riceviamo dal S.I.Cobas il seguente comunicato che volentieri pubblichiamo:
Un agguato in
stile mafioso ad un compagno dirigente del S.I. Cobas (15/1/2014)
Ieri pomeriggio
il compagno Fabio Zerbini è stato attirato in una specie d'imboscata e pestato
a sangue. Con la scusa di un incontro per risarcire i danni di un incidente
automobilistico (uno specchietto rotto) avvenuto a fine dicembre, è stato
attirato in zona Affori.
Appena sceso
dall'auto, è stato assalito a tradimento e pestato a sangue.
Gli aggressori
si sono quindi allontanati promettendogli una brutta fine se si occuperà ancora
dell'organizzazione delle lotte operaie.
Questo pestaggio
è la continuazione della strategia repressiva che combina l'intervento delle
forze del disordine, con quelle dell'ordine di mafia, n'drangheta e camorra di
cui hanno fatto le spese i nostri militanti sindacali con minacce, processi,
pestaggi, incendi d'auto ecc...
Più lo scontro
politico si accentua, più si intrecceranno queste azioni atte ad intimidire la
lotta dei lavoratori della logistica. Ma solo l'estensione della lotta,
l'organizzazione di essa e dei COBAS potrà garantire una maggior difesa agli
attacchi posti in atto dal padronato e dai loro sgherri, contro i sindacalisti
attivi.
Non ci faremo
intimidire!
Un caloroso
saluto e una pronta guarigione va a Fabio, uno dei nostri compagni più in vista
nelle lotte portate avanti tra gli operai della logistica.
Il S.I. COBAS
nazionale
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Una risposta
adeguata al pestaggio di oggi.
A tutte le
strutture nazionali, territoriali e di fabbrica. A tutti i solidali con le
lotte operaie nella logistica.
Il pestaggio da
me subito oggi può avere responsabilità dirette difficili da definire ma è, in
ultima istanza, una chiara rappresentazione politica della reazione borghese al
movimento di lotta che sta attraversando l'intero paese, con al centro i facchini
(per lo più immigrati) della logistica e del trasporto
La scia degli
episodi di violenza contro il movimento di sciopero che continua ad allargarsi
è ormai abbastanza lunga da richiedere una risposta all'altezza della
situazione con il chiaro obiettivo non di porvi fine (nessuno di noi si può
illudere in questo senso) ma, piuttosto, di non segnare il passo e alzare
ulteriormente il contenuto (non stupidamente le sole forme) dello scontro.
Illusi quei
nemici che pensano che tale movimento di lotta passi per alcuni militanti
magari (?) più convinti e abnegati di altri. Il movimento nasce da condizioni
materiali ben precise, destinate ad approfondirsi per via della crisi del
capitalismo che impone uno sfruttamento sempre più intenso della classe
operaia.
Attentati e
pestaggi dei dirigenti e dei delegati più in vista, minacce e ricatti diffusi
nelle fabbriche, licenziamenti e violazioni sistematiche dei diritti, cariche,
denunce, fogli di via e arresti da parte degli organi repressivi dello Stato non
sono altro che sfaccettature diverse di una verità che viene a galla. Da una
parte gli sfruttatori dall'altra gli operai che vanno organizzandosi dal basso.
Il conflitto è inevitabile e, finalmente lo possiamo dire, l'esito tutt'altro
che scontato.
Stolti quindi
anche coloro (tra i presunti amici) che si accontentano di gridare vendetta o
che “cascano dal pero” e si inorridiscono per la violenza appellandosi alla
democrazia e al rispetto delle sue regole. Perché proprio questa è la
democrazia, riflesso diretto, anche se distorto, di un dominio di classe che
"qualcuno" ha deciso di sfidare, nella convinzione profonda che,
battendosi per i bisogni elementari delle grandi masse, si possono anche
raggiungere conquiste immediate, per quanto parziali.
Insomma, poco ci
deve importare cercare di scoprire l'autore materiale dell'ennesima violenza
anti-operaia di cui si è dovuta nutrire la nostra stessa scelta
politico-sindacale in quanto S.I. Cobas. La mano che ha colpito non è cattiva
(e a pensarci bene non ha fatto nemmeno un gran danno) ma è piuttosto una
rappresentazione evidente del fatto che il padronato (inclusi i suoi servi o
sgherri, ovviamente) non trova, al momento, una soluzione praticabile per
sottrarsi dal ricatto dell'azione operaia.
Quindi, ancora
una volta: che fare?
Al momento la
mia proposta è una sola: la convocazione di un attivo pubblico di tutte le
strutture del S.I. Cobas e di tutti i solidali con questa battaglia, per
sfruttare al meglio l'occasione e rilanciare la lotta attraverso uno sciopero
generale da organizzarsi ... bene.
Fabio Zerbini
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