venerdì 14 febbraio 2014
A proposito delle celebrazioni per la "Giornata del Ricordo"
Luciano
Rubessa, nel suo accanimento nostalgico e revanscista, continua a fomentare
risentimenti nazionalistici. La sua “lettera al direttore”, pubblicata sul Giornale
di Brescia del 10 febbraio, è scritta sull’onda di rinascenti campanilismi che
percorrono un’Europa che ha praticato più l’unità del commercio e della finanza
piuttosto che l’unità dei popoli (cosa che già rimproverava il compianto
presidente Pertini).
Egli,
come fa da anni, distorce la storia a suo uso e consumo. Questa volta con
alcune novità: ammette di aver scelto, o meglio “optato” di venire in Italia e
fa lodi sperticate per la benevola accoglienza ricevuta dai Giuliano Dalmati,
dimenticando che per anni si era lamentato del contrario. Poi aggiunge la
solita sfilza di iperboli così di moda. Ormai non ci sono più notizie, solo
scoop sensazionali come i ”fatti” rimossi dalla storia per perversi motivi. In
effetti ha ragione. La storia, come la raccontano lui e i rinascenti
nazionalisti antieuropei, è fatta di manipolazioni, amnesie e propaganda.
Con
pudore Rubessa parla di “tragedia collettiva” che ha portato alle foibe e
all’esodo.
Quella
“tragedia collettiva” si chiama seconda guerra mondiale che era stata preceduta
da vent’anni di sistematiche persecuzioni razziste contro le popolazioni
slovene e croate.
Una
“tragedia negata” si chiama aggressione all’Albania, alla Grecia, e al Regno di
Jugoslavia. L’esercito italiano in Montenegro, Serbia, Slovenia e Croazia
massacrò, uccise, bruciò e deportò anche con la complicità degli alleati
cetnici ed ustascia, i fascisti locali.
Fu
un conflitto con crudeltà senza limiti secondo il motto del generale
Roatta, che per giustificare le
criminali rappresaglie, diceva non dente per dente ma “una testa per dente”.
Una guerra scatenata dall’Italia che è costata un milione di morti tra le
popolazioni slave, centinaia di paesi o villaggi bruciati, rappresaglie e
violenze nei confronti di donne e bambini, deportazioni di massa. Una guerra
che seminò odio e sete di vendetta.
In
questo contesto anche l’esodo dall’Istria fu una tragedia, ma non fu una fuga
dallo sterminio. Fu una scelta dolorosa, un’opzione come dovettero fare dodici
milioni di persone in Europa, dopo l’assurdità della guerra nazi-fascista. E
per quanto riguarda la criminale vicenda delle foibe, così ipocritamente
enfatizzata, sappiamo dagli storici che le vittime delle vendette furono molte
di meno che, ad esempio, in Francia (vedi Raoul Pupo).
Rubessa
parla di quelle terre invase dall’esercito Jugoslavo come se si trattasse di
terre italiane. No! L’esercito di Tito combatteva nel “litorale adriatico” la
regione era stata annessa al terzo Reich con l’assenso di Mussolini, e solo la
sconfitta di Hitler, ottenuta che ci piaccia o no anche con il contributo
“comunista”, ha permesso all’Italia sconfitta di rinegoziare Trieste e Gorizia.
Ce lo ricordava giorni fa il prof. Salimbeni dell’Università di Udine. E non
possiamo dimenticare che tutte le forze armate italiane lì presenti ed alleate
ai tedeschi dovevano giurare fedeltà al fuhrer ed erano agli ordini della
Germania. Tutte, formazioni regolari e le varie bande. Mentre questi militari
”italiani” erano considerati dalle forze alleate alla stregua di traditori.
Non
farà piacere ma questa è la storia e come in tutte le guerre chi vince fa la
voce grossa e i vinti vivono di recriminazioni. Ma quando i vinti sono gli
aggressori, le popolazioni vittime delle avventure belliche dovrebbero
riconoscere che le ragioni delle loro disgrazie sono di chi era alla loro
testa, di un ideologia nazionalista e
guerrafondaia ed è doloroso ammettere la seppur minima corresponsabilità di
ciascuno. In una futura Europa dei popoli non c’è più posto per scorciatoie di
antistorici nazionalismi pena il ritorno alle tragedie del novecento.
Adriano
Moratto
Figlio
di profughi da Pola
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Etichette
- INIZIATIVE IN CITTA' (573)
- iniziative in Provincia (436)
- politica nazionale (368)
- ambiente (320)
- politica locale (312)
- INIZIATIVE GUSSAGO (238)
- lavoro (233)
- POLITICA INTERNAZIONALE (219)
- ricordo (210)
- antifascismo (200)
- COMUNE GUSSAGO (197)
- migranti (138)
- acqua e beni comuni (131)
- giustizia (126)
- economia e crisi economica (125)
- iniziative nazionali (112)
- GUSSAGO (109)
- pace (97)
- infortuni sul lavoro (96)
- donne (94)
- urbanistica (85)
- energia (73)
- RICHIEDEI (71)
- scuola (63)
- salute (57)
- trasporti (57)
- comunicazioni (56)
- politica regionale (54)
- questione palestinese (54)
- convocazione del Consiglio Comunale (44)
- mafie (40)
- musica (40)
- rifiuti e discariche (40)
- temi etici (34)
- INIZIATIVE REGIONE (30)
- sfratti (30)
- crisi Giunta Lazzari (24)
- libertà di stampa (24)
- referendum costituzionale (24)
- omofobia e discriminazioni (23)
- segnali di fumo (21)
- carcere (19)
- intervento Caporalino (16)
- libri (13)
- arte (12)
- Sinistra a Gussago in Festa (11)
- film e cinema (11)
- disabilità (10)
- nomadi (10)
- laicità (9)
- gazebo gussago (8)
- referendum No Triv (8)
- teatro (8)
- vicende sindacali (8)
- AUGURI (6)
- situazione libica (4)
- elezioni amministrative 2017 (2)
- gruppo acquisto solidale (2)
Informazioni personali
Consigli per la navigazione
- Arco Iris TV
- Associazione "Cross Point"
- Associazione culturale "Eugenio Levi"
- C.S.A. Magazzino 47
- Campagna "Stop TTIP"
- Censimento "La Franciacorta abbandonata"
- Centro antiviolenza "Casa delle donne di Brescia"
- Centro sociale 28 Maggio
- Circolo dei lavoratori - Iseo
- Comitato Antiusura della Valle Trompia
- Comitato per il Parco agricolo della Franciacorta
- L'altra Franciacorta
- Libertà e Giustizia
- Muro di cani
- No alla "controriforma" costituzionale (1)
- No alla "controriforma" costituzionale (2)
- OPAL Osservatorio permanente sulle armi leggere
- Osservatorio Democratico sulle Nuove Destre
- Pandora TV
- RAB Rete Antinocività
- Radio Onda d'urto
- Rete Antimafia Provincia di Brescia
- supporto legale Genova

Nessun commento:
Posta un commento