lunedì 10 febbraio 2014
A cinque anni dalla morte di Eluana Englaro
Eluana Englaro, cinque anni e nessuna legge sul
biotestamento
9 febbraio 2014, Il Fatto quotidiano
Il 9 febbraio del 2009 moriva ad Udine Eluana Englaro, dopo
17 anni di agonia trascorsi in stato vegetativo.
Il suo calvario fu risolto da un padre coraggioso, Beppino,
da medici sensibili, da giudici che non alzarono bandiera bianca di fonte alla
ignavia delle istituzioni e alla incapacità del Parlamento di legiferare in
materia.
A distanza di 5 anni dalla morte di Eluana quella legge
ancora non esiste e in questo caso non esistono certo vincoli di bilancio, o
divieti europei, anzi! Nel caso del “biotestamento” esistono solo i vincoli
dell’integralismo, dell’oscurantismo, della negazione del diritto della persona
ad un trattamento umano, dall’inizio alla fine della sua esistenza …
Beppino Englaro non ha mai voluto denunciare perché a lui
interessa una sola cosa: una legge sul biotestamento che impedisca ad altre
famiglie di provare lo stesso dolore e le stesse umiliazioni che sono state
riservate alla sua famiglia. Perché, come ha detto lo stesso Beppino,
riprendendo una frase di Leonardo Sciascia, in una bella ed appassionata
intervista rilasciata a Tommaso Cerno del Messaggero Veneto: “In certe
situazioni chiedere di essere lasciati morire non nasce dall’amore per la
morte, ma dall’amore per la vita”.
Morto Paolo Ravasin. Malato di sla, affidò ad internet il
video testamento biologico
8 Feb 2014
Si è spento oggi Paolo Ravasin, 53 anni, Presidente onorario
della Cellula Coscioni di Treviso, da 15 anni affetto da Sla, la stessa
malattia che ha ucciso Luca Coscioni, da nove anni allettato in una stanza a
Villa delle magnolie a Monastier, 10 chilometri da Cessalto (Treviso) dove
abita anche la sua famiglia. Il 20
luglio 2008, Paolo Ravasin, con un video trasmesso all'Associazione Luca
Coscioni, affidò il proprio testamento biologico a Internet, dicendo "no" all'accanimento
terapeutico, certificando la sua intenzione di opporsi a qualsiasi tipo di
trattamento forzato. In particolare, Paolo dichiarò: 'nel momento in cui non
fossi più in grado di mangiare o di bere attraverso la mia bocca, oppongo il
mio rifiuto ad ogni forma di alimentazione e di idratazione artificiale
sostitutive della modalità naturale'. Nel 2009, a pochi giorni dall'approvazione
in Senato dal Disegno di legge Calabrò contro il testamento biologico rivolse
un appello ai Presidenti della Repubblica, del Senato e della Camera,
dichiarando tra l'altro: "questa legge - che non consente a me, che sono
pienamente capace di intendere e volere, di rifiutare tali trattamenti - è
manifestamente anticostituzionale'. Napolitano accolse il suo 'appassionato
messaggio' pur ribadendo di essere tenuto "a un atteggiamento di rigoroso
riserbo"ed esprimendo l'auspicio che "prevalga l'impegno a
individuare soluzioni il più possibile condivise". Nell'ottobre 2012 aveva
ottenuto la nomina di sua fratello Alberto quale sua amministratore di sostegno
che prevede, tra l’altro, il potere di sostituirsi a Paolo Ravasin qualora non
fosse più cosciente o capace di esprimersi in capo al fratello per far
rispettare le direttive anticipate di fine vita da questi espresse oralmente,
mediante testamento biologico scritto e infine tramite video.
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