Affari, povertà, diritti negati e adesso anche le bombe…
MERCOLEDI 6 APRILE 2011, dalle 18 alle 19 A BRESCIA in PIAZZA ROVETTA
… Regimi autoritari
… Distribuzione iniqua della ricchezza
… Diritti umani negati
… Spreco delle risorse economiche
I nostri Governi hanno pensato di costruire su queste basi la nostra sicurezza, stipulando trattati politici ed economici, appoggiando i Governi di Tunisia, Egitto, Libia, Yemen, Barhein e vendendo loro armi. Ma hanno privilegiato il rapporto con despoti e clan familiari al potere, ignorando i popoli. Chi pensava che la globalizzazione e i suoi strumenti fossero solo a servizio dell’economia, sta verificando che non viaggiano solo le merci, ma anche le idee, i bisogni di libertà e giustizia, le donne e gli uomini. Fino a quando non si garantiranno diritti, democrazia, giustizia sociale, ridistribuzione della ricchezza, uomini e donne si muoveranno alla ricerca di ciò che è loro negato.
E’ ciò a cui assistiamo in questi giorni.
Un'ora di silenzio PER DIRE SI all' uguaglianza di diritti per tutte le persone "senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" (Art. 3 della Costituzione della Repubblica Italiana).
Un'ora di silenzio PER DIRE SI alla libertà di accoglienza per bambini, donne e uomini.
Un'ora di silenzio PER DIRE SI alla fratellanza fra popoli e culture.
Un'ora di silenzio PER DIRE NO ai respingimenti e ai rimpatri forzati.
Un'ora di silenzio PER DIRE NO alla criminalizzazione di chi fugge dalla guerra, dalla fame e dalla miseria.
Un'ora di silenzio PER DIRE NO al pregiudizio di chi vede nello straniero solo un pericolo, un nemico.
Un'ora di silenzio PER DIRE NO allo sfruttamento della clandestinità.
SIAMO IN SILENZIO per un momento di riflessione; per disporci all'ascolto e all’accoglienza;
per ridare significato alle parole. Partecipa anche tu al silenzio del cerchio. Entra e condividi con noi questo momento.
L’ora del silenzio si tiene ogni primo mercoledì del mese e sarà, per i prossimi mesi, insieme al digiuno, l’iniziativa che porteremo avanti per riflettere sulle scelte politiche fatte per profughi e migranti.
COMPLICI, OPPORTUNISTI E MARAMALDI 6 aprile 2011. Quando tutto sarà finito, noi, liberi e democratici popoli europei dovremo chiedere scusa a quelli dell'Algeria, Egitto, Libia e Tunisia, non solo perché i nostri governi (in primis quello italiano) respinge i più disperati di loro ricacciandoli nell'inferno da cui cercano di fuggire, ma perché abbiamo armato le mani dei loro attuali carnefici, ricevendone in cambio lauti profitti. Mai come in questo momento, il denaro è sporco di sangue. Vorremmo ricordare a tutti coloro che con cattiva coscienza sbraitano “dove sono i pacifisti?” per far dimenticare le loro connivenze con i vari regimi autoritari o tirannici che presidiano spietatamente i loro popoli facendo intanto affari con l'occidente “civile” questa semplice verità che da anni, inascoltati, stiamo denunciando. Nel 2009 la Fabbrica d’armi Pietro Beretta di Gardone Valtrompia (Brescia) ha esportato in Libia 11 mila armi semiautomatiche. Si tratta di 7.500 pistole PX4Storm cal. 9X19, 1.900 carabine CX4Storm cal 9X19 e 1.800 fucili Benelli (gruppo Beretta) mod. M4. Questa esportazione non è mai stata segnalata da parte dei competenti uffici governativi italiani all'UE. Perché? Ci piacerebbe che in occasione della prossima edizione di EXA i responsabili della Beretta chiarissero quante e quali armi hanno venduto ai diversi Paesi del Nord Africa, a cominciare dalla Libia. Se pensano di averlo fatto nel rispetto delle leggi vigenti, non dovrebbero aver timore di documentarlo, anche se in questi casi il principio di liceità dovrebbe far premio su quello di legittimità in quanto le armi non sono giocattoli. Servono ad un unico scopo: quello di uccidere! Ma non solo: se dalle piccole armi passiamo a quelle maggiori, dovremmo sapere che l'Italia è il maggiore esportatore europeo di armamenti al regime di Gheddafi, il “colonnello amico”. I Rapporti dell’Unione europea sulle esportazioni di materiali e sistemi militari certificano che nel biennio 2008-2009 l’Italia ha autorizzato alle proprie ditte l’invio di armamenti alla Libia per oltre 205 milioni di euro. L'oramai famoso (e famigerato) “Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia” firmato a Bengasi nell’agosto del 2008 da Berlusconi e Gheddafi, prevede “un forte ed ampio partenariato industriale nel settore della Difesa e delle industrie militari”, nonché lo sviluppo della “collaborazione nel settore della Difesa tra le rispettive Forze Armate”. La Finmeccanica, il più grande gruppo industriale italiano di armamenti, ha come secondo azionista la Lybian Investment Authority (LIA), l’autorità governativa libica che detiene una quota del 2,01% delle sue azioni. Come si dice: pecunia non olet (il denaro non puzza)! La Agusta Westlands, ancora una società della Finmeccanica, tra il 2006 e il 2009 ha venduto 10 elicotteri AW109E Power per un valore di circa 80 milioni di euro. Nel 2009 Tripoli ha acquistato altri due elicotteri AW139 dell’Agusta per circa 24,9 milioni di euro e “ricambi e addestramento” per velivoli F260W della Alenia Aermacchi, spesso impiegati come bombardieri e venduti all'Aeronautica libica. Nel 2006 un certo numero di questi velivoli sono stati ceduti alle forze armate ciadiane che li hanno utilizzati per bombardare i ribelli sulle frontiere con il Sudan. Forse con questi stessi mezzi l'ex amico fraterno del nostro presidente del consiglio, sta bombardando i civili di Tripoli e Bengasi...
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