martedì 19 marzo 2013

Stop al consumo di suolo

Semaforo rosso all'università: «Stop al consumo di suolo»

SVILUPPO SOSTENIBILE. Convegno coi docenti Maurizio Tira, Michela Tiboni, Antonella Pietta. Parola d'ordine «restaurare l'esistente», all'insegna dello slogan «maggiore qualità, minore quantità» E anche il Collegio costruttori si è trovato d'accordo

(18.03.2013, BresciaOggi) Nel 1955 la superficie agricola in provincia di Brescia era il 46 per cento; oggi è meno del 35 per cento. Dall'inizio degli anni Settanta a oggi il rapporto tra crescita della popolazione e crescita delle costruzioni si è rotto: la curva del costruito svetta solitaria all'insù, la produzione di mattone non ha più relazione con le necessità degli abitanti. Se nel 1885 la superficie urbanizzata per abitante era 100 metri quadrati, nel 2009 è salita a 472. E il fatto è tanto più grave oggi, visto che si parla di 35mila alloggi invenduti e si vedono capannoni produttivi vuoti in ogni dove. ... A trattare il tema sono stati chiamati tre docenti, Maurizio Tira, Michela Tiboni, Antonella Pietta, che hanno tracciato analisi generali sul consumo del suolo in Italia calate nella realtà provinciale. Risultato primo: no al nuovo. Bisogna restaurare l'esistente, lo slogan deve essere maggiore qualità, minore quantità. Lo sostiene persino il Collegio dei costruttori, ma vanno in tutt'altra direzione, secondo i relatori, i pgt voluti dalla Regione, tutti lanciati verso ulteriore edificabilità, anzi,- si è detto- «trasformati da strumento di pianificazione e regolazione in veri e propri stimoli al cementificare». I problemi sono due, secondo Tira, la rendita fondiaria, «per cui un terreno agricolo del valore di 7 euro al metro quadro, se diviene edificabile, ne vale 100», e gli oneri di urbanizzazione, «da cui gli enti locali sono ossessionati». Tira ha ricordato una proposta fatta in Italia nel 1942: il Comune acquisisce le aree in cui espandersi, le dota delle necessarie reti infrastrutturali, poi le rimette sul mercato all'asta. Così si risolvevano entrambi i problemi. ... Urbanizzare costa 18-20 euro al metro quadrato, ma vanno aggiunti anche i costi ambientali che sono un 70 per cento in più, 63 per la gestione dei servizi in 25 anni, 6 per cento per le emissioni di CO2 in 50 anni. DAL CONVEGNO SONO uscite alcune linee di proposta: porre un limite al consumo di suolo (come la Germania che ha fissato zero), scrivere una linea attorno al nucleo urbano da non superare, incentivare il recupero, normare con divieti e stimoli il mantenimento della terra da coltivare. Invece una proposta di legge in tal senso del ministero dell'agricoltura è rimasta inascoltata. «Anche la preparazione degli urbanisti deve cambiare - ha detto Tira, urbanista -. Finora nei piani regolatori gli spazi agricoli erano bianchi, dei limbi senza peso di cui non ci si occupava. Oggi invece devono sempre più balzare all'attenzione

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