Per il diritto all'acqua: pubblica, partecipata, libera e di qualità!
L'acqua è pubblica, perché appartiene a tutti e a nessuno, e non può essere intesa, in nessun modo, come un bene privato. Ne l'acqua né la sua gestione.
La gestione dell'acqua deve essere partecipativa. Per questo pensiamo sia necessario un nuovo modello, all'interno del quale i cittadini e i lavoratori possano esercitare un controllo e partecipare alle decisioni che riguardano l'interesse generale.
L'acqua deve essere libera, non sottoposta allo sfruttamento antropico che ne massimizza i profitti e ingenera devastazione ambientale ed esclusione sociale.
Il bene acqua è un bene finito e non può essere utilizzato a fini speculativi. L'acqua deve essere di qualità, perché come cittadini di società complesse e altamente inquinanti abbiamo il dovere di garantire la salubrità di bacini sotterranei, sorgenti, fiumi e laghi. anche per garantire la salute delle comunità che abitano i diversi territori.
L'acqua è un bene comune e, come tutti i beni comuni, va difesa dalla logica delle privatizzazioni e restituita alla riappropriazione sociale delle comunità territoriali.
A riguardo segnaliamo che questa settimana sono stati raggiunti due importanti risultati:
- giovedì 20 marzo è stato depositato presso la Camera dei Deputati il testo aggiornato della legge di iniziativa popolare presentato nel 2007 "Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico";
- lunedì 17 marzo la Regione Lazio ha approvato all’unanimità la proposta di legge d'iniziativa popolare e consiliare per la gestione pubblica e partecipata del servizio idrico. Una legge che recepisce i risultati referendari, a partire dalla definizione di servizio idrico come servizio di interesse generale da gestire senza finalità di lucro, fino al fondo stanziato per incoraggiare la ripubblicizzazione delle gestioni in essere.

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