martedì 3 settembre 2013

La devastazione dell'ambiente non conosce soste, neppure in estate

Ecatombe di passeri , pesticidi sotto accusa. Il caso allo studio dell'Istituto Zooprofilattico

Il mondo agricolo li chiama agrofarmaci. Perché come medicine sono in grado di curare le sterminate estensioni di mais della Bassa dalla piaga della diabrotica, l'insetto che ne divora le radici. Il mondo venatorio li chiama semplicemente veleni. E li accusa di uccidere volatili e selvaggina che malauguratamente entrano nei campi appena trattati e si cibano dei vegetali contaminati. Stiamo parlando dei potenti pesticidi con cui anche quest'estate - per limitarsi al Bresciano - sono stati trattati quasi 6mila ettari di granoturco. Se le istituzioni sanitarie già quattro anni fa hanno imposto qualche paletto al loro utilizzo (limitando orari e distanza minima da abitazioni e fossi), se i sindaci hanno provveduto a stilare qualche ordinanza, nella popolazione locale non c'è particolare percezione di rischi e cautele necessarie. Eppure recenti studi scientifici hanno dimostrato come i fosforganici non selettivi siano in grado di distruggere non solo il sistema nervoso degli odiati insetti ma anche quello degli altri ignari animali presenti nei campi di mais. E non mancano casi di gravi intossicazioni nell'uomo: «È capitato tra Borgo San Giacomo e Pontevico che degli agricoltori entrati nei campi di notte per l'irrigazione - spiega una fonte sanitaria - abbiano accusato gravissimi malori e siano stati ricoverati in pronto soccorso. Si è poi scoperto che la mattina quei campi avevano subito un trattamento contro la diabrotica».
I cacciatori non mancano di fare sentire la loro voce. «Anche quest'anno ho ricevuto telefonate dei nostri associati che hanno trovano selvaggina morta nei campi trattati» denuncia Armando Lancellotti, presidente di Libera Caccia. …
Un appello a consegnare sempre le carcasse trovate morte nei campi (pratica gratuita) all'Istituto zooprofilattico di via Bianchi viene anche dal direttore generale dello stesso Izsler, Stefano Cinotti …
Non mancano ricerche scientifiche che dimostrano la pericolosità dei principi attivi presenti nei pesticidi fosforati e clorurati utilizzati contro la diabrotica. Il più completo (apparso nel 2011 sul giornale italiano Medicina del Lavoro e consultabile sul web all'indirizzo http://gimle.fsm.it/33/2/05.pdf) è quello realizzato da un pool di medici della Fondazione Maugeri di Pavia, guidati dalla dottoressa Roberta Turci. Hanno studiato gli effetti del clorpirifos, sostanza base degli antiparassitari più utilizzati in America come in Pianura Padana. I risultati sono inquietanti. Le sostanze sono in grado di rimanere per lungo tempo nell'ambiente e nei tessuti di uomini e animali, visto che sono liposolubili. …  «In uno studio canadese residui di clorpirifos sono stati rilevati in campioni di ravanello e di carota due anni dopo la sua applicazione». Logicamente l'ultimo anello della catena alimentare è l'uomo, soprattutto i bambini, «a rischio di contaminazione attraverso il consumo di cibi contaminati e l'assorbimento cutaneo».


Fiume Mella: da Capriano a Cigole ettolitri di schiuma

Nuovo allarme inquinamento a due mesi dall'ultimo scarico industriale: lungo il fiume Mella chilometri e chilometri di schiuma biancastra. Un paio di giorni fa anche il canale tra Castelmella e Manerbio ha cambiato colore

Una nuova e apparentemente infinita macchia biancastra di schiuma ha riempito il fiume Mella per ampia parte del suo percorso, da Capriano del Colle e fino quasi a Cigole. Sono passati pochi mesi dall’ultimo grave episodio di inquinamento e il copione sembra ripetersi, anche se in forma ridotta: grazie alle forti piogge infatti l’alveo del fiume si è rapidamente ‘ripulito’, lasciando comunque dietro di sé segnali inequivocabili.
A pagare, oggi come allora, la fauna ittica: negli spazi attraversati dal Mella sono tantissime le segnalazioni relative a pesci morti o boccheggianti, mentre c’è qualcuno che suggerisce preoccupazione anche per la flora, le piante ‘laterali’ che si accompagnano al corso d’acqua.
Solo un paio di giorni fa l’allarme era partito dal canale Fiume, tra Castelmella e Manerbio con epicentro a Flero: l’acqua, non sempre limpidissima, ha cambiato colore fino ad assumere toni verdastri. Su entrambe le vicende indagano ASL e ARPA: anche stavolta si cerca un colpevole difficilmente rintracciabile. A detta dei tecnici comunque si tratterebbero di operazioni di lavaggio industriali.

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