, al Centro Sociale 28maggio, in
via Europa 54 a Rovato
INCONTRO DI FORMAZIONE PER
IMPARARE A DIFENDERSI DAGLI SFRATTI E DALLA CRISI
Il corso si svolgerà dalle ore 10
alle 18.
L’Unione Inquilini e Comitato
Antisfratti “Diritto alla Casa” (Brescia) organizzano una giornata sulle
problematiche dell’emergenza abitativa e allo studio degli strumenti per fare
valere il diritto alla casa.
Sarà presente Bruno CATTOLI,
Segretario regionale Unione Inquilini, che porterà un contributo di analisi
critica sulla legislazione vigente e sulle politiche della casa.
Il principale obiettivo del corso è
quello di contribuire a formare degli attivisti impegnati nella lotta contro
gli sfratti e per un affitto equo. Inoltre vorremmo fornire agli inquilini che
hanno partecipato alle lotte per il diritto alla casa strumenti di conoscenza
per difendersi dai problemi dell’insolvenza e dalle cause di sfratto.
PROGRAMMA:
* Dalle ore 10 alle ore 13:
1. Cosa è un contratto di locazione:
normative ed effetti;
2. Lo sfratto: dalla difesa legale
al contrasto alla esecuzione forzata.
(pausa pranzo)
* Dalle ore 14 alle ore 18:
3. L’edilizia residenziale pubblica;
4. Assegnazione e gestione delle
case popolari;
5. Riforma regionale dell’Edilizia
Residenziale Pubblica
Per info: 3394166753 (Beppe), 3397728683 (Fabio)
mercoledì 7 ottobre 2015
La colpa di essere poveri
PRESIDIO SFRATTI ZERO
sabato 10 ottobre dalle ore 9 alle ore 12 davanti alla prefettura
Sabato 10 ottobre 2015 è una giornata di mobilitazione nazionale per il diritto all’abitare. Sono più di 70 le città italiane in lotta per l’obiettivo “SFRATTI ZERO” nell’ambito di una campagna che valica le frontiere e si fa internazionale.
La crisi economica che ci ha travolto dal 2008 è una crisi innescata dalla speculazione privata negli Stati Uniti, per estensione non ha precedenti dal secondo dopoguerra in poi, e ha avuto notevoli ripercussioni in materia di occupazione in tutta l’area europea, per la scelta scellerata di attuare politiche di austerità per salvare il sistema bancario privato internazionale con soldi pubblici, quei soldi che vengono sottratti alle spese per lo stato sociale. L'emergenza lavorativa ha alimentato a cascata processi di impoverimento che creano sempre maggiore disagio abitativo, carenze di tipo alimentare, emergenza sanitaria, disagi relazionali, ecc … Tutto questo ha determinato anche nella nostra provincia un aumento di nuove tipologie di impoverimento. Sempre di più emergono storie individuali drammatiche, le cui traiettorie esistenziali devono essere affrontare sulla base dei bisogni cercando di dare risposte concrete.
Quasi ogni giorno i componenti del comitato ANTISFRATTI / DIRITTOALLACASA, parte integrante del movimento che si batte da anni per il diritto alla casa, lottano per arginare il dramma degli sfratti per morosità incolpevole, quella morosità per sopravvenuta impossibilità a provvedere al pagamento del canone locativo a ragione della perdita o consistente riduzione della capacità reddituale del nucleo familiare. Le oltre 2000 famiglie bresciane sotto sfratto non meritano che i poteri dello stato e della sua amministrazione si aggrappino alla solita solfa della legalità. Non sempre una norma di legge è legittima.
Ricordiamoci dei coniugi di Nuvolento che si sono suicidati insieme lasciando la busta dello sfratto esecutivo in cucina e sui comodini i biglietti d’addio scritti ai parenti. Per loro come per molti altri la vergogna per i debiti è stata insopportabile, così come la disperazione di non trovare vie d’uscita, e l’umiliazione per essere entrati a far parte della categoria dei ‘miserabili’. Forse il blocco dello sfratto poteva salvar loro la vita, forse attraverso la lotta potevano riacquistare la speranza e attraverso la solidarietà, il senso di appartenenza, la condivisione con gli altri sventurati che sono caduti nello stesso vortice della povertà, prendendo coscienza che non c’è nulla che non va in una vittima, individuando nel sistema, con i suoi vampiri, il vero colpevole.
Il vuoto istituzionale è sempre più evidente, la crisi mette in luce l’importanza di ammortizzatori sociali che invece sono in via di totale smantellamento, si parla di crisi e non si vede la miseria dietro l’angolo, miseria le cui prime vittime sono i bambini. Siamo ormai solo nuda vita, e questo è il dramma di una società che perde le sue fondamenta e vive sfaldandosi sotto i nostri occhi. Il sindaco ha il potere in casi di emergenza di esercitare la requisizione degli immobili sfitti. Lo fece già nel 1953 Giorgio La Pira, sindaco di Firenze, che requisì alloggi sfitti per dare un tetto alle famiglie sfrattate. I sindaci della nostra provincia cosa fanno?
COMITATO ANTISFRATTI / DIRITTO ALLA CASA
lunedì 6 luglio 2015
Prima di tutto, la condizione umana!
pubblichiamo qui di seguito la presa di posizione del "Comitato antisfratti/diritto alla
casa", resa nota dopo la drammatica vicenda del suicidio di una coppia a Nuvolento:
Quasi ogni giorno lottiamo per arginare il dramma degli
sfratti e questa mattina mentre andavamo a bloccare i quattro sfratti che
avevamo in calendario, ci ha preso come un pugno nello stomaco, ci ha gelato di
sconforto ... sapere dai giornali che
una coppia di 51 e 59 anni si sono suicidati insieme: lui è morto, lei è in fin
di vita.
Abitavano a Nuvolento, lui disoccupato da un paio di anni.
La busta dello sfratto esecutivo in cucina, sui comodini i biglietti d’addio
scritti ai parenti. La suocera, accudita
dalla donna, con la sua pensione aveva tamponato i problemi economici della
coppia ma ora, dopo la sua morte, il dramma dell’indigenza come uno spettro si
aggirava in casa.
La vergogna per i debiti insopportabile - le prime richieste
d’aiuto alla Caritas -
la disperazione di non trovare vie d’uscita, l’umiliazione
per essere entrati a far parte della categoria dei "miserabili".
Questa la situazione vista con gli occhi delle vittime.
Eppure per molti che guardano dall’alto l’immensità della
lotta anticapitalista, è cosa infima il blocco di uno sfratto, eppure è un
soffio di speranza e di energia nella condizione materiale dello sfrattato. E’
la presa di coscienza sua e di ogni altro solidale resistente che non si può
dare alcuna fiducia ai meccanismi ordinatori di questo sistema. E’ la certezza
che l’unica via da seguire è quella del conflitto; oggi per il diritto alla
casa; domani, per ogni altro diritto messo in discussione e inscindibilmente
legato alla condizione umana.
"Non sempre una norma di legge è legittima"
Forse il blocco dello sfratto poteva salvare loro la vita,
forse attraverso la lotta si riacquista la solidarietà, il senso di
appartenenza, la condivisione con gli altri sventurati che sono caduti nel
vortice della povertà, prendendo coscienza che non c’è nulla che non va in una
vittima, individuando nel sistema con i suoi vampiri il vero colpevole.
Noi non vogliamo che gli sfratti si trasformino in
statistica, noi del Comitato antisfratti/dirittoallacasa pensiamo che debbano
nascere sempre più comitati e che ogni sfratto sia lo sfratto della dignità di
una famiglia con la sua storia le sue delusioni e le sue speranze.
Pertanto ci rivolgiamo a tutte le compagne e compagni: la
situazione si sta sempre più aggravando, il vuoto istituzionale è sempre più
evidente, la crisi mette in luce l’importanza di ammortizzatori sociali che
invece sono in via di totale smantellamento, si parla di povertà e non si vede
la miseria dietro l'angolo, siamo ormai solo nuda vita, e questo è il dramma di
una società che perde le sue fondamenta e vive sfaldandosi sotto i nostri
occhi.
Dobbiamo attivarci e partecipare in massa al blocco degli
sfratti per morosità incolpevole; questo dovrebbe essere non un semplice
impegno, ma una scelta di vita di tutti noi, perché solo attraverso i bisogni e
la necessità che parte dal basso si costruisce la lotta di classe, quella che
incide più di tutte sul terreno delle contraddizioni del capitale.
lunedì 7 luglio 2014
Riappropriamoci degli stabili pubblici inutilizzati
BRESCIA: SENZA TETTO OCCUPANO UNA EX CASA DI RIPOSO IN CITTA’
Sabato 5 luglio 2014 un folto gruppo di senza tetto ha occupato l’ex casa di riposo comunale Arvedi di via Mantova 99 a Brescia: una struttura lasciata a se stessa pochi mesi fa ma ancora in perfette condizioni, sia all’esterno che all’interno tra mobilio, sanitari, camere e spazi comuni.
Gli occupanti, nativi e migranti, dormivano sui treni fermi in stazione a Brescia e Desenzano, da dove sono stati ripetutamente cacciati.Sabato 5 luglio 2014 un folto gruppo di senza tetto ha occupato l’ex casa di riposo comunale Arvedi di via Mantova 99 a Brescia: una struttura lasciata a se stessa pochi mesi fa ma ancora in perfette condizioni, sia all’esterno che all’interno tra mobilio, sanitari, camere e spazi comuni.
Per trovare una sistemazione alternativa alla strada hanno così deciso di riappropriarsi di uno dei tanti stabili lasciati vuoti e abbandonati in città a Brescia.
L’associazione “Diritti per Tutti” di Brescia, attiva da anni sul tema del diritto all’abitare, è stata contattata dagli occupanti per aiutarli nella divulgazione della notizia e nella convocazione di una conferenza stampa nella quale hanno diffuso una lettera aperta al sindaco della città, Emilio Del Bono.
Gli occupanti gestiscono comunque in maniera totalmente autonoma l’occupazione.
Prime notti (senza luce) all'ex Arvedi
Il blitz dei senzatetto ha permesso di dare «un letto vero» a chi prima dormiva per strada
Bresciaoggi, 7 luglio 2014. La prima notte in un letto quasi vero, da Natale, quando Antonio non ha dormito sul treno o all'addiaccio solo perché «ero in ospedale per un infarto». Quasi vero perché ancora non ci sono i materassi sulle reti trovate all'interno dell'ex casa di riposo “Arvedi” di via Mantova, occupata sabato mattina da una gruppo di uomini e donne, quasi tutti italiani, che per mesi ha dormito in stazione o sulle panchine. Un'azione figlia dell'emergenza e del bisogno, senza tante rivendicazioni ideologiche: ciò che ha spinto queste persone è stata l'esasperazione di una vita senza fissa dimora, l'umiliazione di dover dormire sulle panchine ricevendo spesso il disprezzo dei passanti per uno stile di vita che non si è certo scelto volontariamente ma che stanno vivendo per una serie di concause legate alla crisi, alla perdita del lavoro e del reddito. Il giorno dopo nella grande struttura comunale con quasi cento posti letto, chiusa da un anno e non riutilizzata, c'è calma e silenzio di una domenica dell'estate cittadina. «Una coppia di bresciani ha fatto la spesa e ce l'ha regalata, perché abbiamo bisogno di aiuto, di generi alimentari, per le pulizie e magari anche abbigliamento. Il problema è l'assenza di elettricità e questa notte le donne hanno avuto qualche difficoltà ad andare in bagno», continua Antonio nel farci da guida all'interno. Le persone si sono fermate al primo piano, chi singolarmente chi, come Antonio, con la moglie.
IL SECONDO È STATO lasciato libero per eventuali altre persone che avessero bisogno di un tetto di emergenza. Ripulite le stanze, sistemate le poche cose che posseggono, il problema ieri era letteralmente quello del cibo, poiché nel giorno festivo anche le mense dove generalmente si recano sono chiuse. Da qui la richiesta di solidarietà alla città, che già si era mostrata sensibile ad una simile esigenza manifestata dai profughi all'indomani della loro occupazione dello stabile di via Marsala o in occasione della prima occupazione a scopo abitativo che ancora esiste, l'hotel di via Corsica.
Il grande punto interrogativo è però il futuro: gli occupanti già hanno in mente lavori e sistemazioni degli spazi della ex “Arvedi”, per allestire, per esempio, una cucina funzionante e le stanze. Ma occorre fare i conti con il Comune, proprietario dell'immobile e che, come dichiarato sabato dall'assessore alla casa Marco Fenaroli, ha già un progetto in atto per questo stabile. Quest'oggi dovrebbe esserci un incontro. «Disponibile al dialogo ma sia chiaro che da qui non mi muovo se non con alternative valide e soprattutto concrete», commenta Antonio a nome di tutti.
IL SECONDO È STATO lasciato libero per eventuali altre persone che avessero bisogno di un tetto di emergenza. Ripulite le stanze, sistemate le poche cose che posseggono, il problema ieri era letteralmente quello del cibo, poiché nel giorno festivo anche le mense dove generalmente si recano sono chiuse. Da qui la richiesta di solidarietà alla città, che già si era mostrata sensibile ad una simile esigenza manifestata dai profughi all'indomani della loro occupazione dello stabile di via Marsala o in occasione della prima occupazione a scopo abitativo che ancora esiste, l'hotel di via Corsica.
Il grande punto interrogativo è però il futuro: gli occupanti già hanno in mente lavori e sistemazioni degli spazi della ex “Arvedi”, per allestire, per esempio, una cucina funzionante e le stanze. Ma occorre fare i conti con il Comune, proprietario dell'immobile e che, come dichiarato sabato dall'assessore alla casa Marco Fenaroli, ha già un progetto in atto per questo stabile. Quest'oggi dovrebbe esserci un incontro. «Disponibile al dialogo ma sia chiaro che da qui non mi muovo se non con alternative valide e soprattutto concrete», commenta Antonio a nome di tutti.
venerdì 14 febbraio 2014
Repressione di Stato contro i movimenti popolari
Roma. Arresti all'alba contro attivisti dei movimenti per la
casa
E' confermato: sono 17 in totale le misure di custodia
cautelare - tra arresti domiciliari e obbligo di firma - effettuate dalla Digos
e dal Comando Provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Roma su richiesta della
Procura della Repubblica della Capitale: per 7 attivisti è stato ordinata la
detenzione ai domiciliari e per altri 10 l'obbligo di firma. Le accuse nei loro
confronti sono quelle di adunata sediziosa, rapina, violenza, resistenza e
lesioni aggravate in danno di pubblici ufficiali, danneggiamenti aggravati. Tra
queste viene indicata anche la rapina di uno sfollagente e di uno scudo in
dotazione ai poliziotti.
Sono scattati questa mattina all'alba i provvedimenti
restrittivi operati dalla Digos della capitale contro numerosi e noti attivisti
dei movimenti sociali e per il diritto all'abitare. Dalle prima notizie
raccolte risultano agli arresti Paolo Di Vetta, Luca Fagiano e altri militanti,
in tutto 17 misure cautelari ordinate per altrettanti esponenti dei movimenti,
motivate dalla Magistratura come la conseguenza degli scontri e delle tensioni
del 31 ottobre scorso in via del Tritone durante l'assedio alla Conferenza
Stato-Regioni sul tema dell'emergenza casa strappata proprio dalle
mobilitazioni del 18 e 19 ottobre e dalla tendopoli sotto il ministero delle
infrastrutture.
La messa in agenda della moratoria sugli sfratti e
dell'emergenza abitativa nella Conferenza Stato-Regioni del 31 ottobre, aveva
visto i movimenti di lotta per la casa mobilitarsi a ridosso del palazzo di via
della Stamperia che ospitava la riunione e avanzare la richiesta che una
delegazione potesse partecipare alla discussione. Un incontro tra i movimenti e
il ministro Lupi era stato strappato dieci giorni prima sulla base della
crescente emergenza abitativa dilagante in moltissime città italiane e delle manifestazioni
popolari del 18 e 19 ottobre. Il governo aveva però limitato la sua risposta a
misure irrisorie e i movimenti sociali avevano scelto di far pesare la propria
piattaforma dentro le priorità della discussione. Ma il 31 ottobre un forte
schieramento di polizia aveva isolato la sede della conferenza e blindato le
strade adiacenti. I manifestanti avevano quindi cercato di forzare il blocco
facendo pressione sui cordoni di polizia e sui blindati. Ne nacquero dei
tafferugli senza particolare gravità ma la magistratura su segnalazione della
Digos aveva aperto un procedimento contro gli attivisti più noti che ha portato
alla retata di questa mattina.
Arrivata, denunciano i movimenti, a pochi giorni dal corteo
organizzato per la chiusura dei C.I.E. e per l'abolizione della legge
Bossi-Fini che sabato sfilerà attorno al centro di detenzione per immigrati di
Ponte Galeria e alla vigilia di importanti mobilitazioni nazionali sui temi
della casa, delle tariffe e della repressione.
venerdì 27 settembre 2013
Abitare nella crisi
riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente comunicato dell'Associazione "Diritti per tutti":
Nella settimana di mobilitazione nazionale 2 picchetti a Brescia
Oggi 25 settembre è la giornata centrale della settimana nazionale di mobilitazione contro gli sfratti e per la moratoria per la morosità incolpevole lanciata dalla Rete “Abitare nella crisi” in preparazione della sollevazione generale del 19 ottobre per la casa, il reddito e contro le grandi opere inutili, dispendiose e che devastano i territori. In provincia di Brescia l’Associazione Diritti per tutti ed il Comitato provinciale contro gli sfratti, una quarantina gli attivisti impegnati, hanno partecipato con l’attuazione di due picchetti che hanno bloccato l’esecuzione di sfratti a Borgosatollo ed a Gussago. Nel primo caso la famiglia che rischiava di perdere la casa è di origine pachistana, con due bambini di 2 anni e di 9 mesi. Il padre ha lavorato come operaio metalmeccanico in una azienda della zona ma con la crisi il suo contratto di lavoro, a tempo determinato tramite agenzia interinale, non è stato più rinnovato.
Oggi 25 settembre è la giornata centrale della settimana nazionale di mobilitazione contro gli sfratti e per la moratoria per la morosità incolpevole lanciata dalla Rete “Abitare nella crisi” in preparazione della sollevazione generale del 19 ottobre per la casa, il reddito e contro le grandi opere inutili, dispendiose e che devastano i territori. In provincia di Brescia l’Associazione Diritti per tutti ed il Comitato provinciale contro gli sfratti, una quarantina gli attivisti impegnati, hanno partecipato con l’attuazione di due picchetti che hanno bloccato l’esecuzione di sfratti a Borgosatollo ed a Gussago. Nel primo caso la famiglia che rischiava di perdere la casa è di origine pachistana, con due bambini di 2 anni e di 9 mesi. Il padre ha lavorato come operaio metalmeccanico in una azienda della zona ma con la crisi il suo contratto di lavoro, a tempo determinato tramite agenzia interinale, non è stato più rinnovato.
A Gussago invece la famiglia sotto sfratto ha tre figli, due minori di 6 e 2 anni. Anche in questo caso il padre era un operaio metalmeccanico prima di essere licenziato per mancanza di lavoro. La ricca proprietaria dell’appartamento ha inviato il fabbro che si è presentato per cambiare la serratura ed è stato bloccato; in un secondo momento lo stesso artigiano ha chiesto aiuto per suo fratello che è sotto sfratto.
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