
Nella notte tra il 5 e il 6 dicembre del 2008 un rogo scoppiato all’interno dello stabilimento ThyssenKrupp di Torino uccide 7 persone, tutti operai della linea 5 investiti dalla fuoriuscita dell’olio bollente che serve per raffreddare i laminati. Gli operai avevano cercato in un primo momento di spegnere le fiamme con gli estintori e una manichetta dell’acqua che però, a contatto con l’idrogeno liquido e l’olio refrigerante, avrebbe provocato una fiammata che investe le sette vittime. Quando arrivano i vigili del fuoco con decine di squadre, il reparto è completamente distrutto.
Secondo i sindacati, alcuni degli operai coinvolti nell’incidente erano al lavoro da 12 ore consecutive e avevano già accumulato 4 ore di straordinario. La ThyssenKrupp aveva deciso pochi mesi prima di chiudere la fabbrica torinese e di concentrare tutta l’attività produttiva nello stabilimento di Terni e proprio in quel periodo la linea 5 aveva avuto un’intensificazione del ritmo di lavoro.
A 3 anni di distanza, a Torino, si sta svolgendo il processo a carico di sei dirigenti della multinazionale tedesca. Tra loro l’amministratore delegato, Herald Espenhan, rinviato a giudizio con la pesante accusa di omicidio volontario con dolo eventuale e incendio doloso: un’ipotesi di reato mai imputata a un alto dirigente di azienda per un infortunio sul lavoro. La requisitoria dei pubblici ministeri Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso si sta avviando alla conclusione e, nei prossimi giorni, la parola passerà alle parti civili, tra cui ci sono anche i sindacati di Fiom , Fim e Uilm, che hanno da poco firmato una lettera con la quale s’impegnano a utilizzare i soldi dell’eventuale risarcimento danni per dare vita e finanziare progetti formativi destinati a lavoratori e rappresentanze sindacali.

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