In una ventina di Comuni l'inquinante sfiora i limiti di legge. Le cause: allevamenti e morfologia del sottosuolo
Corriere della Sera ed. Brescia, 6 marzo 2013
Il paese messo peggio è Travagliato, ma è a rischio la qualità dell'acqua anche a Ospitaletto, Castegnato, Paderno Franciacorta, Brandico, Longhena, Mairano, Dello, Orzivecchi, Trenzano e Rudiano, e - sul Garda - Lonato.
Ma quali sono le cause? Secondo i gestori dei servizi idrici, A2A e Cogeme, la colpa va individuata principalmente nell'elevato carico zootecnico alla quale è sottoposta la nostra provincia. I liquami di un milione e 400 mila suini, di 425 mila bovini, di 51 milioni di polli e galline, utilizzati per concimare i terreni, negli anni sono scesi giù giù, fino a contaminare la prima ma anche la seconda falda. «I reflui zootecnici sono responsabili per il 90 percento dell'inquinamento da nitrati» commentano gli esperti delle due multiutility interpellate. Le associazioni agricole non sono affatto d'accordo e puntano il dito contro l'annoso problema della scarsità di depuratori civili e di fognature. Ma c'è una variabile importantissima che complica e spariglia la mappa della criticità: la conformazione geologica del sottosuolo.
Laddove il terreno è ghiaioso gli inquinanti negli anni sono penetrati con maggior facilità fino alla falda (è il caso di diversi comuni della bassa centrale). Non solo. Nella zona a ridosso tra Franciacorta e Ovest bresciano, la particolare conformazione del sottosuolo rende molto più lento il ricambio dell'acqua di falda profonda, che infatti risulta più inquinata. Al contrario i terreni argillosi impediscono la percolazione in falda.
Può succedere così che paesi costellati di allevamenti (si pensi a Verolanuova, Pontevico, Remedello, Pralboino, Manerbio) abbiano livelli di nitrati inferiori addirittura a 5 milligrammi al litro. Meno insomma, di certe bottiglie di acqua minerale che in vendita al supermercato.
Ma nei Comuni a rischio la lotta delle società di gestione per garantire acqua potabile non è facile. Già oggi tutti i pozzi pescano in seconda falda, ad una profondità di circa cento metri, visto che la prima falda (che si trova dai 10 ai 30 metri di profondità) ha un tasso di nitrati molto più elevato. Ma quell'acqua, prima di essere immessa negli acquedotti, va trattata. AOB2, il braccio operativo di Cogeme, ha installato cinque denitrificatori (due a Castegnato, uno a Orzivecchi e due a Rudiano) e si prepara ad intervenire a Travagliato, dove la situazione è particolarmente critica. Si tratta di impianti ad osmosi inversa, che filtrano e depurano un decimo dell'acqua attinta dal sottosuolo mescolandola poi con quella spuria, permettendo così che dai rubinetti delle abitazioni scenda acqua con meno di 50 milligrammi al litro di nitrati. Impianti simili sono stati installati da A2A a Lonato e Ospitaletto. Il tutto ha un costo elevato, di circa 40 mila euro l'anno ad impianto.
Si apre però il grande problema dei pozzi privati presenti nei comuni a rischio. Qui sono i singoli proprietari che dovrebbero far analizzare l'acqua, se destinata al consumo umano. I nitrati infatti (soprattutto nei neonati) una volta ingeriti si trasformano in nitriti e possono provocare metaemoglobinemia (una marcata azione ossidante dei nitriti sulla emoglobina che non è più disponibile per il trasporto di ossigeno nel sangue) oltre che generare nitrosammine, potenzialmente cancerogene.

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