Gli stabilimenti Riva Acciaio devono ripartire ed insieme a loro tutta l’economia del territorio
Quanto sta accadendo al gruppo Riva Acciaio, compresi i suoi tre stabilimenti “camuni” e gli oltre 430 lavoratori occupati, rischia di essere il colpo mortale all’economia della Vallecamonica.
Questa vicenda va infatti oltre i numeri (già da far rabbrividire) del gruppo stesso, ma interessa e rischia di travolgere anche molte aziende e tantissimi lavoratori (probabilmente piu di 1000!!!!) dell’indotto, che rischiano di trovarsi senza lavoro.
Questo avviene in un territorio, quello della Valcamonica (ma coinvolge un territorio molto più ampio) già duramente segnato da questi anni di crisi, e che strutturalmente ha debolezze nel suo tessuto socio economico, che si manifestano in maniera evidente in una mancanza datata di posti di lavoro, e purtroppo in una crescente disoccupazione, giovanile e femminile in particolare.
Vorremmo che tutti, a partire dalle Istituzioni, dalle forze sociali, dalle associazioni, ai partiti, per finire con i singoli cittadini (studenti, lavoratori, disoccupati e pensionati) fossero consci di questo, ed insieme si impegnassero per un futuro diverso per chi tra mille sacrifici e disagi vive su questo territorio, iniziando col dire che il gruppo Riva deve riprendere l’attività ed i lavoratori devono riavere il loro posto di lavoro, con garanzie anche per il futuro.
Per questo pensiamo sia importante saldare la lotta dei lavoratori di Riva Acciaio con tutto il territorio, e farla diventare una battaglia comune per la difesa ed il rilancio dell’occupazione.
Per questi motivi l’iniziativa, decisa nell’assemblea dei lavoratori di giovedì 19 settembre, di organizzare una fiaccolata per domenica 22 settembre a partire dalle 20, con inizio dal piazzale della fabbrica di Cerveno con un momento iniziale di incontro (alle 18) tra i lavoratori , le loro famiglie, e tutta la popolazione che vorrà portare la propria solidarietà.
Invitiamo tutti a partecipare, ad unire le forze, la propria voce, per gridare tutti insieme ed il più forte possibile che:
RIVA ACCIAIO DEVE RIAPRIRE E LA VALLE NON DEVE MORIRE
Riva, la Valcamonica in corteo per il lavoro
A «COLORARE» la giornata di fine estate i cartelli, fin troppo eloquenti: «Il prezzo devono pagarlo i Riva, non noi»; ed ancora, «440 famiglie senza futuro e una buona soluzione», oppure «Questa Valle Camonica ha già pagato. Noi diciamo basta». In piazza Ghislandi gli interventi: quelli del segretario generale della Cgil Vallecamonica-Sebino, Daniele Gazzoli, che ha fissato un altro appuntamento per tenere alta l’attenzione: è fissato per questa mattina alle 9, e si concretizzerà in un «presidio davanti allo stabilimento di Cerveno. Già con la manifestazione di Breno abbiamo avuto una grande risposta, che testimonia la ferma volontà di un ritorno in fabbrica dei lavoratori e l’unità di un territorio che chiede venga riformata una decisione ingiusta». Il sindaco della cittadina camuna, Sandro Farisoglio, si è fatto portavoce di tutti gli amministratori evidenziando l´«assoluta vicinanza e il sostegno della Valle ai lavoratori». Franco Ballerini, della Fiom Cgil, ribadendo che «le fabbriche in questione non sono certo obsolete e che 1.400 sono complessivamente i posti a rischio, indotto compreso», ha duramente condannato il comportamento della società: «Ha scelto deliberatamente di fermare la produzione e di mettere in libertà i lavoratori senza scrupolo alcuno - ha tuonato -. Non esiste nessuna contrapposizione fra gli occupati del gruppo Riva a Nord e a Taranto: la magistratura fa il suo lavoro, ma c’è l’assoluta necessità che i tre stabilimenti ripartano subito».

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