Questo studio, commissionato dal Comune di Gussago e da altri dieci Enti locali circonvicini, è stato sviluppato dal team di ingegneri e tecnici coordinato dagli ingg. Bacchi, Bonfadelli e Dallera.
Dalla copiosa documentazione prodotta al termine della prima fase di tale studio – tutta liberamente consultabile e scaricabile dal sito che abbiamo citato all’inizio – abbiamo deciso di estrarre e di proporre qui soltanto i particolari di due tavole.
L’una indica le aree agricole gussaghesi che lo studio suggerisce di utilizzare quali zone di esondazione controllata delle acque dei torrenti in caso di piena e l’altra riporta le porzioni, indubbiamente numerose e vaste, del nostro territorio potenzialmente esposte al rischio di allagamento.
Fra queste ultime, ci preme evidenziare la presenza – e come poteva essere altrimenti? – di tutto quel triangolo di campi, strade, capannoni e case che si insinua all’estremità meridionale del nostro Comune, fra la Badia, la Mandolossa, via Fermi (la statale per Iseo) e via Togni.
Una frazione di territorio, come ben si sa e come ben ha dimostrato negli anni l’esperienza di chi ci vive, naturalmente vocata ad essere invasa dalle acque, essendo situata in generale ad un livello più depresso rispetto ai suoli circostanti ed essendo attraversata da una fitta rete di rogge, di torrenti e di confluenze.
Eppure, nonostante questa situazione di rischio, il vigente Piano di Governo del Territorio di Gussago – mai abolito ma anzi in corso di attuazione da parte dell’Amministrazione “Marchina ter” – prevede proprio là, nell’ambito di trasformazione urbanistica n° 11, lo stanziamento di oltre cinquanta nuovi edifici in grado di accogliere più di mille persone.
Quando tutte queste case verranno allagate, com’è inevitabile che succeda, con chi se la dovranno prendere i loro abitanti?
Forse il buon senso consiglierebbe di adottare, quale primaria e immediata misura di contenimento del rischio di inondazione, il divieto assoluto di permettere qualsiasi opera di edificazione in aree tanto esposte al rischio idrogeologico, anche a costo di rinunciare, per una volta almeno, ai soldini che gli imprenditori edili versano nelle casse comunali.

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