mercoledì 29 novembre 2017

NON UNA DI MENO!

Una marea ha invaso Roma sabato 25 novembre. 150mila secondo le organizzatrici le donne, e gli uomini, che hanno deciso di manifestare con Non Una di Meno contro la violenza maschile sulle donne e di genere. Una marea che è diventata tempesta, come gridato dal camion di testa.
Una scommessa lanciata dal movimento femminista, su scala transnazionale, e in continuità con le mobilitazioni dello scorso anno.
Una scommessa legata al piano dal basso contro la violenza scritto collettivamente e presentato martedì 21 novembre.
Un dato è certo: la manifestazione di sabato 25 è stata la più numerosa manifestazione dal basso di questa stagione politica. Un dato e una conferma, non solo numerica, importanti.
Dopo il corteo l’assemblea nazionale con centinaia e centinaia di compagne, e diversi compagni, a riempire l’aula magna della facoltà di Psicologia a Roma, quartiere San Lorenzo. Assemblea che ha deciso, nuovamente, di accogliere l’appello di Ni Una Menos dall’Argentina per una nuova giornata globale di sciopero per l’otto di marzo e di dotarsi di nuove forme locali di coordinamento tra i differenti nodi della rete. A gennaio ci sarà una nuova assemblea nazionale per mettere a fuoco la giornata della festa della donna, per non renderla un rituale ma una giornata di lotta radicale, e le nuove scadenze nazionali.

 

L’assemblea nazionale di Non Una di Meno riunita a Roma dopo l’oceanica manifestazione del 25 novembre, ha letto e fatto proprio l’ appello lanciato da Ni Una Menos Argentina alla costruzione dello sciopero globale delle donne per il prossimo 8 marzo 2018. Siamo pronte a incrociare le braccia di nuovo nel lavoro produttivo e riproduttivo, gratuito e a nero, formale e informale, costruiremo una nuova memorabile giornata di lotta delle donne, delle trans, dei soggetti queer, del lavoro femminilizzato, fuori dalla ritualità contro il ricatto della precarietà e delle violenza!

Noi, donne del mondo, siamo nel pieno di un processo di rivoluzione esistenziale. L’8 marzo del 2017 ci siamo unite, e abbiamo assunto una misura di forza: abbiamo fatto il primo sciopero internazionale delle donne, con un’articolazione transnazionale, multilinguistica ed eterogenea, in 55 diversi Paesi. Abbiamo cominciato a tessere la trama di un nuovo internazionalismo. Ci siamo costituite come soggette rivoluzionarie inattese a livello globale e abbiamo sfidato ogni forma di sfruttamento, razzismo e crudeltà dal punto di vista di un’etica femminista che ha come proprio centro una politica della vita, e non del sacrificio. Per noi ogni corpo, ogni esistenza conta. Mettiamo in pratica qui e ora il mondo in cui vogliamo vivere.

Diciamo Non Una di Meno come segno di una trasversalità che coniuga le melodie di rivoluzioni passate e la tenacia delle lotte femministe. Abbiamo messo in circolazione una forma di potere che si dissemina come un virus e germoglia al cuore delle organizzazioni politiche e sociali, aprendo spazi di democratizzazione e sfidando le retoriche dell’impotenza; rompe l’ambito domestico  come confinamento; trasforma il dibattito sindacale; attiva e moltiplica le resistenze all’interno della produzione e delle economie popolari; radicalizza la lotta contro l’estrattivismo e contro ogni forma di spossessamento; fa irruzione nell’industria dello spettacolo; pervade i linguaggi artistici; mette in tensione le lingue sedimentate, per obbligarle a nominare esistenze e identità nuove, contesta il controllo della finanza sul nostro quotidiano; esplode nelle piazze e nei letti. Nulla è immune alla rivoluzione femminista; la marea avanza e si ritrae, si diffonde carsicamente e si propaga come una scossa che produce nuova forza.

Noi scioperiamo perché ci sospinge questa marea, a sua volta nutrita dalle nostre rivolte.

Scioperiamo e fermiamo il mondo per negare radicalmente ogni naturalità alla violenza e a tutte le forme di sfruttamento. Scioperiamo contro la crudeltà che prende i nostri corpi come prede di conquista. Scioperiamo contro il razzismo e contro ogni forma di appropriazione dei nostri corpi e dei territori in cui viviamo. Scioperiamo in difesa delle nostre vite e delle nostre autonomie. Scioperiamo per inventare un tempo nuovo, in cui il nostro desiderio disegni un altro modo di vivere sulla terra.

Il nostro sciopero non è solo un evento, è un processo di trasformazione sociale e di accumulazione storica di forze insubordinate che non può essere imbrigliato nelle regole della democrazia formale. Il nostro movimento eccede costitutivamente l’esistente, attraversa frontiere, lingue, identità e scale per costruire nuove geografie, radicalmente diverse rispetto a quelle del capitale e dei suoi movimenti finanziari.

Contro la divisione sessuale e razzista del lavoro; contro il dominio della finanza sulla vita; contro la produzione di corpi e vite di scarto; contro il puritanesimo con cui pretendono di neutralizzare le nostre sperimentazioni; contro i tentativi di appropriazione neoliberale delle nostre rivendicazioni; contro il pinkwashing  delle multinazionali; contro gli immaginari e le pratiche machiste nei media; contro securitarismo e politiche meramente penali, che pretendono di disciplinare e moralizzare in nostro nome; contro la repressione, la criminalizzazione e la demonizzazione delle nostre lotte: contro tutto questo noi scioperiamo.

Lo sciopero è uno strumento che abbiamo reinventato per contestare e distruggere la trama delle violenze contro di noi. Lo sciopero ci consente di cartografare le nuove forme coloniali e imperiali di potere che si esercitano contro le nostre economie e i territori in cui viviamo. Lo sciopero ci chiama a fare inchiesta, ad attivare le resistenze e le disobbedienze, la produzione di forme di vita alternative e di corpi ribelli.

Ci convochiamo tutte, donne, lesbiche, trans e corpi femminilizzati del mondo, per propagare il virus dell’insubordinazione. Ci convochiamo nuovamente con una misura di forza e un grido comune per il prossimo 8 marzo del 2018: noi scioperiamo.

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