domenica 15 agosto 2010

VANDALISMI E POLEMICHE FERRAGOSTANE

E' apparso ieri, sabato 14.8.2010, a cavallo delle bacheche di "Gussago Insieme" e dell'ANPI, copia di un articolo, tratto da un giornale locale, che dava conto di un gravissimo episodio di vandalismo; tale episodio, essendo esercitato contro il rifugio intestato a Tita Secchi e contro la Bandiera Nazionale, ha il sapore nauseante dell'intolleranza, della barbarie e del contrasto all'antifascismo militante.
Ringrazio il promotore di questa iniziativa perchè ha additato alla giusta riprovazione un atto così scellerato. Sarebbe, però, stata cosa più onorevole che si fosse limitato a questo; ha, viceversa, voluto operare un commento livoroso contro "Sinistra a Gussago" rea di non prendere posizione sul fatto accaduto in quanto, secondo l'autore del commento, imbarazzata perchè sembrano implicati in questo gravissimo atto personaggi di provenienza, forse, indopakistana.
La "Sinistra a Gussago, ha l'abitudine di giudicare i fatti per quel che sono a prescindere dal profilo etnico di coloro che li compiono, e il fatto occorso al rifugio Tita Secchi con il vandalismo e il vilipendio alla Bandiera Italiana è un fatto gravissimo e intollerabile e merita di esser sanzionato anche penalmente.
La "Sinistra a Gussago" è comunque soddisfatta che anche altri sentano il bisogno di difendere la memoria antifascista, il Tricolore e, con esso, la Costituzione.
La "Sinistra a Gussago" sollecita "Brenno* " (il firmatario del commento citato) ad abbandonare i toni ingiustificatamente rancorosi che, questi sì, rischiano di essere le spie di volontà meschinamente strumentali.

*Brenno credo sia uno pseudonimo. In questo caso ricordo che tale nome era molto comune tra i capi dei Galli durante il periodo dell'antica Roma (400 – 250 a.c.). Uno dei più famosi fu quel Brenno capo dei Galli Senoni che abitavano le terre tra il Rubicone e il Metauro e che, su spinta di Arunte, si diresse verso Roma per conquistarla. Qui, dopo aver sconfitto l'esercito romano a Allia, trucidò i patrizi (80) che sedevano immobili e inermi sui loro scranni e diede fuoco alla città. Solo il Campidoglio gli resistette e fu salvato dalle oche e dall'eroismo di Marco Manlio. Brenno, allora, cercò di avere, e probabilmente questa era l'unica ragione dell'impresa, dai Romani, per lasciare la città e tornare nei suoi territori, oro pesato, per altro, su bilance truccate; ma Camillo, generale romano, che nel frattempo aveva raccolto un nuovo esercito, sopraggiunse, sconfisse pesantemente Brenno e lo costrinse a ritirarsi.
Ah! Per tutti i "Brenno" segnalo che a casa mia ci sono due oche gracidanti e mordaci.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Poichè il persistente maltempo non consente oggi di dedicarsi completamente ad attività all'aria aperta, mi permetto di aggiungere qualche considerazione.
In primo luogo il sig. Brenno - della cui celtica identità mi sia consentito dubitare - non dovrebbe imitare il suo ben più noto omonimo nel 'truccare' le bilance.
Mi riferisco ovviamente alle bilance della giustizia e della legalità, nei confronti delle quali il sig. Brenno afferma di essere particolarmente sensibile.
Ebbene a questo proposito occorrerebbe forse ricordargli come ciò che egli ha compiuto vada sotto il nome di "affissione abusiva", alla quale però potranno semmai - se lo vorranno - reagire nelle sedi opportune gli amici dell'Anpi di Gussago.
Alla "Sinistra a Gussago", causa la mancata disponibilità di una bacheca o uno spazio pubblico (pur più volte richiesti all'Amministrazione), bastano le pagine del blog per rispondere alle polemiche sterili e infondate con cui qualche concittadino riempie le sue giornate agostane.
Altra considerazione, che va senz'altro compiuta per rispetto ai fondamentali principi della giustizia e della legge, riguarda l'intangibilità della presunzione di innocenza sino a sentenza definitiva.
Nel caso specifico della devastazione della Capanna Tita Secchi, il sig. Brenno infatti pare aver già concluso le indagini attribuendo senza ombra di dubbio la patente di colpevolezza a persone, naturalmente di ceppo non puramente "ariano", che a quanto riportato dall'articolo esposto dal sig. Brenno stesso per il momento sono soltanto oggetto di meri sospetti.
Infine sottopongo una domanda al sig. Brenno e a coloro i quali avranno la bontà di leggere queste righe: se gli approfondimenti condotti dalle forze dell'ordine dovessero senza alcun dubbio attribuire ai soggetti identificati la responsabilità per l'esecrabile episodio, come potranno essi venire chiamati a rispondere ed a riparare alle loro malefatte, se nel frattempo l'espletamento delle procedure previste dalla legge sull'immigrazione clandestina, li avrà resi irreperibili?