
BENVENUTI NEL PAESE DELLE RUSPE (versione integrale)
La gestazione del programma urbanistico è stata in ogni caso particolarmente sofferta. Una prima versione del Piano di Governo del Territorio venne infatti adottata nell’aprile 2009 dal Consiglio Comunale guidato dalla maggioranza ‘ambientalista’ di “Gussago Insieme” (delibera Consiglio Comunale n° 21/2009).
Quel disegno di urbanizzazione, se attuato, avrebbe inondato il nostro paese con migliaia di metri cubi di cemento armato nuovo fiammante: tanti bei nuovi capannoni inutili, oltre a tante belle nuove case costose, fatalmente destinate a rimanere invendute.
Fortunatamente, cinque mesi dopo, la maggioranza leghista e pidiellina subentrata nel giugno del 2009 alla guida del Municipio revocò l’adozione del Piano di Governo del Territorio di impronta marchiniana (delibera Consiglio Comunale n° 48/2009) e si mise a redigerne un altro, il quale – assicurarono loro – sarebbe stato completamente diverso: più rispettoso dell’ambiente e del territorio, più attento a salvaguardare l’agricoltura ed a conservare i centri storici delle nostre frazioni.
Peccato che l’autore materiale di tale Piano (per una spesa aggiuntiva impegnata pari a quasi 35mila euro) fosse il medesimo Studio Buzzi & associati, già estensore del tanto vituperato Piano adottato dalla precedente Amministrazione. Dalla medesima cucina sarebbe potuta uscire una pietanza molto diversa?
Difatti, dopo la prima adozione avvenuta il 22 aprile 2010, nel settembre di quello stesso anno la Sindaco Lazzari e la sua Giunta poterono far approvare definitivamente dal Consiglio Comunale (delibera n° 43), il Piano di Governo del Territorio che tuttora definisce le regole di edificazione ed individua le aree da urbanizzare.
Significativamente la proposta incontrò l’acquiescente astensione dei quattro consiglieri comunali “gussaghinsiemisti”, allora in minoranza, sebbene fino a quel momento essi avessero indirizzato strali di fuoco contro la politica urbanistica sostenuta dalle destre. Anche grazie a loro, al posto di un P.G.T. vestito di giallo entrò in vigore senza troppe difficoltà un P.G.T. colorato di verde e nero.
In definitiva anche quest’ultimo si caratterizzò per la stessa, identica soluzione: tanto cemento e tanto asfalto da stendere sulle campagne gussaghesi (suppergiù mezzo milione di metri quadri di superfici per altrettanti metri cubi di volumi).
In verità, tale ricetta non è stata ancora pienamente messa in opera: non certo in conseguenza di un improbabile sussulto di ecologismo da parte degli attuali Amministratori gussaghesi (gli stessi, d’altronde, cui bisogna attribuire la paternità del primo tentativo di formulazione del P.G.T.) né grazie ad una strenua lotta alla cementificazione selvaggia da parte del “tre volte Sindaco” Bruno Marchina, bensì per gli effetti ben noti a tutti della grave crisi che ha colpito, in particolare, il settore delle costruzioni.
Il baratro apertosi nella società e nell’economia italiana e mondiale, ben peggiore persino rispetto alle più fosche previsioni delineate dai campioni del “liberismo 2.0”, ha dato luogo ad innumerevoli effetti, di cui abbiamo quotidianamente notizia: chiusura di miriadi di imprese edili grandi e piccole, migliaia di lavoratori rimasti senza impiego, intere filiere produttive interrottesi e, assieme a tutto ciò, il blocco quasi totale delle aperture di nuovi cantieri.
Di ciò e di quanto tali fenomeni abbiano inciso e incidano immediatamente sulla gestione di un Comune parleremo poi.
Qui, giusto per concludere la cronistoria degli sviluppi nella politica urbanistica generale intrapresa dai nostri Amministratori Locali (presenti e passati), occorre almeno accennare all’ultimo e più recente provvedimento comunale.
Dopo sei anni di tempo trascorso e centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici spesi a scrivere ed a riscrivere – con risultati tutto sommato simili – tavole e documenti del Piano di Governo del Territorio di Gussago, l’8 luglio scorso il Consiglio Comunale, su proposta della Giunta “Marchina ter”, assenti i tre quinti delle opposizioni, ha deciso di riformulare la maggior parte del Piano delle Regole (uno dei tre pilastri su cui si basa il P.G.T.), cioè il Regolamento che definisce cosa e come può essere costruito a Gussago. La variante, secondo quanto si legge nella relativa delibera di adozione, si è resa indispensabile, fra l’altro, per correggere “errori materiali” rilevati nella prima stesura del Piano.
Stavolta, almeno, le varianti al Piano sono state ideate e compilate direttamente dai funzionari e dagli impiegati comunali dell’Ufficio Tecnico, senza spendere altro denaro dei contribuenti.
Proprio alla luce di quest’ultimo aspetto, senz’altro positivo, è naturale porsi alcune domande (retoriche).
Quale senso ha avuto spendere una valanga di soldi pubblici per farsi confezionare da quotatissimi architetti un Piano di Governo del Territorio di cui, dopo neppure tre anni, viene riscritto uno degli elementi fondamentali; fra l’altro, a motivo del fatto che esso sarebbe zeppo di errori materiali (uno per ogni euro speso)?
Sarebbe stato impossibile affidare fin dall’inizio agli altrettanto qualificatissimi tecnici comunali il compito di tradurre materialmente in atti, documenti e carte le strategie politiche per il disegno futuro del territorio gussaghese? Come può essere considerata lungimirante una politica di gestione del territorio che – sebbene miri sempre all’unico scopo di agevolare in ogni modo la speculazione immobiliare – muta di anno in anno i criteri ed i riferimenti normativi ai quali dovrebbero attenersi i cittadini?
Soprattutto, è rimasta finora inevasa la domanda fondamentale, propedeutica a qualsiasi altra riflessione in materia di pianificazione urbanistica, posta a tutti noi ed in particolare modo ai nostri Amministratori dalla campagna nazionale promossa nel febbraio del 2011 dal “Forum Italiano dei Movimenti per la terra e il paesaggio”. In attuazione di tale campagna il Forum ha inoltrato a tutti i Comuni italiani un questionario teso a compiere un vero e proprio censimento, paese per paese e città per città, del patrimonio edilizio esistente e non utilizzato.
In effetti, se si ignora il numero di capannoni dismessi o abbandonati e delle abitazioni vuote, sfitte, non utilizzate già presenti su un territorio, com’è possibile valutare adeguatamente se sussista o meno l’esigenza di consentire nuove edificazioni?
Ovviamente, il Comune di Gussago si è sino ad oggi guardato bene dal compilare e rendere pubblico tale formulario, pur avendo ricevuto addirittura tre solleciti di risposta da parte del Forum (in data 07/03/2012, 15/06/2012, 15/09/2012) oltre ad una nostra sommessa richiesta, nell’ottobre del medesimo anno, di provvedere quanto prima ad eseguire questo importante censimento.
2) Dicevamo prima che il Piano di Governo del Territorio, il nuovo strumento urbanistico introdotto dalla legge regionale n° 12 del 2005 al posto dei vecchi P.R.G., è costituito da tre ‘pilastri’. Ad uno di essi, il Piano delle Regole, abbiamo accennato sopra.
Vale la pena spendere qualche parola pure sul secondo di questi ‘pilastri’: il Piano dei Servizi.
Il Piano dei Servizi è il documento nel quale sono indicate tutte le strutture pubbliche – e relativi costi – di cui ogni Comune lombardo deve dotarsi o delle quali deve pianificare la manutenzione per poter rispondere sia ai bisogni avvertiti dalla popolazione in esso residente al momento della redazione del Piano sia ai bisogni espressi dalla popolazione aggiuntiva che si andrà insediando in futuro proprio in conseguenza delle nuove edificazioni stabilite dal Piano di Governo del Territorio.
Insomma, seconda la perversa logica dettata dalla legislazione regionale la possibilità per i Comuni di garantire la fornitura dei servizi pubblici è strettamente dipendente dalla volontà politica di sacrificare il proprio territorio alla cementificazione.
Infatti, quante più licenze edilizie si rilasciano, tanto maggiori denari si ricavano (o meglio, si sarebbero dovuti ricavare se non fosse intervenuta la drammatica crisi odierna) per finanziare l’ampliamento dei servizi pubblici. Ma, d’altro canto, quanto più numerose case e industrie si costruiscono, tanto maggiori sono gli importi che occorre reperire per incrementare i servizi che si rendono necessari ai nuovi residenti ed alle nuove attività produttive insediate (nuove strade, nuove fognature, nuovi depuratori, nuovi asili, nuove farmacie, eccetera). Una terrificante spirale grazie alla quale per anni si sono arricchite imprese costruttrici, tecnici compiacenti e amministratori palazzinari.
Tuttavia questo meccanismo si è inceppato.
Anche a Gussago le fatiche spese per tessere, disfare e ritessere la ‘tela di Penelope’ rappresentata dal P.G.T. sono state finora piuttosto inutili, nonostante i fiumi di denaro spesi.
Dei dodici ambiti di trasformazione urbanistica tuttora previsti nel Documento di Piano (il terzo ‘pilastro’ del P.G.T.) sono in corso di lenta realizzazione solo i due lotti al Barco e, dopo assidui sforzi per favorirne in ogni modo i proprietari, l’area del Caporalino, che da sola merita un capitolo a parte.
Naturalmente siamo ben contenti che le devastazioni tratteggiate nel Piano di Governo del Territorio vigente non si siano ancora pienamente avverate.
Certo, non possiamo purtroppo attribuircene il merito, poiché in questi anni nessuna delle nostre reiterate opposizioni e proposte è stata mai accolta dalle varie Amministrazioni succedutesi a Gussago: né sotto la Giunta Lazzari, né sotto la gestione commissariale, né tanto meno sotto la triplicemente ripetuta consiliatura Marchina.
Neppure possiamo attribuirne il merito ai nostri Sindaci di ieri e di oggi, i quali mai hanno mostrato di nutrire dubbio alcuno sull’esigenza di svendere agli speculatori immobiliari i residui terreni verdi gussaghesi né hanno mai dato segno di pentirsi delle proprie scelte intraprendendo strategie del tutto diverse, revocando – come da noi spesso reclamato – i progetti di urbanizzazione più rovinosi non ancora messi in opera.
Al contrario, palesando anche in questo caso una perfetta comunanza di vedute, sia la Giunta Lazzari sia la Giunta Marchina hanno provato in ogni modo a rivitalizzare l’asfittico settore edile di Gussago, attuando innanzitutto una progressiva riduzione del contributo compensativo aggiuntivo, cioè delle somme versate al Comune dai costruttori per finanziare appunto la realizzazione di servizi ed opere pubbliche.
La Giunta guidata dalla dr.ssa Lazzari, neppure un anno dopo l’approvazione definitiva del “suo” Piano di Governo del Territorio, con la delibera n° 142 del 22/08/2011, dimezzò l’entità di tale contributo a carico dei costruttori di abitazioni e lo ridusse di un quinto a chi volesse invece costruire negozi e capannoni.
Non essendo bastata questa misura, il “tre volte” Sindaco Marchina il 23/07/2012 provvide, con delibera di Giunta n° 119, a tagliare del 50% anche l’importo del contributo per le edificazioni di carattere produttivo e commerciale.
Ovviamente, le due delibere ‘fotocopia’ furono approvate in entrambi i casi allo scopo precipuo di appagare le pressioni esercitate tanto sul Sindaco targato “Lega e Pdl” quanto, in seguito, sul Sindaco targato “Gussago Insieme” dagli operatori del settore immobiliare gussaghese riunitisi in Comune, rispettivamente, il 27 luglio 2011 ed il 13 luglio 2012.
Inconcepibile davvero sarebbe stata, da parte della sig.ra Lazzari o del sig. Marchina, l’orgogliosa rivendicazione per sé e per la propria Amministrazione di un autonomo ruolo decisionale, rivolto a salvaguardare l’interesse condiviso da tutta la collettività ad un ambiente più salubre e più integro, anziché rivolto supinamente ad assecondare gli interessi speculativi dei padroni delle ruspe.
Al contrario, sono stati innumerevoli – di fronte al perdurare ed all’aggravarsi della crisi economica – i provvedimenti affannosamente adottati dagli Amministratori gussaghesi per convincere qualche impresario edile ad aprire i cantieri e, soprattutto, ad aprire il portafogli e rimpinguare le sempre più esauste casse comunali.
Negli ultimi tre anni, per esempio, abbiamo assistito al ripetuto mantenimento delle stesse identiche aliquote I.C.I. e, poi, I.M.U. a carico dei possessori di aree fabbricabili o, addirittura, al loro indiretto decremento (si veda la delibera n° 208/2012).
Abbiamo assistito, da parte della maggioranza “Pdl - Lega”, alla soppressione nel P.G.T. della quota riservata ad abitazioni in edilizia convenzionata, la cui realizzazione era originariamente prevista presso le lottizzazioni del Barco.
Abbiamo assistito, da parte della successiva maggioranza “Gussago Insieme ter” (delibera n° 223/2012), alla riscrittura della convenzione urbanistica con i proprietari dell’ambito di trasformazione n° 11 (tra la Badia e via Mandolossa), in modo tale da esaudire i desideri di questi ultimi anche a costo di consentire la realizzazione di una nuova frazione da centinaia o forse migliaia di abitanti nell’estremo lembo sud orientale del paese, in assenza di servizi e collegamenti con il capoluogo, in mezzo ad una zona industrializzata ed all’interno di aree fragilissime sotto l’aspetto idrogeologico e mai bonificate dopo la chiusura della fonderia “Sabotti” che là aveva sede.
Abbiamo da ultimo assistito, essendone ancora una volta autore il Sindaco Marchina, a quella che consideriamo la più deplorevole delle manovre di “ingegneria urbanistico contabile” (delibera n° 24 del 29/05/2013): la liberalizzazione dei prezzi di vendita delle case in edilizia economica, costruite nei decenni – a condizioni agevolate e grazie a contributi statali e regionali – per rispondere al fondamentale bisogno abitativo delle famiglie meno abbienti, non certo per dare un’ulteriore opportunità di guadagno lucrativo agli speculatori.
Abbiamo insomma assistito e continuiamo ad assistere alla produzione degli atti amministrativi più fantasiosi nel disperato tentativo di far risorgere, fra le macerie materiali e sociali disseminate dalla crisi economica, il nefando “vitello d’oro” della cementificazione selvaggia a buon mercato, che tanti guai ha procurato in passato (non ultimo, quello di aver contribuito non poco alla stessa genesi della crisi).
Però, la stasi del mercato immobiliare da un lato e dall’altro la progressiva diminuzione degli oneri richiesti dal Comune – ideata proprio allo scopo, non realizzatosi, di favorire una ripresa di tale mercato – hanno paradossalmente originato una nuova minaccia, non ancora pienamente avvertita, che incombe sull’Ente locale.
Difatti, proprio a causa della logica di stretta dipendenza della politica dei servizi dalla politica urbanistica disegnata dalla legge introduttiva dei Piani di Governo del Territorio, se nelle casse del Comune non entrano i soldi che nel P.G.T. erano preventivati a titolo di oneri di urbanizzazione, contributi compensativi, standards di qualità comunque definiti, l’Ente locale si ritrova privo di quelle risorse economiche che, nelle intenzioni dei pianificatori, avrebbero dovuto finanziare i servizi pubblici. E non si parla soltanto di fornitura di servizi pubblici aggiuntivi, ma anche di garantire il semplice mantenimento in condizioni adeguate dei servizi pubblici già esistenti.
Dunque, nei fatti, le previsioni contenute nel Piano di Governo del Territorio – voluto dalla Giunta Lazzari ma fedelmente applicato, laddove non entusiasticamente adottato (mai concretamente osteggiato), dalla Giunta Marchina – sono state ridimensionate dal crollo degli investimenti nel mattone e, quindi, sono in maniera drastica calati gli introiti derivanti dai contributi comunque versati dagli operatori economici al momento della realizzazione di progetti edilizi.
A ciò si deve aggiungere la chiara tendenza espressa dal legislatore nazionale (si veda il cosiddetto disegno di legge “Catania”) di giungere al divieto di impiegare gli introiti derivanti da contributi di costruzione comunque denominati per finanziare le spese correnti dei Comuni.
Di fronte a questo quadro, allora, quale reale prospettiva di attuazione ha il Piano dei Servizi stabilito per il Comune di Gussago nel settembre 2010? Se già appare chimerica la speranza di poter assicurare almeno la pura e semplice manutenzione dei più elementari servizi pubblici esistenti, come si può davvero continuare a credere nel faraonico impianto raffigurato nel P.G.T. ancora vigente? Come si può davvero ipotizzare che, in mancanza di fondi, il programma delle opere pubbliche là illustrato (nuove strade, nuove condutture idriche, nuove fognature, nuovi parcheggi, nuove aree verdi, eccetera) mantenga la propria validità?
A parere dell’Associazione “Sinistra a Gussago”, piuttosto che l’ennesima riscrittura del P.G.T. animata dalla speranza di solleticare gli appetiti di quei costruttori edili sopravvissuti sinora alla crisi, sarebbe opportuna semmai una approfondita verifica dei contenuti e degli obiettivi statuiti nel Piano dei Servizi, accertando l’entità ed i costi degli interventi in esso ancora oggi previsti e ridimensionandone la portata secondo le reali prospettive offerte dalla situazione economica attuale.
Invece, la ricetta proposta – per l’ennesima volta in perfetto parallelismo – dai Sindaci gussaghesi di ieri e di oggi è del tutto affine alla ricetta proposta a livello globale dalle “teste d’uovo” delle varie autorità internazionali di tutela del mercato (Banche centrali, Organizzazione mondiale del commercio, Fondo monetario internazionale): la svendita a prezzi di saldo del patrimonio posseduto dagli Enti di natura pubblica.
Alla faccia della difesa dei beni comuni e della conservazione della ricchezza collettiva costruita in decenni, se non in secoli, grazie a chi ha pagato le tasse fino all’ultimo spicciolo. Alla faccia del principio secondo il quale gli eletti sono solo temporaneamente gestori dei beni di tutta la comunità, non ne sono i proprietari né possono disporne a piacimento.
Anche a Gussago l’Amministrazione locale cerca di “fare cassa” cedendo al miglior offerente i propri beni più appetibili.
È accaduto con l’ex campetto da calcio in sterrato di Casaglio, la vendita del quale fu proposta dall’allora Sindaco Lazzari e approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale di Gussago il 9 marzo 2011. Adesso là sorgono decine di altre casette destinate (siamo facili profeti) a rimanere desolatamente vuote.
Accadrà sicuramente con l’area verde situata in via Golgi (dove oggi torreggia un altissimo ripetitore), inserita dalla Giunta Marchina nel Piano delle alienazioni 2013-2015 (approvato il 29 maggio 2013 dal Consiglio Comunale senza alcuna opposizione) assieme alla vendita dell’ex depuratore di via Casotto ed alla vendita dei quasi 30mila mq di aree collocate nell’ambito di trasformazione n° 11 che inizialmente erano state pensate per ospitare edilizia pubblica.
Così, per incamerare immediatamente un po’ di soldini, si perdono aree destinate a servizio pubblico e contemporaneamente si permette la costruzione di altri edifici. In tal modo, nel prossimo futuro il Comune dovrà reperire altre risorse non soltanto per sostituire i servizi venuti a mancare ma pure per reperirne di aggiuntivi al fine di rispondere alle esigenze che saranno manifestate dai coloro i quali giungeranno ad abitare le nuove case costruite giust’appunto nelle aree vendute.
Ma il caso più eclatante e più attuale, nel quale sia l’ex Sindaco Lazzari sia il Sindaco Marchina hanno dimostrato la trasversale e pervicace volontà di liquidare i beni comunali all’immobiliarista di turno, è senza dubbio alcuno rappresentato dall’annosa vicenda della vendita dell’area localizzata al Caporalino.
3) Già nel 2008 il Sindaco Marchina decise di vendere a privati gli oltre 12.500 mq situati al confine con Cellatica dove a quel tempo erano collocati il magazzino comunale, il campo sosta nomadi e l’area luna park (si vedano le delibere del Consiglio comunale n° 10/2008, n° 15/2008, n° 33/2008 e n° 50/2008). Dapprima il Piano delle alienazioni presentato dalla Giunta “Marchina bis” il 22/12/2008, poi l’analogo Piano proposto dalla Giunta Lazzari ed approvato all’unanimità dai consiglieri comunali il 22/03/2010 spianarono politicamente la strada alle ruspe ed alle gru della ditta “f.lli Arici” che oggi spianano materialmente il vasto lotto del Caporalino.
Un processo niente affatto agile e lineare, bensì costellato di perizie di stima viste e riviste, di bandi d’asta indetti e andati deserti, di trattative e modifiche a tutto vantaggio dell’operatore il quale, unico partecipante all’ultima asta bandita, si è accaparrato l’area.
Dal febbraio 2009 al marzo dell’anno successivo si susseguirono, senza successo, quattro tentativi di vendere l’area del Caporalino, nella quale si sarebbero potute insediare residenze e attività commerciali per 15mila m3, mediante asta pubblica: dapprima proponendo un valore a base d’asta di 5 milioni e 600mila euro, ridotto poi a poco meno di 5 milioni di euro.
Ma neppure la diminuzione del prezzo di vendita proposto servì ad attirare l’attenzione di qualche potenziale acquirente. Perciò il Sindaco Marchina dovette rinunciare al proposito di acquistare i terreni alla Sella dell’Oca, con i soldi attesi dalla vendita del Caporalino.
Pertanto, il 1° marzo 2010 la maggioranza consiliare pidiellino leghista nel frattempo insediatasi in Municipio stabilì di modificare la destinazione dell’area del Caporalino, nella speranza di renderla più appetibile per il mercato, e la convertì integralmente a luogo in cui realizzare uffici direzionali e negozi (delibera n° 4).
Intanto, per strada, si perse l’impegno dell’Amministrazione comunale di utilizzare il denaro eventualmente ricavato dall’alienazione dell’area per la ricollocazione dei vari servizi pubblici là aventi sede (campo sosta nomadi, compreso), che si sarebbero dovuti trasferire dopo la cessione al privato del terreno.
Con l’adozione in prima battuta del Piano di Governo del Territorio commissionato dalla Giunta Lazzari fu definita con precisione la configurazione che avrebbero assunto gli edifici di cui veniva ammessa la costruzione nell’area del Caporalino una volta che essa fosse stata venduta: nuove costruzioni per 16mila metri cubi per un’altezza massima di 12 metri.
Si giunse così al quinto esperimento di asta pubblica, compiuto il 25 agosto 2010 con un valore a base d’asta di € 4.941.600, sebbene una nuova perizia di stima affidata allo studio Pellegrini e Montini avesse nel mese di luglio rideterminato il valore di mercato dell’area quantificandolo in 4 milioni e 50mila euro.
Ebbene, all’asta del 25 agosto pervenne una sola offerta, quella della società costruttrice “f.lli Arici” che si aggiudicò l’area del Caporalino mettendo sul piatto un solo euro in più (!) rispetto al valore posto a base d’asta.
Già questi soli indizi avrebbero potuto forse suggerire una mancanza di reale entusiasmo ed interesse da parte della ditta “f.lli Arici” nell’acquisto del lotto cedutole dal Comune.
Tant’è vero che soltanto nove mesi dopo l’assegnazione formale, l’11 maggio 2011 la “f.lli Arici” si decise a presentare in Comune domanda di attuazione del progetto di urbanizzazione dell’ambito territoriale “Caporalino”, redatto dallo studio professionale dell’ing. Bonfadelli.
Ma, evidentemente, questo non bastò per dare finalmente avvio ai lavori.
Vuoi per l’ulteriore peggioramento delle condizioni di mercato, vuoi per il peggioramento delle condizioni economico finanziarie della stessa azienda costruttrice, già nel giugno del 2011 cominciarono a fiorire le proposte di modifica al progetto di urbanizzazione del comparto “Caporalino”.
Insomma, benché l’area comunale fosse stata appena venduta all’unico offerente sulla base di clausole formalmente statuite nel bando, il Comune non tardò neppure un secondo nel cercare di accondiscendere alle richieste man mano avanzate dalla ditta “f.lli Arici”, rendendosi disponibile ad apportare alle previsioni urbanistiche tutte le modifiche che si fossero rese necessarie, o meglio, che l’impresa costruttrice avesse ritenuto necessarie.
Nessuno probabilmente si soffermò troppo a domandarsi se la medesima area del Caporalino avrebbe potuto trovare a prezzi molto più vantaggiosi per il Comune altri compratori, garantendo a questi ultimi la certezza di poter veder mutate a proprio piacimento le condizioni di edificabilità dei suoli dopo l’assegnazione del lotto.
Ad ogni modo, l’approvazione definitiva – “definitiva” per modo di dire, come vedremo tra poco – della richiesta di urbanizzazione del comparto “Caporalino” arrivò il 21/03/2012 per mano del commissario prefettizio straordinario, nominato a seguito della clamorosa implosione della maggioranza Lega - Pdl.
Però neppure a quel punto si poté porre la parola “fine” sull’annosa vicenda.
Il privato operatore, la sopra citata “f.lli Arici”, non fu in grado o non volle accontentarsi di quanto già ottenuto dalle varie Amministrazioni gussaghesi susseguitesi nel corso degli anni.
Anzi, tornò a contattare assiduamente funzionari municipali, Sindaco ed Assessori (i medesimi ancora oggi alla guida del nostro Comune), fino a presentare ufficialmente, il 10/05/2013, una istanza rivolta ad acquisire l’autorizzazione a variare profondamente il progetto di edificazione da realizzare al Caporalino, in modo da poter costruire, tra le altre cose, un supermarket da 2100 metri quadrati di superficie, oltre ad uffici, negozi ed abitazioni.
Secondo voi, di fronte a tale richiesta quale posizione avranno assunto il Sindaco Marchina ed i suoi collaboratori di “Gussago Insieme”? Cosa avranno risposto all’impresa costruttrice “f.lli Arici” coloro i quali sul proprio periodico dell’aprile 2004 (eh sì, troppo corta è la memoria dell’uomo) menavano gran vanto di aver imposto un definitivo blocco all’apertura di nuovi centri commerciali a Gussago con l’introduzione nel vecchio Piano regolatore di limiti assai stringenti all’insediamento di nuovi esercizi commerciali (250 mq per vendita di alimentari e 600 mq per attività di vendita di beni diversi)? Come si saranno comportati la Giunta ed i consiglieri giallo vestiti, sempre pronti – a parole – ad ergersi a paladini difensori delle piccole e medie attività di vicinato diffuse sul territorio gussaghese?
Ovvio! Lunedì 8 luglio 2013 il Consiglio Comunale di Gussago, con il solo voto favorevole di tutti i consiglieri di “Gussago Insieme” ed in assenza di tre consiglieri di opposizione su cinque, adottò senza alcuna modifica la richiesta di variante reclamata a gran voce dagli imprenditori edili della famiglia Arici (delibera n° 41).
L’Associazione “Sinistra a Gussago” ha avanzato pure stavolta le proprie proposte al fine di migliorare un intervento che rischia di aggiungere elementi di criticità alla situazione già precaria vissuta dagli abitanti della zona circostante la rotonda del Caporalino, assillati dai problemi del traffico e sotto la costante minaccia del pericolo di improvvisi straripamenti della Canale, come già accaduto tre anni fa.
Tuttavia, nel momento in cui scriviamo non ci è dato sapere quale sorte attenda i nostri suggerimenti, ma temiamo – sebbene nemo propheta in patria – che essi incontreranno la solita, boriosa insofferenza finora sempre dimostrata da chi ha amministrato Gussago, tanto sotto le insegne padano brianzole quanto sotto i gagliardetti marchiniani.




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