Comunicato di solidarietà per le vittime del fascio-leghismo di Macerata
mercoledì 7 febbraio 2018
La bestia immonda non cambia mai!
ben volentieri rilanciamo il seguente comunicato, pubblicato dal Centro Sociale "28 Maggio" di Rovato all'indomani della tentata strage fascista compiuta a Macerata dal terrorista Luca Taini:
Comunicato di solidarietà per le vittime del fascio-leghismo di Macerata
Comunicato di solidarietà per le vittime del fascio-leghismo di Macerata
Il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto per paura del
senso comune.
(Alessandro Manzoni)
Innanzitutto il nostro pensiero
solidale è per le sei vittime di questo vile attentato di matrice
fascio-leghista, avvenuto a Macerata il 3 febbraio 2018 ad opera di Luca
Traini, candidato alle elezioni comunali di Corridonia, in lista con la Lega
Nord, che ha terrorizzato le vie del centro esplodendo colpi da un'auto in
corsa contro persone di origine africana.
A Jennifer Odion, Nigeria, 25
anni; Mahamadou Toure, Mali, 28 anni; Wilson Kofi, Ghana, 20 anni; Festus
Omagbon, Nigeria, 32 anni; Gideon Azeke, Nigeria, 25 anni; Omar Fadera, Gambia,
23 anni vanno i nostri pensieri più cari e il nostro sdegno totale per ciò che
stanno patendo dal punto di vista fisico e morale.
Speriamo che le autorità di
questo paese dalle passioni tristi, mostrino fattivamente la solidarietà degli
italiani, con un risarcimento di tipo morale ed economico, per lenire in
qualche modo, se mai ciò fosse possibile, l’orrore che hanno vissuto e vivranno
dopo questa tentata strage.
Le narrazioni tossiche dei media
che stanno ignorando le vittime e il comunicato di Forza Nuova, partito
neofascista che solidarizza con l’assassino ed è pronto a pagargli le spese
legali, non depongono a favore di una presa di coscienza collettiva di quanto
grave sia il senso di irresponsabilità di chi dovrebbe garantire un minimo di
coesione sociale. La questione morale in Italia è una ferita aperta che
sanguina!
L’attentato di Macerata è la
dimostrazione che quando un pensiero diventa pensabile ci vuole poco perché
diventi anche praticabile, e i media unitamente ad una classe politica immorale
questi pensieri li hanno sdoganati e dunque ne sono responsabili!
La tentata strage di Macerata è
frutto del razzismo istituzionale e mediatico che attraverso la dittatura
dell’ignoranza di berlusconiana memoria ha ucciso l’intelligenza e la cultura
del nostro paese. L’Italia nel secondo dopoguerra, sulla spinta della
Resistenza al nazifascismo, è stata un laboratorio di idee e creatività, ma il
potere economico attraverso le macchine del linguaggio, ha distrutto le
condizioni cognitive, psichiche, etiche e immaginative della nostra
popolazione. Per rendere sopportabile questo sistema ansiogeno e senza futuro
in cui lo spazio sociale è privatizzato, l’illegalità diffusa ovunque, il
lavoro sottopagato, precario e in nero, si fa leva sull’aggressività
nazionalista, il razzismo e il fanatismo dell’appartenenza.
Tutto questo è già stato scritto
dopo l’uccisione a Fermo di Emmanuel Chidi Namdi, nigeriano, nel luglio 2016 da
parte di Amedeo Mancini, ultrà della Fermana, legato ai giri dell’estrema
destra, e dopo la Strage di Firenze del dicembre 2011 durante
la quale due senegalesi, Samb Modou e Diop Mor, furono uccisi da Gianluca
Casseri, un estremista di destra sostenitore e attivista del gruppo politico
neofascista CasaPound, suicidatosi mentre le forze dell'ordine gli davano la
caccia.
Nello stesso giorno della tentata
strage di Macerata girava su facebook uno squallido video in cui un ex
calciatore Stefano Tacconi si esprime in modo sommamente volgare contro gli
immigrati invitandoli a prendere “il cammello e tornare a casa!” e rivendicando
di essere fascista ma, attenzione, non razzista! Queste esternazioni filmate
durante una chiacchierata in auto del Tacconi con altri personaggi del mondo
del calcio, sono l’espressione del
“senso ormai comune” razzista che senza vergogna si esprime a tutti i
livelli nella nostra società, infettando anche la sinistra istituzionale e il
mondo cattolico più tradizionalista che danno forma al fenomeno del “razzismo
democratico” ormai moneta corrente; ma noi antifascisti, antirazzisti e
comunisti, memori della citazione di Alessandro Manzoni, lottiamo perché
il “buon senso” chiamato in causa, non
se ne stia più nascosto ma decida di urlare forte e chiaro che non c’è posto nella nostra vita e
nella nostra società per questa “gentaglia”!
Ma da dove nasce questo senso
comune razzista? Nasce dal dilagare di una sottocultura piccolo borghese di
matrice fascio-leghista che trova nei poteri forti e, soprattutto nei media una
connivenza criminale. Quando Forza Nuova termina il suo scellerato comunicato
prendendo a testimone “un’Italia che vuole reagire e non morire
d’immigrazione.” copre con un sudicio velo la realtà, quella cioè di un fascio-leghismo
come espressione del modo di produzione fatto di fabbrichette, lavoratori
dell’edilizia di esportazione, padroncini strangolati dai padroni e dalle
banche, sfruttamento intensivo della manodopera immigrata in tutti i settori
economici, rendite da immobili fatiscenti, desiderio di potenza e illegalità
diffusa. È perché ci sono gli immigrati che l’Italia sopravvive alla morsa
della concorrenza economica mondiale! Ma devono star zitti, piegare la testa
alle minacce e allo sfruttamento, senza diritti non solo economici e sociali,
ma anche umani!
I mandanti morali di questa
tentata strage di Macerata sono i servi dell’Unione Europea, quelli che
applicano al nostro paese una politica economica punitiva che colpisce chi non
riempie le condizioni stabilite, che ignora lo sviluppo di una politica
produttiva dell’Europa preferendole quella distruttiva di politiche economiche
concorrenziali in cui le questioni sociali ignorate sono considerate il prezzo
da pagare per la santificazione dell’Euro.
I mandanti reali del “razzismo di
strada” invece sono le leggi Minniti-Orlando, Bossi-Fini, Turco-Napolitano
(chissà perché le porcate le firmano sempre in coppia), sono loro che fanno del
razzismo lo strumento per la sopravvivenza di un paese in crisi economica profonda,
senza i “nostri” schiavi noi saremmo ancor più schiavi di questo sistema
economico ultraliberalista, per queste ragioni non basta lo sdegno, che ci ha
spinto a scrivere questo comunicato, ma ci vuole la lotta antifascista e
antirazzista che resta la cifra del nostro agire quotidiano sul territorio.
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