giovedì 4 aprile 2013

Non c'è più tempo

Manifestazione della RAB per chiedere la bonifica urgente del sito Caffaro
2 aprile. «Non c´è più tempo. Siamo morti che camminano». Paola Zara, della Rete antinocività bresciana, è stanca del silenzio delle istituzioni sul caso Caffaro, e con lei gli altri circa cento manifestanti che ieri pomeriggio si sono ritrovati sotto i portici di Palazzo Loggia per sollecitare la bonifica delle aree inquinate dal Pcb. I dimostranti hanno esposto cartelloni con cifre preoccupanti riguardo ai tumori a Brescia – l´incidenza dei tumori al fegato è del 58 per cento superiore rispetto al resto del Nord Italia, mentre il linfoma non Hodgkin colpisce il venti per cento in più – ricordando che «Abbiamo il record mondiale di Pcb nel sangue». Infatti, secondo i dati presentati in un recente convegno da Marino Ruzzenenti, la concentrazione media a livello mondiale è di 13,2 picogrammi per grammo di grasso, mentre nel sangue dei residenti in città il valore è di 54. Peggio va a chi abita o ha abitato nelle zone inquinate (82 picogrammi) e per chi ha consumato i generi alimentari prodotti nelle fattorie della Caffaro (419 picogrammi).
IL SIT IN È STATO ORGANIZZATO alla mezzanotte di domenica, subito dopo la trasmissione «Presa diretta» di Rai Tre, che nel giorno di Pasqua si è occupata proprio del caso Caffaro. Sotto accusa sono anche le spese per le «grandi opere». Un cartello denunciava: «Metro, Tav, inceneritore, parcheggio sotto il Castello e poi non abbiamo i soldi per le bonifiche?». Su due transenne sono stati esposti piccoli teschi, mentre un grande striscione giallo recitava «Inquinati a morte. Ora basta Pcb». «Le risorse ci sono solo per le grandi infrastrutture, mentre per le bonifiche non sono mai arrivate – ha rincarato Zara - È dagli anni Trenta che si sa che il Pcb fa male, ma mai nessuno ha fatto nulla». L´accusa è rivolta soprattutto ai partiti, e per questo la Rete non vuole chiedere nulla ai candidati alla carica di sindaco, anche per evitare strumentalizzazioni in campagna elettorale: «Sono state le amministrazioni e i governi che si sono succeduti a permettere tutto questo. Noi ci rivolgiamo solo a tutti i bresciani, perché finalmente rialzino la testa e dicano basta».
Alla protesta hanno partecipato molti cittadini che vivono o hanno vissuto nelle zone inquinate. È il caso di Mara e Sergio Galanti, che hanno abitato per dodici anni a Chiesanuova prima di trasferirsi a Castenedolo. «È una cosa vergognosa, abbiamo due figlie e non oso pensare cosa possiamo aver trasmesso loro attraverso il latte e i prodotti dell´orto che avevamo in giardino». Le colpe vengono divise equamente tra i proprietari dello stabilimento e le amministrazioni comunali: «Entrambi hanno speculato sulla città e sui suoi residenti, passati e futuri».
La campagna di sensibilizzazione sui temi dell´inquinamento continua: sabato 6 aprile alle 15, alla Casa delle associazioni di via Cimabue, si terrà un incontro con una delegazione di lavoratori di Taranto per parlare dell´Ilva, che tante similitudini ha con l´ex Caffaro.

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