sabato 1 febbraio 2014
Quanti veleni sotto i nostri piedi?
Altri veleni sotto l’Autostrada A4. Nella falda ci sono solventi nocivi
Nuovo allarme ambientale da Castegnato dopo la
scoperta del cromo nei lavori di scavo
Nella massicciata della terza corsia tricloroetano 4 volte i
limiti di legge. Bloccato il sottopasso Tav. L’Arpa: «Serve una bonifica»
Dopo il cromo esavalente è la volta del tricloroetano,
sostanza tossica arrivata addirittura nella prima falda. Non c’è pace per
l’«autostrada dei veleni» nel tratto bresciano della A4. Da venerdì sul tavolo
della direttrice dell’Arpa Brescia ci sono le analisi sull’acqua di falda che
scorre a valle della montagna di scorie industriali trovate durante i lavori di
realizzazione di un sottopasso alla linea Tav. Ebbene, un piezometro ha trovato
concentrazioni del nocivo solvente clorurato quattro volte i valori consentiti:
0,9 microgrammi al litro rispetto ad un limite di 0.2 microgrammi.
I LIVELLI DI INQUINAMENTO - «Non si tratta di un
inquinamento allarmante come quello riscontrato per il cromo esavalente (i valori
arrivavano a 1400 microgrammi per chilo di terra, ndr )» precisa la direttrice
dell’Arpa di Brescia, Maria Luisa Pastore. Ma è comunque sufficiente a fermare
i lavori per la realizzazione del sottopasso. «Ora è necessario prevedere un
piano di messa in sicurezza prima di iniziare la realizzazione dell’opera. Ci
sono pochi dubbi sul fatto che i veleni provengano da quella montagna di scorie
industriali utilizzate negli anni Ottanta per realizzare la massicciata della
terza corsia della A4, da Brescia a Milano. «Il tricloroetano infatti è stato
riscontrato in uno dei quattro piezometri installati a valle del sito inquinato
- aggiunge la Pastore - mentre i due piezometri a monte risultano in regola».
Il tricloroetano, fuorilegge dal 1996, nella seconda metà del Novecento è stato
utilizzato come efficacissimo solvente-sgrassante nell’industria metallurgica e
meccanica. E con tutta probabilità si trova nelle scorie d’acciaieria e di
galvanica smaltite illecitamente. Da lì negli anni, ha proseguito una lenta ma inesorabile
discesa verso la prima falda, che a Castegnato oscilla tra i 30 e 40 metri dal
piano campagna.
I RISCHI PER L’AGRICOLTURA - La falda profonda (detta
seconda falda) quella che si trova a cento metri di profondità e che alimenta i
pozzi dell’acquedotto è pulita. Ma l’inquinamento della prima falda rappresenta
comunque un’ altra emergenza ambientale, visto che l’acqua di prima falda è
utilizzata per irrigare i campi e quindi può mettere a rischio la filiera
alimentare, compromessa anche dalla presenza di attività industriali impattanti
e da venti discariche (tra abusive e non) nel raggio di pochi chilometri. Il
supero di tricloroetano è stato segnalato alla Procura della repubblica di
Brescia. Che probabilmente ora aprirà un fascicolo d’indagine (cosa non fatta
fino ad oggi) per capire se anche sotto altri punti dell’autostrada possano
nascondersi veleni. Un’ipotesi tutt’altro che remota per la dottoressa Pastore,
pronta con la sua equipe ad effettuare altri carotaggi se qualche magistrato
dovesse farsi vivo. Nel frattempo nel comune franciacortino si dovrà
organizzare in tutta fretta una conferenza dei servizi per capire insieme a
Cepav Due (società che realizza la linea ad alta velocità per conto di
Italferr) ed ad Itinera (società del gruppo Gavio che ha in appalto i lavori)
come procedere. Un problema che si pone anche in altri due siti inquinati
trovati lungo il tracciato, a Ospitaletto e Travagliato.
Da Arpa intanto arriva un nuovo inquietante monito: nel
piano di monitoraggio della prima falda della provincia (300 punti di prelievo)
l’inquinamento da solventi clorurati è stato riscontrato, anche in altre zone.
Non solo nel sito Caffaro e nell’inquinata Valtrompia, ma anche in Franciacorta
(Passirano e Paderno), sul Garda (Desenzano e Lonato) e nella zona orientale
(Montichiari, Castenedolo e Mazzano).
Corriere della Sera, ed. Brescia - 28 gennaio 2014
Castegnato, spuntano altri veleni sotto la A4
Le scorie sepolte stanno contaminando la prima falda Ma da
Ospitaletto a Lonato passando per Montichiari altri nove paesi alle prese con
inquinamenti da solvente
Il sospetto sta diventando certezza. I cantieri autostradali
bresciani sono stati utilizzati come discariche abusive, «cimiteri» sotterranei
dove smaltire senza la minima precauzione i «veleni» prodotti dalle industrie
siderurgiche del Nord Italia. E quello portato alla luce sotto la terza corsia
della A4 a Castegnato si sta rivelando addirittura una «necropoli» di scorie
pericolose.
DOPO L'EMERGENZA cromo esavalente con valori 1400 volte
superiori al livello di sicurezza, peraltro ridimensionata dal range di
controanalisi, nei giorni scorsi è scattato l'allarme tricloroetano. Dai
campioni prelevati da uno dei piezometri «sentinella» piazzati per monitorare
appunto il cromo esavalente, sono state rilevate concentrazioni del nocivo
solvente clorurato di quattro volte i valori consentiti: 0,9 microgrammi al
litro rispetto ad un limite di 0.2 microgrammi.
L'anomalia riscontrata nell'acqua di prima falda, ovvero i
punti di emungimento che oscillano tra i 30 e 40 metri di profondità. ha messo
in moto il protocollo di allerta.
Stamattina è stato convocato un vertice tra funzionari
dell'Arpa, tecnici del Comune e responsabili del Consorzio Cepav Due incaricato
di eseguire le opere dell'Alta velocità ferroviaria che hanno loro malgrado
riesumato la discarica.
I CANTIERI sono stati fermati in attesa di inertizzare la
bomba ecologica. Ci sono infatti pochi dubbi sul fatto che la contaminazione da
tricloroetano sia figlia della cumulo di scorie industriali utilizzate negli
anni Ottanta per realizzare la massicciata della terza corsia della A4.
In attesa delle controanalisi, almeno tre i nodi da
sciogliere: stabilire se e quali misure è necessario adottare per proteggere la
salute pubblica e il comparto agricolo, come mettere in sicurezza il sito per
far ripartire i lavori considerato che a Travagliato e Ospitaletto, lungo il
tracciato della Tav, ci sono gli analoghi problemi di inquinamento riscontrati
a Castegnato. Il timore è lo stesso avanzato in occasione dell'inquinamento da
cromo esavalente: gli scavi del sottopasso ferroviario potrebbero influire
sulla percolazione delle sostanze tossiche. L'esubero di tricloroetano è stato
nel frattempo segnalato alla procura. Che probabilmente aprirà un fascicolo per
capire se anche sotto altri punti dell'autostrada possano nascondersi veleni.
Se l'origine dell'inquinamento di Castegnato è certa, le sorgenti delle
concentrazioni anomale di tricloroetano in altre zone della provincia sono
ancora da stabilire. Nel piano di monitoraggio della prima falda della
provincia, denominato Plumes (300 punti di prelievo), l'inquinamento da
solventi clorurati è stato riscontrato a macchia di leopardo.
Non solo nel sito Caffaro e nell'inquinata Valtrompia, ma
anche in Franciacorta a Ospitaletto, Passirano e Paderno, sul Garda a Desenzano
e Lonato (Montelungo, fronte autostrada) e nella zona orientale, ovvero a
Montichiari, Castenedolo, Travagliato e Mazzano. Si tratta, bene sottolinearlo,
di prime falde, ovvero che non alimentano pozzi pubblici o privati e non
finiscono nella rete irrigua dell'agricoltura.
Bresciaoggi, 29.01.2014
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