venerdì 27 settembre 2013

Inquinamento record per l'acqua bresciana

Cromo nell’acqua potabile: per Brescia nuovo record europeo

27 settembre 2013. Non esiste città in Europa con una media di 10 microgrammi per litro: Brescia batte tutti anche grazie ad una legislazione contraddittoria. Il limite di falda infatti è pari a 5 microgrammi, dal rubinetto sale a 50

Acqua inquinata, ma nei limiti di legge. Eppure nessun sospiro di sollievo da chi con quell’acqua potabile ha a che fare ogni giorno dell’anno. Confrontando i più recenti dati ASL con quelli dello scorso febbraio infatti salta subito all’occhio che la concentrazione di cromo esavalente nelle acque dei pozzi cittadini è in continuo e costante aumento.
Mediamente la concentrazione nel rubinetto è di 10 microgrammi per litro, i picchi si raggiungono nelle zone ovest della città e nella bassa Valtrompia. In aumento rispetto a febbraio le concentrazioni in zona Lamarmora e Villaggio Sereno.
Niente ‘scarico libero’ da parte delle fabbriche ma naturale ‘discesa’ di quanto invece è già stato svuotato nei corsi d’acqua negli anni addietro. Il cromo infatti è parte integrante del processo di lavorazione dei metalli: a Brescia e in Valtrompia, la prima industria in assoluto per quantità lavorate o prodotte e per numero di aziende sul territorio.
Sono almeno tre i pozzi che fanno scattare l’allarme, fortunatamente tutti al di fuori della cosiddetta “rete acquedottistica”: il Folzano Uno (con 69 microgrammi di cromo per litro), il Folzano Due (fermo a quota 52), il Sereno Uno (anche qui siamo a quota 52).
A non fornire certezze è pure la legge: il limite di 5 microgrammi per litro fissato per l’acqua di falda, magicamente cresce di dieci volte, fino ai 50 microgrammi per litro per l’acqua che fuoriesce dai rubinetti. Un limite vecchio di 15 anni e che non trova eguali in giro per il mondo: l’Organizzazione Mondiale per la Sanità OMS ha fissato il limite di legge a 2 microgrammi. Lo Stato della California addirittura ha recentemente abbassato il limite da 0,06 a 0,02 microgrammi per litro: una soglia ben cinquecento volte inferiore alle concentrazioni medie presenti nell’acquedotto cittadino.

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