Il 22 febbraio è stata lanciata dal Movimento No Tav una
giornata di mobilitazione e lotta dislocata ognuno nel proprio territorio. Il
lancio di questa data è stato indetto dalla necessità di rispondere alla gravissima
situazione giuridica che si è venuta a creare con gli ultimi arresti e alla
fantasiosa accusa di “terrorismo” formulata dalla procura di Torino.venerdì 21 febbraio 2014
NO TAV, dalla Val Susa a Brescia ... al resto d'Italia
SABATO 22 FEBBRAIO: NO TAV BRESCIA,
ORE 15 FUORI DALLA
STAZIONE FS.
Il 22 febbraio, sabato, ci troveremo alle 15:00 nel piazzale
della Stazione Ferroviaria di Brescia per lottare insieme:
CONTRO L’ACCUSA DI TERRORISMO E LA CRIMINALIZZAZIONE DI CHI
LOTTA
CONTRO LO SPERPERO DELLE RISORSE PUBBLICHE
PER LA LIBERAZIONE DI CHIARA, CLAUDIO, MATTIA E NICCOLO’ E
DEGLI ALTRI NO TAV IMPUTATI E INDAGATI
PER RILANCIARE LA DIFESA DEL TERRITORIO E LE LOTTE LOCALI
PER UNA SOLA GRANDE OPERA: CASA, SALUTE E REDDITO PER TUTT*!
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Il 22 febbraio è stata lanciata dal Movimento No Tav una
giornata di mobilitazione e lotta dislocata ognuno nel proprio territorio. Il
lancio di questa data è stato indetto dalla necessità di rispondere alla gravissima
situazione giuridica che si è venuta a creare con gli ultimi arresti e alla
fantasiosa accusa di “terrorismo” formulata dalla procura di Torino.
Si parla di circa 600 imputati, più di un migliaio di
indagati, decine di persone sottoposte a varie restrizioni (obbligo o divieto
di dimora, foglio di via), multe da centinaia di migliaia di euro, un processo
contro 53 NO TAV condotto in un’aula bunker, diversi attivisti da mesi agli
arresti domiciliari.
In questi numeri si può leggere l’accanimento repressivo
contro il movimento NO TAV a cui va aggiunto il nuovo capitolo “terrorismo”: in
una delle tante passeggiate di lotta contro il cantiere di Chiomonte lo scorso
agosto alcuni attivisti NO TAV sono stati indagati per “attentato con finalità
di terrorismo”, e sottoposti per questo a misure restrittive e pene molto
pesanti. Questo episodio per la Procura di Torino rappresenta un “attentato con
finalità di terrorismo”, mentre per il movimento NO TAV si tratta di DIRITTO
ALLA RESISTENZA.
Questa forzatura giuridica rappresenta quindi l’ultimo
vergognoso tentativo di reprimere un movimento sociale che, in vent’anni di
lotta, ha saputo produrre un’eccezionale patrimonio di saperi, di esperienze e
di pratiche, trasformandolo di fatto in uno dei simboli della resistenza e
della lotta contro le politiche di austerità. Una minaccia, quella contenuta in
questo teorema giudiziario, che riguarda tutte le lotte sociali che in Italia
contestano e si oppongono alle imposizioni del governo.
Ma nell’inchiesta della Procura torinese si va ben oltre:
vengono utilizzati per la prima volta in Italia articoli che definiscono
“terrorista” qualsiasi forma di resistenza a quanto deciso dai poteri economici
e politici. Ogni imposizione dello Stato, secondo i Pm Rinaudo e Padalino,
ammette tutt’al più la lamentela, ma non l’opposizione attiva. Insomma, in
questo tentativo di attaccare frontalmente il movimento NO TAV si sperimentano
dei modelli che potranno essere applicati in futuro ad ogni forma di dissenso
reale.
Per rispondere a questa ondata repressiva il Movimento NO
TAV ha convocato per il 22 febbraio una giornata nazionale di mobilitazione e
di lotta ognuno nel proprio territorio destinata “a tutte quelle realtà che
resistono e si battono contro lo spreco delle risorse pubbliche, contro la
devastazione del territorio, per il diritto alla casa, per un lavoro dignitoso,
sicuro e adeguatamente retribuito. Una mobilitazione comune in solidarietà ai
compagni di lotta incarcerati, ai compagni di lotta già condannati, a quella
innumerevole schiera di resistenti che ancora deve affrontare il giudizio per
aver difeso i beni comuni, una giornata di lotta alla quale seguirà il 14 e 15
marzo un appuntamento a Roma per la difesa e la legittimità delle lotte
sociali”.
Anche a Brescia quindi useremo questa giornata per
denunciare anche nella nostra città la costruzione del TAV, l’ennesima inutile
grande opera che inciderà sul martoriato territorio bresciano. Un’opera
lontanissima da un qualsivoglia criterio di gestione sostenibile della
mobilità, così come viene rappresentata da tutte quelle lobby economiche e
forze politiche (sindaco di Brescia compreso) che ne sostengono la
realizzazione. Ma bensì, rappresenta un enorme spreco di risorse pubbliche
utilizzabili diversamente e, probabilmente, una delle più micidiali truffe
organizzate nella storia recente di questo Paese, confezionataci direttamente
dai soliti inciuci tra partiti, mafie e lobby economiche. Basti pensare alle
vicende giudiziarie (corruzione, associazione a delinquere, smaltimenti
illeciti) che coinvolgono Italferr, la ditta che ha in carico la progettazione
e la realizzazione delle tratte bresciane, e le intercettazioni telefoniche che
hanno portato all’arresto di uno dei boss dei rifiuti lombardi, Locatelli, già
pronto a sotterrare scorie e veleni nei cantieri della tratta Treviglio –
Brescia. Ultima, ma non meno importante, la costruzione del Tav rappresenta
l’ennesima occasione per creare nuove povertà attraverso espropri, cantieri
decennali, consumo di suolo e devastazione ambientale.
Denunceremo nuovamente anche il sistema delle grandi opere e
dei grandi eventi che si sono rivelati nient’altro che una delle espressioni di
quella “dittatura della finanza” che, anche attraverso le politiche di
austerità, sta facendo pagare direttamente a tutti noi il dramma della crisi.
Un sistema che arricchisce enormemente alcune, sempre più esigue, minoranze e,
di fatto, toglie le basi materiali per condurre una vita dignitosa a fasce
sempre più vaste di popolazione. Welfare, casa, sanità, istruzione, mobilità
locale, bonifiche ambientali (ecc.) vengono relegate, ormai da anni, ad ultima
voce di spesa nelle agende dei governi delle “larghe intese”.
Lo spirito di unità e determinazione percepito a seguito
della mobilitazione del 20 gennaio a Brescia, dove lotte solo apparentemente
lontane hanno saputo fare fronte comune e trovare reciprocamente forza nel
sostenere le proprie vertenze, ci ha portati a dar vita insieme a diverse
realtà bresciane un’altra giornata di lotta che denunci lo spreco di denaro
pubblico e la devastazione che le grandi opere rappresentano per la nostra
città e il suo territorio, denunciando nuovamente il biocidio in atto a Brescia
e nella sua provincia, ma sopratutto per ribadire con forza il diritto naturale
e costituzionale a resistere e ad opporsi alle scelte governative che tengono
solo conto degli interessi dei potenti, delle lobby, delle banche e delle mafie
a danno della popolazione.
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