sabato 8 febbraio 2014
Proseguono i lavori della "cabina di regia" per salvare il Richiedei
Fondazione Richiedei: a rischio la riabilitazione alcologica
È un’unità di riabilitazione alcologia unica nel suo genere
in Lombardia. E nessuno vuole la sua chiusura. Il reparto dedicato alla cura
delle patologie alcol correlate di Palazzolo sull’Oglio è stato al centro del
secondo incontro della cabina di regia dedicata al caso Richiedei. La questione
è presto detta: ad oggi la riabilitazione, portata avanti così com’è, costa
troppo e fa perdere alla fondazione Richiedei oltre 200 mila euro l’anno.
Come fare a fermare questa enorme perdita economica senza
chiudere i battenti? Una delle proposte uscite all’incontro a cui hanno
partecipato anche i vertici dell’azienda ospedaliera Mellino Mellini è quella
di ragionare su diversi standard di accreditamento. A Palazzolo al momento un
paziente ha a disposizione una serie di «servizi» che, questa l’idea,
dovrebbero essere sfoltiti. Basta palestra, fisioterapista e infermieri con una
quantità di minuti assistenziali. Il nuovo diktat è abbassare i requisiti. Il fatto
che Regione Lombardia paghi come ordinarie questo genere di prestazioni
specialistiche è una delle voci del problema debito con il quale l’ospedale di
Gussago e i suoi oltre 300 dipendenti stanno facendo i conti da alcuni anni.
Oltre all’abbassamento degli standard della riabilitazione alcologia, sulla
struttura che ospita il reparto ci saranno da fare anche altre riflessioni. «Ad
esempio quelle che interessano alcuni investimenti strutturali – spiega Franco
Berardi, segretario Fp Cisl -. In particolare sulle norme antisismiche che al
momento non sembrano essere in regola». Altro tasto (ancora più) dolente per la
Fondazione Richiedei è quello dei reparti gestiti dal Civile e collocati nella
struttura di Gussago (tema a cui sarà dedicato il prossimo incontro del 14
febbraio). La spending review ha imposto all’ospedale Civile il rientro
intramoenia dei servizi dislocati altrove. Ecco quindi che alla Fondazione a
breve potrebbe non solo venire a mancare l’introito dell’affitto ma anche il
lavoro per i 50 dipendenti che oggi svolgono la propria attività nei reparti in
questione (Geriatria, Centro disturbi alimentari, riabilitazione cardiologica,
medicina e dialisi). Una questione che preoccupa non poco i sindacati.
«Spero che si riesca a trovare un accordo – commenta Stefano
Ronchi, Fp Cgil -. Credo nella volontà delle parti di non andare in conflitto».
Rimane cauto il Civile. «La cabina di regia si è incontrata una sola volta ed è
quindi ancora presto per avere qualcosa di concreto tra le mani sulla questione»
spiega Ezio Belleri, commissario straordinario dell’ospedale Civile.
Corriere della Sera – ed. Brescia, 6 febbraio 2014
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