L’Associazione “Sinistra a Gussago” fin da subito ha espresso la sua contrarietà rispetto a questa operazione. L’ha fatto presentando, quasi sempre in perfetta solitudine, molteplici osservazioni e suggerimenti volti a modificare le intenzioni di attuazione del Piano e distribuendo nelle case di tutti i gussaghesi un notiziario in cui è stata evidenziata un’altra idea di gestione del territorio.
Innanzitutto, ribadiamo il nostro giudizio negativo rispetto alla vendita di tale area in quanto bene pubblico posizionato in un luogo strategico. A maggior ragione, vista la storia e la continua modificazione della destinazione di tale area, riteniamo che l’Amministrazione comunale si sia comportata in modo poco trasparente (continua trasformazione delle potenzialità del lotto rispetto alla prima vendita) e non secondo un programma urbanistico coordinato, coerente e calato nella realtà (si rileva la presenza nelle immediate vicinanze di altre tre strutture con le medesime caratteristiche).
Inizialmente nei contenuti di tale Piano l’aspetto commerciale doveva essere più limitato ed erano previste strutture con funzioni pubbliche (sede della protezione civile), ma nel corso del tempo le destinazioni d’uso ammesse entro l’area hanno subito variazioni che hanno stravolto gli iniziali intenti.
Intendiamo inoltre sottolineare l’estrema fragilità idrogeologica dell’area nella quale sta sorgendo il nuovo Centro commerciale, dimostrata già dagli eventi calamitosi avvenuti in quella zona nel recente passato.
Anche rispetto ad un corretto piano commerciale del territorio comunale dobbiamo evidenziare la contrarietà nei confronti delle scelte di accentramento in strutture di media dimensione che comporterà il fallimento e la desertificazione degli esercizi commerciali di prossimità. Si contraddicono in tal modo i tanto decantati effetti benefici sulla presunta nuova occupazione.
L’amministrazione Marchina, prima contraria ai centri commerciali (vedi articolo del 2004 apparso su “Filo diretto con Gussago Insieme”), giustifica l’operazione sbandierando la realizzazione di 26 alloggi in edilizia convenzionata: si dimentica delle centinaia di appartamenti sfitti e invenduti presenti sul territorio. Anche per gli pseudo ambientalisti di “Gussago Insieme”, nel solco della precedente Amministrazione leghista, la logica del cemento è l’unica perseguita.
Poche luci, tante ombre e molta opacità amministrativa
Il Piano di attuazione dell’Ambito di trasformazione n° 2 (meglio conosciuta come l’area dell’ex magazzino comunale al Caporalino) comporta una serie di problematiche probabilmente sottovalutate in fase di previsione e di stesura del Piano di Governo del Territorio attualmente vigente a Gussago.
Oggi emergono tutte le incongruenze dovute alla mancata attenzione ai valori ambientali, sottostimati, ed alle criticità causate con tale edificazione.
Sussistono, nel caso del comparto Caporalino, differenze da parte degli organi amministrativi locali nelle valutazioni comportamentali comparativamente con altre zone del paese, per le quali, quando un privato cittadino si trova a dover operare in situazioni analoghe, il Comune oppone dinieghi, lungaggini e difficoltà che nell’attuazione di questo piano, invece, sono state inspiegabilmente saltate a piè pari.
In tale area esistono due canalizzazioni confluenti facenti parte del consorzio irriguo “Sinistra Oglio”, le quali non sono state ritenute meritevoli di tutela (a differenza di tutti gli altri corsi d’acqua comunali). Esse danno origine ad una roggia che tanti problemi ha generato al termine di via Venezia, angolo via Pianette, con espulsione di chiusini e, in un caso, con sollevamento della soletta del pozzetto di ispezione cui è conseguita l’inondazione della strada.
Il Piano “Caporalino II” ne ha previsto l’interramento: soluzione non ammessa in nessun altro caso ad eccezione delle opere di pubblica utilità.
Vi è da rimarcare come il terreno compreso nell’ambito del Caporalino costituisse nei decenni passati un’area di spaglio per la zona paludosa della Solda. La cementificazione di questi terreni comporterà una riduzione dei tempi di corrivazione delle acque di pioggia non più ritardati dalla filtrazione delle acque nel terreno. Ciò comporterà, considerando gli effetti delle attuali variazioni climatiche e pluviometriche, notevoli problematiche connesse alle modificazioni indotte dall’edificazione di tale area. Ci auguriamo di non avere ragione nell’esprimere dubbi sui rischi idraulici della zona, aggravati dalla realizzazione di abitazioni in una zona sottostante a quella di scorrimento del torrente “La Canale” che, in caso di esondazione, vedrà a rischio di invasione delle acque quantomeno i locali interrati adibiti ad autorimessa.
Sotto un altro aspetto correlato al precedente, nel Piano – diversamente da quanto dichiarato – non sono in realtà previste vere e proprie aree a verde profondo, bensì semplici aiuole di piccola dimensione. Infatti nella tavola di computo delle aree a verde è stata addirittura contabilizzata pure una superficie esterna ai mappali compravenduti, situata persino al di sopra della copertura del torrente La Canale ed oltre questo corso d’acqua: frazioni a verde di proprietà comunale non ricomprese nelle aree cedute attraverso l’asta pubblica di vendita del comparto.
Come risulta dal verbale di messa all’asta, infatti, la superficie dell’area originariamente offerta in vendita corrispondeva a “circa 12.000 mq”. Oggi l’area interessata dall’intervento urbanistico e rientrante nel computo degli standards risulta avere un’ampiezza superiore ai 13.000 metri quadrati a causa della “messa a disposizione di area comunale” pari a circa 980 metri quadrati, i quali, senza tale disponibilità, mancherebbero come standard: tale scelta rappresenta a nostro giudizio un ulteriore elemento di poca trasparenza all’interno del procedimento.
La destinazione urbanistica ammessa entro l’area è stata indicata in modo vago dal Piano, tanto da essere perlomeno imprecisa ed ambigua la potenzialità dell’area, che è comunque variata rispetto a quanto previsto nello Studio preliminare: sostanzialmente, va ricordato infatti che ai tempi della cessione all’asta dell’area ex comunale il cambio di destinazione degli edifici ad uso commerciale di media struttura era escluso, mentre è stato reso ammissibile soltanto successivamente all’aggiudicazione dell’area a seguito di un’asta pubblica alla quale ha partecipato un unico concorrente, risultato vincitore grazie ad un rilancio di un solo euro superiore al valore posto a base d’asta.
Non possiamo proprio convincerci che, come va affermando il sig. Sindaco, tale nuova struttura di vendita (esorbitante ed in contrasto con un corretto Piano strategico commerciale) vada a vantaggio dei gussaghesi; anzi, per molti di essi comporterà sicuramente un decadimento dei servizi commerciali di prossimità, con chiusura di quei piccoli negozi sparsi nelle varie frazioni del nostro paese, i quali svolgono tuttora pure una funzione sociale a sostegno delle persone anziane.
Possiamo di converso ben comprendere come per l’impresa aggiudicataria dell’area venduta all’asta siano intervenute nuove condizioni di mercato determinate dalla crisi economica, ma non ci pare che ciò possa giustificare i comportamenti di un’Amministrazione Comunale la quale in questo caso ha dimostrato di avere come fine la tutela di interessi particolari anziché di quelli comuni ed è stata ondivaga, poco trasparente ed ulteriormente lesiva nei confronti del tessuto economico rappresentato dalle piccole attività commerciali preesistenti a Gussago, già messe a dura prova dalla crisi economica e dalla spietata concorrenza portata loro dai grandi centri commerciali.
Non ultima considerazione di inopportunità dell’opera risiede nella posizione del Caporalino quale crocevia del traffico (strada di medio traffico da e verso la città) frammista a quella di collegamento con la zona sportiva, con i siti scolastici di Casaglio e del Centro e con la zona produttiva a sud di Gussago, che comporterà ingorghi, aumentando pericoli e rischi, cosa invero di cui non si sentiva la necessità.

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