martedì 15 ottobre 2013

LXIII Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro

Cala il lavoro, non le «morti bianche»

LA 63aGIORNATA ANMIL . Celebrata nel salone Vanvitelliano della Loggia, ha visto l'assenza di tutti i parlamentari bresciani, nessuno escluso. Purtroppo Brescia resta prima in Lombardia, ma soprattutto conserva il 3° posto in Italia D'altro canto, le cifre parlano chiaro: nel 2013, dopo nove mesi e mezzo, già 13 le vittime


14.10.2013 Cinque anni di crisi hanno prodotto milioni di ore di cassa integrazione e tagliato migliaia di posti di lavoro. Nonostante ciò, Brescia resta maglia nera: prima in Lombardia e terza in Italia per morti bianche. La 63a Giornata nazionale per le vittime degli incidenti del lavoro, celebrata ieri nel salone Vanvitelliano della Loggia, ha scandito l'ennesima, triste conta dei morti nell'indifferenza delle istituzioni che contano. L'Associazione nazionale lavoratori mutilati e invalidi del lavoro (Anmil), che ha celebrato la «Giornata» in tutta Italia, ha visto al suo fianco solo il sindaco Emilio Del Bono. Nessun parlamentare bresciano era presente e il presidente della sezione bresciana Angelo Piovanelli, oltre al primo cittadino, ha avuto come interlocutori solo il vicedirettore Inail Andrea Bozzo, Francesco Speziani dell'Asl e Oriella Savoldi (Cgil) per i sindacati confederali. «Il lavoro nasce dai sogni, non lasciamo che diventi un incubo». È il monito che Anmil lancia con la sua «Giornata», e Piovanelli lo ripete. Ma un incubo è diventato già per troppi. Il 2013 non è ancora finito e Brescia conta 13 vittime. I dati consolidati del 2012 parlano di 24 morti, una cifra che non trova riscontro in Lombardia, neanche a Milano che nel 2008 ne contava 59 e con un trend sempre decrescente si è fermata a 19. Solo in città, l'anno scorso, ci sono stati quasi quattromila infortuni, e il dato di Lumezzane (174 incidenti contro il doppio di Desenzano, Montichiari e Chiari) lascia intendere che «intervenire si può», come dice Noris Riva, consigliere dell'esecutivo nazionale Anmil. QUASI LA METÀ (47.9 per cento) degli infortuni con serie conseguenze si verifica in agricoltura, e il 16.7 nel settore costruzioni. La stessa Asl con Speziani ammette che intervenire tra gli agricoltori è difficile «per la dislocazione delle aziende e la frammentazione delle proprietà». Un terzo degli incidenti è causato da ribaltamenti di macchine e trattori, il 21 per cento da cadute dall'alto, il 18 da caduta di pesi. Insomma, si sa dove avvengono e da cosa sono provocati, tuttavia i numeri del dramma cambiano poco. Anzi, «sono persino in aumento», sottolinea Savoldi. «Leggere il trend degli infortuni sul piano dei numeri assoluti non dice la verità - avverte la sindacalista -, la mancanza di lavoro rischia di rendere i lavoratori più ricattabili fino a rinunciare alla denuncia degli infortuni, e noi sappiamo che sono molti di più di quelli arrivati all'Inail». Una prevenzione più accurata e una maggiore tutela degli invalidi richiederebbero di svecchiare alcune norme. Per questo «abbiamo invitato tutti i parlamentari bresciani - spiega Riva -, ma nessuno è presente». Ci sono norme su formazione e prevenzione già approvate, «sollecitiamo i parlamentari a sostenerle», chiede Piovanelli. LE ISTITUZIONI, la politica, la società civile dovrebbero porre maggiore attenzione al problema. Per scuotere le coscienze ieri Anmil ha avvolto con una fascia nera e la scritta «#cancellato» il monumento alla Bella Italia. La stessa fascia è stata portata da tredici invalidi, a memoria delle vittime di quest'anno. «Servono un nuovo rinascimento e una riflessione sul valore della vita - dice il presidente Anmil -, colpire l'indifferenza chiama in causa tutti, e soprattutto chi governa ha il dovere di rendere apprezzabile la vita lavorativa, come vuole la  Costituzione». Se la politica è «litigiosa e assente», Piovanelli invita a far leva sui sindaci. Molti di essi sono presenti nel salone Vanvitelliano. Del Bono raccoglie l'invito. «Il sacrificio di vite umane e di integrità fisica è ancora inaccettabile per un Paese civile ed evoluto - sottolinea -, se i Paesi nordici vantano una storia straordinaria di prevenzione, possiamo farcela anche noi».  Ma si parte da 5 milioni di infortuni negli ultimi 5 anni, con 200 mila invalidi e 7 mila morti. Ci sarà molto da fare.

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