sabato 5 gennaio 2013

Restituite ai soggetti pubblici la gestione del servizio idrico

Depurazione e acquedotti, Brescia in ritardo: non parte la società unica che unisce A2a, Cogeme e Garda Uno.
In arrivo 160 milioni di multe Ue. Servono 700 milioni di investimenti per mettere a norma gli impianti


Anno nuovo ma vecchi problemi per la gestione di fogne e acquedotti dei 206 comuni bresciani. Gli scarichi civili di 280mila abitanti finiscono ancora in fossi e fiumi senza essere depurati. Un comune su cinque non è depurato. Le tubature dove scorre l’acqua potabile hanno perdite del 40 per cento e andrebbero rifatte. Servono investimenti per evitare una maxi multa dell’Unione Europea. E per realizzarli servono soldi, tanti soldi. Almeno 700 milioni di euro. In questo quadro preoccupante risulta ancor più grave il ritardo della Provincia nell’affidare la gestione di tutto il sistema idrico (captazione dell’acqua, distribuzione e depurazione) ad un unico gestore. Un passaggio che la Regione Lombardia aveva imposto per legge entro il 31 dicembre 2012. Una strada imboccata da altre province, da Milano a Cremona, passando per Bergamo. Non da Brescia.
Eppure il progetto non manca. L’ha approvato il consiglio d’amministrazione dell’Ufficio d’ambito dell’ex Ato. Si è pensato ad una società interamente pubblica (rispettando così anche il referendum del 2011) che unisca e vada oltre le attuali tre multiutility presenti sul territorio: A2A (che ha in gestione 74 comuni tra hinterland, Valtrompia e Valsabbia), Garda Uno (gestisce 23 comuni gardesani) e AoB2 (53 comuni nella Bassa e dell’Ovest). Ed è già stato trovato anche un nome, Acque di Brescia. La parte del leone la farebbe logicamente la Provincia, che coordinerebbe e distribuirebbe gli investimenti. L’idea è piaciuta ad AoB2 (controllata da Cogeme), pronta ad entrare nella partita con 16 milioni. A2A è possibilista e attendista: sa che (non essendo una società interamente pubblica) non potrà continuare a gestire rubinetti e fognature di migliaia di bresciani; e aspetta di capire come trasferire le proprie competenze nel nuovo soggetto. Meno propensa a perdere il proprio ruolo sul Benaco è Garda Uno. Ma in concreto, con la nuova società Acque di Brescia, cosa cambierebbe per gli utenti bresciani? In termini di spesa nulla, visto che dallo scorso giugno è l’Autorità per il gas e l’energia a stabilire le nuove tariffe (1,24 euro ogni mille litri d’acqua consumata).
Ma potenzialmente ci sarebbe un soggetto che per numeri e forza potrebbe bussare alla porta della Banca europea per gli investimenti (Bei) o alla Cassa depositi e prestiti per ottenere quei finanziamenti che mai darebbero le banche (il ritorno degli investimenti è ultra ventennale). Potrebbe così essere posata la prima pietra del depuratore di Concesio (costo 45 milioni), o dare inizio al nuovo collettamento del Garda bresciano (le vecchie condotte fognarie che scorrono sotto il lago sono una bomba ecologica). Tradotto: i bresciani eviterebbero di pagare 160 milioni l’anno di sanzioni. A tanto ammonterebbe la multa dell’Unione Europea per non aver rispettato l’ ambiente come previsto dalla legge.

Corriere della Sera, ed. Brescia - 5 gennaio 2013

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